Papà Bruno impiegato all’Inam voleva che studiasse, in quanto l’altro figlio era molto bravo a scuola. E gli diceva: “prenditi un titolo di studio”. Ma a Giovanni interessava solo il calcio. E mamma Cesarina lo “copriva” perché a Giovanni Pirazzini la scuola piaceva poco. Siamo a Cotignola in provincia di Ravenna. La seconda guerra mondiale è finita ma c’è un Paese da ricostruire. Ma a Gianni, come tutti lo chiameranno poi, romagnolo classe 1944, il pallone piaceva troppo.
Pirazzini a Foggia per sbaglio?

Giorgio Visconti il primo allenatore che veniva dal Parma, lo vide giocare con la squadra della parrocchia San Pier Damiano. Visconti credeva in quel ragazzo che a volte allenava da solo e lo portò alla Sarom Ravenna in serie C. Debutto a 17 anni verso la fine del campionato contro il Del Duca Ascoli e vittoria per 3 a 0 da parte dei ravennati. Quel giorno esordirono con lui il portiere Franco Vitali e il terzino Giuliano Villa entrambi scomparsi. Ma a Foggia Gianni arriverà come lui stesso dice “per sbaglio”.
Il suo racconto

“Dovevo andare a Pisa in serie A. Saltò l’affare, il Foggia mi aveva seguito, e aveva preso Gagliardi che non superò le visite mediche e quindi per non mandare a monte il contratto mi acquistarono”.
Una maglia come una seconda pelle

E quella casacca non se la toglierà più per tredici anni consecutivi: con 424 partite ufficiali tra serie A, B e Coppe oltre a 13 gol di cui 11 nella massima, Pirazzini oggi ha il primato di presenze in maglia rossonera. Il giornalista Domenico Carella gli ha dedicato il libro “Una vita da capitano”. Come Francesco Totti, Beppe Bergomi, Gigi Piras, Paolo Maldini giusto per fare qualche nome rimase fedele ad una sola squadra. Oggi ciò sarebbe impensabile. Pirazzini era il classico libero, ruolo ormai da anni finito nel “dimenticatoio”, che sì spazzava l’area nelle fasi di emergenza, ma sapeva anche uscire dall’area palla al piede oltre ad aver un ottimo stacco di testa.
Sandro Ciotti, uno dei grandi di “Tutti il calcio minuto per minuto”, descrivendo un gol di Pirazzini, sottolineò che “il capitano non è certo nuovo ad imprese offensive”. Cosa accadde?
“Mi spingevo in avanti sulle palle inattive per saltare di testa. Dissi a Gigi Del Neri che era molto tecnico di buttare la palla sopra la barriera. Mi inserii e segnai un gol di esterno destro al “Giaguaro” Castellini contro il Toro. Lo stesso è accaduto contro il Milan in porta c’era Ricky Albertosi, in quell’occasione colpii la palla con il collo del piede. Quei gol contribuirono a conseguire due vittorie ed in porta c’erano due grandissimi”.
Pirazzini, quindi lei era già un libero moderno già mezzo secolo fa?
“Mi sganciavo soprattutto quando il risultato non era positivo. Andavo a manovrare in mezzo al campo”.
A proposito di liberi provi a farci qualche nome di giocatori che in questo ruolo le sono particolarmente piaciuti.

“I migliori liberi italiani sono stati senza dubbio Gaetano Scirea e Franco Baresi. Per quanto riguarda gli stranieri in assoluto il numero uno resta Franz Beckenbauer. Merita essere citato anche l’olandese Ruud Krol”.
E dei suoi allenatori quale può essere identificato come il più innovativo”?

“Senza dubbio Tommaso Maestrelli, faceva già 4-3-3 nel 1969/70. Aveva messo Montepagani terzino sinistro. Magari perdevamo qualcosa in fase difensiva, ma eravamo pericolosi. Ma non voglio dimenticare figure come Ettore Puricelli, Lauro Toneatto e Roberto Balestri”.
Pirazzini, a proposito di Balestri questo fine settimana con lui festeggerete un importante anniversario. Ce lo vuole dire?


“Ci siamo dati appuntamento a Cesenatico e festeggeremo la promozione in serie A avvenuta nel campionato 1975/76, ben cinquant’anni fa. Ci sarà anche mister Balestri 91enne oltre a numerosi compagni di quella meravigliosa squadra”.
Sembra che ci sia stato qualche momento in cui sarebbe potuto venire via dalla Puglia. Ce li vuole elencare?

“A parte il fatto che tutte le volte che hanno provato a vendermi sono sorti problemi. Nel 1969 dovevo andare a Varese ma Mestrelli si oppose. Poi mi avevano ceduto all’Inter, ci furono dei problemi perché Fraizzoli presidente del club nerazzurro voleva che i premi li pagasse il presidente del Foggia. Quindi i tifosi si incazzarono quando il sottoscritto e Giorgio Rognoni dovevamo andare a Verona”.
Pirazzini, lei è stato inoltre inserito in una classifica tra i 50 difensori più forti d’Italia. Una bella soddisfazione
“Me lo chiedo anche io. Ero così bravo? Ferruccio Valcareggi il Ct della nazionale azzurra mi voleva, ma dall’alto veniva il veto perché giocavo a Foggia. Un grande rammarico nel 1973 quando non venni convocato per una amichevole contro l’Inghilterra. Il Ct nel corso di un’intervista parlò bene di me dicendo che avrei avuto un futuro in maglia azzurra. Al posto mio però convocarono Zecchini del Torino, che tra l’altro era uno stopper”.

Sembra che Gianni Rivera si spese per portarla ai campionati mondiali in Germania del 1974…

“Lui chiamava Valcareggi “Zio”. E gli disse: “Zio porta Pirazzini in Germania”. Il CT rispose che “non si poteva”. Ordini dall’alto? Pazienza”.
Lei da 60 anni vive a Foggia una città dalla quale non riesce a “separasi”. Per quale motivo?

“Qui mi sono sposato. Una volta smesso di giocare ho fatto qui il ds, team manager, ho diretto il settore giovanile del club rossonero. A Ravenna non avevo più nessuno. A Foggia mi vogliono un gran bene e ho la cittadinanza onoraria. Vi pare me ne possa andare?














































































Grazie Lorenzo molto bello. 🥰
Ricordo con piacere il DS Pirazzini,
Anno calcistico 1982/83, serie B
Il ciuffo ,anche se bianco ,ce l’ha sempre,bravissima persona ,se torno a Foggia vado a trovarlo
Un sincero abbraccio