Si può ricordare con rabbia, come ha fatto la letteratura con John Osborne (1956), o con nostalgia come succede a tanti anziani, ma è sempre possibile ricordare con passione, come dimostra un’iniziativa singolare in corso nel cuore di una città come Mestre. In questi giorni, infatti, “il fotografo di via Querini”, Manuel Bergamin, ha trasformato un “buco nero”, cioè un negozio dismesso, con cinque vetrine vuote, che trasmettevano abbandono e tristezza, in una curiosa e inusuale galleria espositiva, eliminando così la visione di uno spazio senza vita, che è diventato “una passeggiata nella memoria”.
La città vista dietro un obiettivo

Si tratta della raccolta di fotografie e cartoline storiche di Mestre archiviate da papà Luciano e, negli anni, arricchita dal figlio. Sono 250 immagini di dimensioni diverse che raccontano una Mestre lontana nel tempo, ma non dal cuore di chi l’ha vista crescere. Fino a pochi giorni fa le foto occupavano due vetrine, ma la curiosità suscitata nei passanti ha indotto il fotografo a occupare tutti gli spazi, cioè cinque vetrine. Il successo ha spinto l’ideatore della mostra comunicare con il pubblico aggiungendo le parole alle immagini. Ha scritto infatti un cartello in tre lingue, italiano, inglese e bengalese, in cui, fra l’altro, ricorda che quelle fotografie narrano la Venezia di terraferma dal 1876 al 1997. La passione di cui ho parlato all’inizio emerge chiara e forte come passione civile in queste parole destinate a tutti coloro che abitano la città del presente:
Una città che così cancella i buchi neri



”Questa esposizione racconta la trasformazione di Mestre. Un viaggio nel tempo per riscoprire i luoghi, le persone e la memoria di una comunità viva. Le fotografie vogliono ricordarci che ogni città ha un’anima fatta di storia, di lavoro e relazioni. Conoscerla significa imparare a rispettarla – per chi ci è nato e per chi oggi la chiama casa”.
Questo messaggio, che rivela la sensibilità e l’amore per questa città da parte di Manuel, ha risvegliato in altri cittadini un sentimento di appartenenza, con la conseguente ricerca negli archivi famigliari di foto che andranno ad arricchire l’archivio del fotografo e quindi della città. Questa iniziativa solitaria, che speriamo sia contagiosa, non è solo un archivio aperto sulla strada, ma è anche la testimonianza di un legame consapevole e amorevole con la storia della città.
Può una foto far rinascere una città?

Quelle immagini sanno di proposta, convinta, anzi di sfida all’inerzia di chi a parole protesta amore alla città quando, invece, Mestre ha bisogno di azioni che cancellino i “buchi neri” e che rivitalizzino il tessuto umano di cui era così ricca nel passato anche recente. Queste vecchie foto, insieme a quelle artistiche di Renzo Gambato sulla città moderna dalle belle architetture, che appaiono su questa testata, fanno riflettere sul nostro radicamento nella storia. Ricordiamo che le foto storiche e quelle attuali sono state separate “da una follia edificatoria” devastante, seppur necessaria.
Questo ci fa dire che si può fotografare il tempo che passa.
Geografie

Nelle geografie fantastiche, a partire dal grande Tolkien, ma che prolificano anche nel fantasy italiano, non manca mai una “terra di mezzo” che, come dice il nome, è l’anello di congiunzione tra un paese, di solito medievaleggiante, e un reame nemico, spesso sconfinato, con il quale scoppiano guerre che inghiottono appunto l’innocente terra di mezzo.
Questi luoghi mediani, situati fra due realtà conflittuali sono sempre a rischio di esseri invasi da una o dall’altra potenza. Su tutti domina la magia, fonte di straordinarie avventure, come sanno i lettori della narrativa fantastica. Sono luoghi e tempi pieni di storie, come semi di futuro: esploderanno in tempi successivi.
Guardando alla realtà, si può affermare che ogni presente è Medioevo, perché preso in mezzo tra passato e futuro.
Città immaginarie e paesi in guerra

La tragedia dell’Ucraina, che sta tra Europa e Russia, è un esempio attuale di cosa possa significare quello stare in mezzo: i confini possono trasformarsi in catene, in una morsa mortale.
Le potenze geopolitiche non sono, purtroppo direi, fantascienza: sono dei Moloch affamati e aggressivi e tendono a divorare i vicini più deboli. Ciò che è terribile è che tali mostri della storia possano esercitare la loro aggressività senza che il “consorzio umano” riesca, non dico a fermarli, ma almeno ostacolarne i progetti.
Esiste anche, naturalmente, il “tempo di mezzo” citato sopra. Ma il tempo non può essere conquistato o spartito con la forza. Il tempo non ha padroni, lo sentiamo scorrere e svanire liberamente da qui all’infinito.
Dice il saggio: ”L’unico possibile dominatore del tempo è la poesia”. E noi? Noi viviamo ristretti fra una certezza (oggi) e una speranza (domani).
Questa città

Poesia
Seminata/distesa/estesa
anche sdraiata sui fossili
di un glorioso dogado,
su reperti imperiali,
ancilla Dominae/Domini,
sei cresciuta sui reperti
serenissimi,
sulla dorata stratigrafia
della Storia marezzata
dal sangue.
Allevata controvoglia
all’ombra dell’altrui gloria
hai fatto boom contro logica.
Ogni parte che si sfoglia
ti dice gran fenomeno
del nostro scontento,
fungaia o camping di cemento.
Qui, spinti dalla marea
del secolo, cittadini
senza città, viviamo
con orgoglio di eletti
a traghettarti nel futuro,
mio brutto anatroccolo.
Anonimo








































































Un articolo meraviglioso! I Mestrini sono persone piene di iniziative e riusciranno a far rivivere questa città piena di storia.
Grazie!
Vecchie cartoline, fotografie del passato – sono dei hobbies cari a noi nostalgici, a noi che non sappiamo dipingere e così ritenere situazioni e visioni preziosi del nostro passato e del nostro presente. Scegliere un soggetto, trovare l’angolatura e la posizione giusta, scattare la foto – che soddisfazione, e che gioia nel riguardarlo, nel ricordare i momenti signicativi della nostra vita, delle nostre gioie, dei nostri amori.