Attenzione, in laguna di Venezia pericolo “coccodrilli” sotto acqua. È così che i veneziani chiamano i micidiali pali sommersi che causano parecchi incidenti in barca. La colpa principale è delle teredini, o vermi di mare. Sono molluschi bivalvi che una quarantina di anni fa approdarono in Adriatico dal lontano Egitto. Si abituarono subito all’acqua lagunare. Il motivo? Trovarono la manna di migliaia di alberi semi sommersi, ovvero il cibo loro prediletto, agevolati dalla escursione delle maree. Così le bricole (per carità non briccole, perché è un termine autoctono, nato in laguna. Se volete esprimervi in italiano aulico chiamatele colonne di alaggio, oppure cippate).
Il tipo di bricole

Le bricole si dividono in cinque categorie: bricole propriamente dette, a tre o quattro pali, le “dame” con un palo lungo al centro e tre-quattro laterali. Sono poste all’inizio dei canali importanti per stabilire dove inizia la navigazione sicura. Segue poi il “bricolon”, una variante della “dama”. Infine, le paline. Queste ultime sono poste soprattutto nei rii, canali interni e nelle rive. Servono per ormeggiare gondole e barche. Se volete essere pignoli, le paline si dividono in due sottocategorie: paline semplici da ormeggio e paline de casada (di solito colorate e con un “guglia” nobile in testa).
Le bricole fanno parte integrante del paesaggio lagunare tanto che si vendono in miniatura come souvenir per turisti (costo 10 euro).
Alcune sono illuminate, la maggioranza no.
Quante sono le bricole

Quante sono? E qui viene il bello. Secondo le tre principali istituzioni responsabili della manutenzione e sostituzione, ovvero Autorità per la Laguna (ex Magistrato alle Acque- Provveditorato opere marittime Veneto – Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), Autorità Portuale e Comuni interessati (Venezia, Chioggia, Jesolo, Cavallino, Caorle, Marano, Grado) sono diverse migliaia. In pratica una specie di foresta del Cansiglio trasferita in mare. L’Autorità per la laguna parla di circa 7 mila bricole lungo i 450 chilometri di canali; l’Autorità portuale di 900 bricole di sua competenza. Per le amministrazioni locali é difficile quantificare e vanno aggiunti i pali dei privati.
Come sono fatte

Siccome la maggioranza delle bricole sono formate da tre fusti di albero conficcati nei fondali, si può tranquillamente sostenere che nelle nostre lagune i pali in legno di larice, rovere, quercia, faggio, castagno, acacia, e varietà esotiche o africane come l’azobé, sono almeno 20 mila ex alberi. E qui sta il problema. La durata media delle bricole é di 10 anni. (ma siamo ottimisti…). Significa che le istituzioni designate e i privati devono continuamente provvedere alla sostituzione. In questi ultimi anni, teredini sempre più voraci e pochi finanziamenti, hanno visto il pullulare di bricole spezzate oppure mutilate di un palo. Eppoi costano un botto, tra materia prima e sistemazione con battipali e macchinari.
Il monitoraggio delle bricole

Dal 2018 è previsto un monitoraggio sistematico affidato a Veritas. Tre anni prima, venne fissato un protocollo che prevedeva, non solo sperimentalmente, l’introduzione delle bricole sintetiche, ovvero in poliuretano espanso. Vantaggi? Durano molto di più e alla fine costano di meno, oltre a non deforestare la natura. L’iniziativa venne respinta dai Verdi che consigliavano invece pali in legno con graffettatura metallica e si opposero davanti al Tar. Ma il Tribunale respinse e autorizzò il protocollo per le bricole in plastica, salvo controindicazioni della Soprintendenza.
Una domanda sorge oggi spontanea: sono più ecologiche le bricole in poliuretano o le devastazioni delle foreste?
Fate voi.







































































