Cento anni dalla nascita di Renato Borsoni, una delle figure più significative del teatro italiano del Novecento. Brescia rende omaggio al suo fondatore e primo direttore del Centro Teatrale Bresciano con una grande mostra diffusa che, attraverso due esposizioni complementari, ripercorre la vita, le intuizioni artistiche e l’impegno civile di un uomo capace di trasformare profondamente l’identità culturale della città. L’iniziativa, dal titolo 1926-2026 / 100 anni di Renato Borsoni, si inserisce in un più ampio progetto di memoria promosso dal Centro Teatrale Bresciano, in collaborazione con la famiglia Borsoni e con il patrocinio del Comune di Brescia. Un percorso che attraversa il biennio 2026-2027, segnato da due importanti anniversari: il centenario della nascita, avvenuta il 1° marzo 1926, e il decennale della scomparsa, il 2 marzo 2017.
L’omaggio a Borsoni

Dal 3 ottobre, due luoghi simbolo della cultura cittadina ospitano altrettante esposizioni: Sguardi. Immagini, documenti, provocazioni in un teatro di pensiero, al Salone Cavallerizza, visitabile fino all’8 novembre, e Progetti. Mostra/allestimento tra utopie e rivoluzioni di un teatro libero, al MO.CA. – Centro per le Nuove Culture, aperta fino al 15 novembre. Oltre 500 materiali, tra fotografie, bozzetti, manifesti, elaborazioni grafiche, scritti e documenti d’archivio, molti dei quali esposti per la prima volta, ricostruiscono il profilo di un intellettuale poliedrico che ha saputo coniugare creatività, capacità organizzativa e responsabilità civile.
L’uomo che trasformò Brescia in una capitale del teatro

Renato Borsoni non fu soltanto un direttore teatrale. Attore, scenografo, grafico, organizzatore culturale e instancabile promotore di idee, contribuì a trasformare Brescia da città prevalentemente ospitante di spettacoli a centro di produzione teatrale riconosciuto a livello nazionale. La sua visione si fondava su un principio innovativo per l’epoca: il teatro non doveva limitarsi a intrattenere, ma diventare uno strumento di crescita culturale, confronto sociale e partecipazione collettiva.
Con la Compagnia della Loggetta prima e con il Centro Teatrale Bresciano poi, Borsoni costruì un’esperienza artistica capace di richiamare l’attenzione della critica nazionale. Accanto a personalità come Mina Mezzadri e Massimo Castri, contribuì a fare della città lombarda uno dei punti di riferimento della sperimentazione teatrale italiana. Il suo impegno si estese anche alla costruzione delle istituzioni culturali. Grazie a un’intensa attività progettuale e organizzativa, accompagnò il Centro Teatrale Bresciano verso il riconoscimento come Teatro Stabile e successivamente contribuì allo stesso risultato per il Teatro Metastasio di Prato, diventando una figura singolare nella storia del teatro pubblico italiano.
Alla Cavallerizza, il racconto per immagini di una rivoluzione culturale

La mostra Sguardi, ospitata negli spazi della Cavallerizza – Centro della fotografia italiana, propone un percorso articolato in 19 sezioni tematiche che ripercorrono le tappe fondamentali dell’esperienza professionale e artistica di Borsoni. Fotografie di scena, testimonianze, documenti e materiali provenienti dagli archivi del Centro Teatrale Bresciano, della famiglia Borsoni e del Teatro Metastasio di Prato restituiscono il clima culturale di un periodo di straordinaria vitalità. Dalle prime esperienze teatrali fino alla direzione delle grandi istituzioni pubbliche, emerge il ritratto di un protagonista capace di riconoscere e valorizzare nuovi linguaggi espressivi, costruendo collaborazioni destinate a lasciare un segno nella storia dello spettacolo.
Particolarmente significativo è il ruolo affidato alle parole dello stesso Borsoni: riflessioni, interviste e scritti personali accompagnano il visitatore, trasformando la mostra in un racconto nel quale immagini e memoria dialogano costantemente.
Al MO.CA. il Borsoni grafico, progettista e intellettuale

Se la Cavallerizza racconta soprattutto l’uomo di teatro, il MO.CA. ne svela il lato meno conosciuto, ma altrettanto importante: quello di grafico, comunicatore e progettista culturale. La mostra Progetti mette in evidenza il rapporto tra teatro e comunicazione visiva, mostrando come manifesti, immagini coordinate e materiali editoriali abbiano contribuito a costruire l’identità delle istituzioni teatrali dirette da Borsoni. L’esposizione si apre con la ricostruzione di un ambiente della storica abitazione di via dei Mille, luogo di incontro e confronto tra artisti e intellettuali, per poi svilupparsi attraverso i molteplici ambiti della sua attività.
Tra i materiali di particolare interesse figurano alcuni bozzetti dello scenografo Maurizio Balò, presentati per la prima volta al pubblico, testimonianza di un sodalizio artistico che ha contribuito alla realizzazione di importanti spettacoli del teatro italiano. Il percorso affronta inoltre temi centrali nella ricerca culturale di Borsoni, dal teatro-documento alla rilettura dei classici, fino ai progetti legati al recupero del teatro romano e all’opera di Alessandro Manzoni. Non manca una sezione dedicata all’impegno civile e alla difesa dei valori democratici, parte integrante della sua concezione della cultura come servizio alla collettività.
Borsoni: un’eredità che continua a parlare al presente

Le due esposizioni, curate da Andrea Cora, responsabile del Centro Studi e Archivio del Centro Teatrale Bresciano, con un progetto espositivo realizzato insieme a Camilla Borsoni e Corrado Borsoni, non rappresentano soltanto un omaggio commemorativo. L’obiettivo è riportare al centro del dibattito culturale l’attualità del pensiero di Renato Borsoni, la sua capacità di immaginare il futuro e di interpretare il teatro come istituzione viva, aperta alla società e alle sue trasformazioni. Una visione che continua a interrogare il ruolo della cultura contemporanea, soprattutto in un momento in cui il rapporto tra istituzioni artistiche, territorio e partecipazione pubblica assume un’importanza crescente.

Il progetto celebrativo proseguirà nella primavera del 2027 con la pubblicazione di una monografia dedicata a Borsoni nella collana I Quaderni del CTB, ulteriore contributo alla conoscenza di una figura che ha lasciato un’impronta profonda nella storia culturale italiana.










































































