La forza e la resistenza di Narges Mohammadi, attivista politica iraniana e premio Nobel per la Pace emerge già da queste parole nell’Appendice del suo libro Una donna non si arrende mai. La nostra battaglia per la libertà, la democrazia e i diritti umani in Iran, pubblicato quest’anno da Marsilio (p. 279). Un libro che è la testimonianza concreta e diretta della passione con cui questa donna coraggiosa dall’immensa forza morale ha combattuto contro il regime repressivo della Repubblica Islamica, attraverso poteste pacifiche e un attivismo instancabile.
Le parole di una donna che non sembra aver paura

«Ho cominciato a scrivere questa autobiografia nel 2017, mentre ero in carcere dopo la mia prima condanna, A dicembre 2019, dopo aver organizzato un sit-in insieme a molte compagne di cella in segno di protesta per l’uccisione in strada di molte persone durante una serie di manifestazioni, fui picchiata con violenza e trasferita immediatamente nel carcere di Zanjan in una sezione per detenuti non politici. In quella occasione, tutti i miei manoscritti – una ventina di taccuini – rimasero nella sezione comune a Evin. In seguito, le mie compagne mi informarono di averli strappati e distrutti perché non cadessero nelle mai delle guardie. Dovetti ricominciare da capo».
Una donna che non si è mai arresa davanti alle ingiustizie

Narges Mohammadi da oltre vent’anni leva la sua voce contro il regime sanguinario che tiene in scacco il suo paese e che umilia e segrega le donne, pagando a caro prezzo il suo impegno per i diritti delle donne e per la democrazia.
In questo lungo e appassionato racconto descrive il traumatico passaggio da un’infanzia allegra, colorata e libera all’avvento, nel 1979, del regime seguito alla Rivoluzione Islamica. Aveva soltanto sette anni, ma ricorda bene l’imposizione dell’hijab anche alle bambine, i controlli sociali rigidissimi che condizionarono la vita delle donne, gli arresti, le persecuzioni e il nuovo ordine che determinò una società dominata dalla paura dove la detenzione politica diventò parte della quotidianità di ogni famiglia. Racconta del divieto per le donne di cantare in pubblico e di portare il lutto per i familiari condannati alla pena capitale per essersi opposti al regime.
Chi è questa donna

Narges Mohammadi per il suo impegno a favore dei diritti delle donne e della libertà è stata arrestata 14 volte, ha subito 10 processi, condannata a oltre 44 anni di carcere e 154 frustate e ha trascorso 161 giorni in isolamento. Nonostante la prigionia è riuscita a consegnate al mondo la storia della sua vita: le inaudite sofferenze, le sue lotte, ma anche tutto il suo amore per la giustizia e la forte sorellanza che la lega alle compagne che, coraggiosamente, hanno fatto in modo di far uscire dal carcere i suoi scritti, permettendone la pubblicazione.
Dalla violenza al Nobel

In queste 582 fitte pagine racconta la repressione, il trauma della guerra, la durissima condizione durante la prigionia, la difficile scelta di non seguire i figli e il marito nell’esilio, nel 2015, per continuare la sua lotta, fino all’impossibilità di ritirare il premio Nobel per la Pace. Ne esce una ricostruzione della storia recente dell’Iran ma anche la condanna di un panorama internazionale che troppo spesso non ha voluto riconoscere la realtà.
Ricordiamo che mentre il libro era quasi concluso, Narges Mohammadi è stata brutalmente arrestata il 12 dicembre 2025: «presa a manganellate sulla testa e sul volto e trascinata per i capelli mentre si apprestava a lanciare un messaggio di unità e solidarietà a una cerimonia di commemorazione.» (p. 583).
L’autrice

Narges Mohammadi è un’attivista iraniana per i diritti umani e le libertà civili, nota per la sua lotta contro l’oppressione delle donne in Iran e la sua opposizione alla pena di morte, grazie alle quali ha ricevuto nel 2023 il Premio Nobel per la pace. Vice-presidente del Centro dei Difensori dei Diritti Umani, è stata più volte arrestata e imprigionata dalle autorità iraniane a causa del suo impegno civile. La sua prima condanna risale al 1998. Da allora, ha subito numerosi processi e detenzioni, spesso nella prigione di Evin, dove ha denunciato condizioni disumane e torture. Nel 2021 è stata arrestata per aver partecipato a una commemorazione. Successivamente è stata condannata a otto anni di carcere, due anni di esilio e 74 frustate.
Nonostante le continue persecuzioni, Mohammadi è rimasta una voce coraggiosa contro le ingiustizie in Iran. Nel 2024 Mondadori pubblica Più ci rinchiudono, più diventiamo forti. Voci di donne iraniane in lotta per la libertà, una raccolta di 12 interviste a dodici donne detenute. Che Mohammadi ha realizzato per mettere in luce ancora una volta la durezza della dittatura iraniana. E il coraggio di tutti coloro che vi si oppongono. Nel 2026 Marsilio ha pubblicato la sua autobiografia Una donna non si arrende mai. La nostra battaglia per la libertà, la democrazia e i diritti umani in Iran.
Narges Mohammadi, Una donna non si arrende mai. La nostra battaglia per la libertà, la democrazia e i diritti umani in Iran, Venezia, Marsilio 2026.











































































