Questa storia risale a parecchi anni fa, quando la protagonista è diventata la Signora dei Fiori. Ecco come è andata. La signora Caterina B. viveva in tranquilla solitudine nella sua casetta alla periferia della città dove la campagna era lottizzata in vista di un nuovo quartiere. Una invisibile linea di confine separava il presente dal futuro.
Chi era la Signora dei Fiori

Era sola, vedova di un ferroviere e senza figli: la maternità, diceva è un dono di madre natura, e non tutte le donne la possono vivere. Proprio davanti all’uscio di casa c’era un fertile terreno che lei aveva trasformato in un rigoglioso ortogiardino: lì coltivava fiori e verdure che in parte vendeva al mercato rionale per arrotondare la pensione. Il giardino, però, non avrebbe giustificato, da solo, il titolo di Signora dei Fiori: infatti i davanzali delle finestre erano occupati da speciali orchidee. Ciò che le rendeva uniche era il fatto che fiorivano sempre in date precise: le bianche a Pasqua, le variegate a Natale. Per quanto possa sembrare incredibile, il fenomeno si ripeteva con assoluta precisione con cadenze che alla signora Cate ricordavano le fasi lunari.
La Signora dei Fiori e le sue meraviglie

Una meraviglia che lei accudiva amorevolmente e le chiamava per nome: così c’erano la Bianca, la Viola, la Biondina, la Birichina, la Duchessa, la Sophia, la Lollo, ecc. Queste fioriture da calendario richiamavano la curiosità del quartiere e diventavano occasioni per socializzare.
La Signora dei Fiori finisce sul giornale

L’anno scorso ne aveva parlato il giornale nella cronaca locale che aveva inventato il nome di Signora dei Fiori. Da un giorno all’altro la donna e la sua casa sono diventate un argomento di chiacchera popolare e di qualche sguardo interessato.
La Signora dei Fiori e l’invidia

Ma un giorno avidità e invidia si sono scatenate contro quella serena convivenza: mani ignote hanno rubato tutte le orchidee della Cate, dopo aver forzato le finestre approfittando dell’assenza della Signora, che era andata dal medico. Una vera devastazione che ha shoccato la povera donna: un gesto brutale e offensivo, e ha meravigliato il brigadiere dei carabinieri a cui si era rivolta: nella sua carriera era la prima volta che qualcuno rubava dei fiori.
La Signora dei Fiori e il brigadiere

Ma era un fatto drammatico per la Signora dei Fiori che, mostrando le fotografie delle orchidee rubate ha esclamato: ”Hanno rapito le mie creature! “. Il brigadiere l’ha calmata e poi ha verbalizzato la denuncia, mentre davanti al giardino si era raccolta una piccola folla solidale. Da quel momento la signora Caterina è stata presa dal vortice dei mass media, locali e non, con interviste e foto delle ormai famose orchidee trattate come personaggi.
La Signora dei Fiori e il clamore mediatico

Tutte quelle premure, le visite di carabinieri e poliziotti si sono trasformate in chiasso mediatico che ha avuto la sua importanza. Infatti, al terzo giorno un furgoncino anonimo guidato da un ragazzo di colore si è fermato davanti alla casa dei fiori e ha consegnato alla derubata tutte le sue orchidee accompagnate da una busta da lettere che portava questo messaggio: “Cara signora, le restituisco i suoi amatissimi fiori e la prego di perdonarmi. Lei mi insegna che non si deve rubare l’amore, ma donarlo”.
Voci dal bar

I libri possono essere delle vere trappole per chi li legge: questo lo sappiamo un po’ tutti, più o meno consapevolmente e in quelle trappole psicologiche è spesso piacevole lasciarsi imprigionare. Questo pensiero è frutto di una recente esperienza, quando mi sono trovato, in buona compagnia, dentro un racconto, non leggendo ma ascoltando una voce narrante alla presentazione di una antologia di racconti intitolata “Storie da bar”, editore Giulio Perrone, Roma 2026.
Tante storie collegate

Si tratta di ventotto storie tutte inventate ma collegate ad altrettanti bar in città vere, il che disegna a suo modo un atlante dell’Italia d’oggi attraverso la narrativa. I bar, questi luoghi iconici della nostra vita sociale e culturale, sono contenitori e propulsori di avventure umane spesso evanescenti. La vita si rifugia in quegli ambienti che profumano di caffè e lì rimane sospesa mentre tutto fuori scorre freneticamente.
Incontri da Bar

Eppure, ci dice il libro, proprio dentro un bar, in centro o in periferia, accadono incontri che potrebbero dar vita a una storia. In questi casi il luogo stesso diventa elemento della narrazione. Ah se i bar potessero parlare, quante vicende romanzesche potrebbero nascere.
Una curiosità

Questo “Storie da bar” è scritto in schiacciante prevalenza da donne: la sensibilità femminile si esprime dando spazio ai sentimenti, che tanto più risaltano sulle pagine, in quanto la misura del racconto le porta all’essenziale. Gli ambienti dei bar sono descritti con realismo, quasi le autrici volessero ancorare alla realtà urbana le loro fantasie narrative. Ed è proprio questo effetto realtà che mi ha coinvolto quando è stato letto il racconto di Nilla Patrizia Licciardo “Al caffè letterario”, il nuovo bar nel cuore di Mestre.
Narrazioni che ti portano dentro il racconto

Come dicevo all’inizio, il racconto è stato letto alla presentazione del libro proprio in uno spazio del bar in cui l’autrice ha ambientato la sua storia. Confesso di aver spiato tra il pubblico i miei vicini per capire se stavano vivendo la mia stessa emozione, cioè di essere dentro il racconto: coincidevano, infatti la storia e il luogo in cui è ambientata. Non accade molto spesso direi.
Nuvole messaggere

(poesia)
Come spume giganti portate
dal vento ancora freddo
un branco di nuvole bianche
illumina la mia città stasera.
Sono messaggere della primavera
e la fantasia le precede
lungo il sentiero dei giorni.
La sera, poi, dipinge il cielo
di tante nuances multicolori.
In questo scenario di luce
e di vento le belle nuvolone
calano dietro la torre antica.
E così indugiano sui nostri volti
i riflessi dell’ultima luce.
Anonimo 26
















































































Che bei temi sereni sono stati scelti stavolta, fiori e nuvole! Soggetti naturali che fanno parte della vita quotidiana, che la colorano, che si ripetono, regolarmente, sicuramente, senza chiasso e senza paura. Bello !
Complimenti caro Ivo per i suoi articoli e per le sue bellissime poesie! La ringrazio molto per aver citato l’antologia Storie da bar e per aver apprezzato mio racconto “Al caffè letterario”, ne sono lusingata!