C’è un personaggio che mi ha creato difficoltà, l’assurdo è che l’ho immaginato io, qualche mese fa durante l’esplosione del grande caldo: un personaggio in bilico fra poesia e fantascienza (il mio “vizio” di gioventù) ovvero la scrittura fantastica. Il bello è che la figura inventata mi appare in sogno – sì – e nella realtà, quando mi trovo casualmente in mezzo a una folla. Essendo nato dalla mente è ancora sfocato e potenzialmente multiplo e proteiforme: buono o cattivo, maschio o femmina o addirittura asessuato. Un po’ mi fanno sorridere questi dubbi creativi, ma dopo tante elucubrazioni, dopo molti tentativi e incroci tra figure diverse l’attenzione si è polarizzata su un nome, Silenus, un vecchio strano che avevo intravisto al mercato della mia città: pelle scura su cui spiccavano gli occhi luminosi e una vecchia cicatrice che gli solcava la guancia sinistra, il capo coperto da una specie di turbante, il corpo insaccato in caffetano giallastro.
Silenus e quel gesto

Stava seduto su una vecchia sedia impagliata in posa solenne, sfiorato dalla folla che va e viene senza scontrarsi e che ricorda il febbrile e ordinato movimento di un formicaio. Le loro ombre scorrono davanti al vecchio che non tende la mano ma sembra contare ciascun passante, uno per uno, e nessuno si ferma. Passa una bambina in sedia a rotelle spinta dalla nonna alla quale fa cenno di fermarsi. A questo punto il racconto procede per forza propria.
Silenus e la bambina

La bambina che si chiama Cecilia, ma tutti la chiamano Bionda per i suoi capelli color miele, guarda negli occhi il vecchio con il turbante, ed è lui che parla per primo. “Vuoi comprare qualcosa da me?”. “Ma tu non hai niente da vendere!” osserva la bambina. “Non ho merce che si venda in questo mercato. Ho ben altro. Per esempio, posso offrirti un etto di profumo di rose, oppure un mazzetto di pensieri del tuo gatto…”. “Ma io non ho gatti!”. “Allora, una nuvoletta dorata… Lasciamo perdere. Ti propongo un chilo e mezzo di ricordi”. “Non hanno ancora peso i miei ricordi!” protesta Cecilia. “Ma i miei sì… Intanto puoi offrirmi un caffè, e ti racconterò i miei, di ricordi”. La bambina guarda la nonna che annuisce sorridendo e va verso il bar.
Il dialogo tra Silenus e la bambina

Bionda, rimasta sola con il vecchio, si china verso di lui e quasi gli intima: “Comincia nonnetto”. “Ah, piccola, tu non puoi nemmeno immaginare da quali distanze di tempo e di luogo provenga chi ti sta dinnanzi”, dice abbassando la voce, e si rivela: ”Io sono uno degli ultimi atlantidi. Ma, un momento: tu sai cos’è stata Atlantide, la mitica isola di cui si favoleggia da secoli e che sprofondò tutta negli abissi?”. Cecilia risponde: ”Non lo so, dimmelo tu”. “Hai ragione, bambina, tu vuoi i particolari. Io, con pochi altri della mia schiatta, sono l’ultimo anello di una catena che ha il capostipite nel filosofo Lucente, che fuggì con i suoi seguaci da Atlantide prima del maremoto, quando il potere fu preso dal feroce pirata Demon che comperò a peso d’oro il governo repubblicano e si autoproclamò re. Devi sapere che Atlantide aveva sviluppato una sapienza sofisticata che comprendeva scienza e magia. Proprio per ottenere il potere magico, l’avido re pirata cercò di comperare anche i maghi. Ma loro, per non sottomettersi, fuggirono oltremare disperdendosi nel mondo dove si moltiplicarono, diventando una catena di esuli che di secolo in secolo è arrivata fin qui… buono questo caffè!”
Silenus svela la “magia”

Bambina: “Atlantide diventò schiava dei pirati?”. “Si, purtroppo, e durò fino al giorno dell’apocalisse quando il maremoto la inghiottì: sprofondò negli abissi e diventò leggenda grazie al racconto di quel gruppetto di fuggiaschi e si è tramandato nei secoli. Per quanto ne so, io sono un loro discendente, e quella che ti ho raccontato è la sintesi della mia storia… ma adesso sono stanco”. “Ma allora tu sei un mago?”. “Ah, bambina, devi sapere che il potere della magia, come scoprirono presto i miei avi, era intimamente legato alla terra di Atlantide e lo hanno perduto fuggendo. Diventarono uomini e donne normali e si mescolarono al resto dell’umanità. A noi rimane la loro leggenda… ti è piaciuta la mia storia?”. Interviene la nonna: ”L’hai inventata, vero”. “Parola di Silenus! Me lo dai un euro?
Domande

(poesia)
Domanda da innamorati: qual è
l’ultima parola che ieri sera
hai pronunciato prima che il sonno
ci rapisse sulla riva del nulla?
***
Domanda da nonni: ma tu, nipote
mi riconosci nella vecchia foto
di gruppo quando avevo la tua età
di oggi? Si, il sangue te lo dice.
***
Domanda del vento: quando passerai
sopra il mio paese mi ricorderai?
Io, in un giorno lontano ti ho
affidato un bellissimo aquilone.
Anonimo 26










































































