Devo a un’amica la scoperta di un’avventura veneziana che oggi condivido con i lettori. Si tratta della nascita di una galleria d’arte che è, insieme, la casa veneziana di un’artista e raffinata collezionista. Lei è Giulia Colussi la cui impresa culturale è narrata in un libro–catalogo dal curioso titolo Lettera n. 1 (Prinp Editoria d’arte, 2026). Venezia, ancora una volta, ha attirato nelle sue gloriose braccia uno slancio vitale che fin dal suo nome bussa alla porta del futuro. Con altre parole Colussi porta ossigeno alla città in barba ai visitors lunatici e fuggitivi: la Lettera è scritta dalla critica d’arte Elena Re, complice della bella avventura.
L’avventura veneziana narrata in un libro

Il libro è una dichiarazione d’amore per la città labirintica e magnetica nel suo silenzio, dove “è bello perdersi”: anzi, suggerisce il poeta, è necessario perdere il senso dell’orientamento per capire l’intima verità di Venezia. Ma il libro è anche altro: è il catalogo di nuove opere acquisite da Colussi per la sua collezione e esposte – Biennale in corso – nella sua casa galleria. Si tratta di una selezione di dipinti e sculture realizzate da tre giovani artisti italiani: Elisa Bertaglia, Andrea Fais e Mario Uliassi. Gli artisti con cui la collezionista ha aperto la sua avventura veneziana nella più artistica città del mondo.
Un lettera per ogni avventura veneziana

L’iniziativa è in evoluzione secondo un progetto semplice quanto provocatorio in senso artistico: in futuro, ogni selezione di giovani talenti sarà presentata da una “Lettera” scritta da una personalità di diversa cultura. La complessa personalità di Giulia Colussi mi ha colpito in profondità per la sua scelta di comperare casa in un palazzo storico, il Bragadin Carabba, nella città di origine del padre. In particolare, mi piace l’interesse non solo estetico ma fattivo con cui segue i giovani talenti emergenti e ne sostiene l’attività creativa: una forma di sponsorizzazione, o meglio, una costante azione di civile mecenatismo.
L’avventura veneziana di una città che se ami ricambia il tuo amore

Lettera, dunque, è qualcosa di bello e coraggioso, perché esalta una nascita, un inizio: è un’impresa lungimirante, intrisa di speranza, la città ne riceve ossigeno e valore. È vero, come dice la mia amica, che Venezia ti si dona se e quanto sai ricambiarne l’amore. Pensiero positivo: come amateur d’arte, ma anche come cittadino, trovo che l’avventura di Elena Re e Giulia Colussi sia un evidente esempio di cura dell’eredità storica (far rivivere un palazzo antico) con un nuovo motore culturale; ma, di più, ha saldato due generazioni con il sublime collante dell’Arte. In attesa della Lettera n. 2.
L’onorevole scrittura

Politici e giornalisti nostrani, in questo periodo, sembrano gareggiare a chi è più presente in libreria e, con particolare frequenza, nei talk show. Anche le pagine culturali dei quotidiani e i loro supplementi sono costruite su uno o più libri al giorno, il che fa pensare che noi italiani siamo dei gran lettori. Sarà…Non importa se si parla di romanzi, saggi o biografie, che spesso sono l’autobiografia del politico in copertina. Gli argomenti sono lì come piatti golosi a disposizione della ipotetica fame dei lettori che spesso si accontentano del profumo e lasciano il cibo ad altri.
Scrittori politicanti

La televisione, come si saranno accorti anche i miei lettori, accoglie nei vari programmi scrittori e scrittrici che, spesso, non fanno della scrittura il loro impegno quotidiano: per molti autori, scrivere non è una vocazione. E la sorpresa viene, in particolare, dalle fila della politica. Commentava un critico: ”I nostri scrittori politicanti, sembrano aver dimenticato quella che potremmo chiamare occupazione del presente per proiettarsi in avanti, quasi volessero prenotare un posticino nel futuro”.
Politici? Si ma anche protagonisti di sé stessi nelle pagine di un libro

Fatta la tara sulle motivazioni di una improvvisa passione letteraria, si può ipotizzare, almeno in qualcuno, l’esigenza di dialogare in modo diverso con il pubblico. Eccoli, eccole presenziare assiduamente a quel rituale mondano ed economico che è la presentazione del libro. Certe ambizioni politiche hanno avuto in un libro la spintarella per entrare nelle aule solenni e fascinose del Parlamento. Questi autori provengono da un mondo che non è la politica, ma aspirano a farsene protagonisti. Li attira il potere, con tutto ciò che questa parola significa.
Chi da un libro fa nascere un partito

Qualcuno, la storia insegna, arriva addirittura a inventarsi un partito: è accaduto di recente nel nostro Paese. Questo episodio per quanto clamoroso non toglie l’ossigeno ai libri che provocano dibattiti impegnativi e provocatori grazie a presentatori di alto profilo etico e culturale. Potrei fare qualche nome, ma mi astengo. Chiudo con una piccola osservazione: in certi programmi tv accade questo: l’autore ospite porta con sé il suo ultimo libro, la cui copertina viene ritualmente esibita in primo piano e del quale non si parla perché gli argomenti trattati nella serata sono altri. Il libro dorme fino alle ultime battute del talk, quando il presentatore lo prende in mano e lo mostra ai telespettatori, ed ecco fatta la presentazione. Cerchiamo chi scriva con passione e muova i sentimenti dei lettori.
Due giullari

(poesia)
Come canzone che ama la musica
e la danza nell’erba a piedi nudi
così la Sua preghiera
annunciava un suo inizio o nascita
di una lingua nuova, un canto
che sapeva ancora di latino
ma legava cielo e terra.
Un giullare toscano l’altra sera
ci ha in-cantato dalla televisione
con parole antiche, ma sorgive,
che l’altro giullare, il santo,
ha proclamato nel viatico
verso quell’Armonia che era il nome
del Dio che amava.
Anonimo 26













































































