A Biverone di San Stino di Livenza il 13 settembre 2026, inizia un viaggio tra teatro, arte e vino per riscoprire cosa significava davvero vivere in villa. C’è stato un momento in cui la Serenissima ha smesso di guardare solo la laguna. È il Settecento. I patrizi veneziani, che per secoli avevano usato la terraferma solo come granaio, trasformano i loro possedimenti in palcoscenici. Nel corso del XVIII secolo la Serenissima vive la sua ultima, splendida stagione. La potenza politica ed economica della Repubblica è ormai in declino, schiacciata dalla concorrenza delle nuove rotte commerciali atlantiche e dai mutati equilibri europei; ma è proprio in questo tramonto che Venezia si reinventa come capitale del piacere e dello spettacolo, meta obbligata del Grand Tour europeo.
Ed è qui che entra in scena Villa Correr Agazzi

Come quasi tutte le ville dell’entroterra, è al centro di un’estesa proprietà agricola ed attorniata da annessi rustici, con origini a metà Cinquecento e la forma attuale tra il 1687 e il 1691 quando i fratelli Agazzi mettono mano all’ampliamento della vecchia Villa Dominicale. Non è un caso: la navigabilità del fiume Livenza permetteva una comunicazione sicura on Venezia e le terre della zona erano abbondanti, fertili e quindi molto redditizie.
La villeggiatura

Perfetta per quello che i veneziani chiamavano villeggiatura, ma in realtà erano vere e proprie aziende rurali. Fuori dalla città, nelle campagne della Terraferma, l’aristocrazia veneziana coltiva un’altra forma dello stesso piacere. Le ville venete, come Villa Correr Agazzi, diventano teatri en plein air di questa vita en douceur, luoghi di ricevimenti, conversazioni, giochi e rappresentazioni teatrali, dove la nobiltà si allontana dagli affari di Stato per dedicarsi all’arte del vivere. È in questa cornice, sospesa tra raffinatezza e trasgressione, eleganza e vizio, che si colloca idealmente “Amori, piaceri e vizi nella società del Settecento”: un invito a rivivere lo spirito di un secolo, che, proprio mentre la Repubblica si avviava al tramonto (concluso nel 1797), seppe fare della leggerezza una forma d’arte.
La Villa del Settecento: non una casa, un’azienda-mondo

Nel ‘700 la villa non è più solo il presidio della proprietà e centro dell’azienda agricola. Diventa un progetto complesso. La definizione ufficiale dell’epoca la descrive come luogo dove trascorrere la “Vita Sobria” cara ad Alvise Cornaro, cenacolo umanistico, sede di svago e di villeggiatura, di riposo e di rappresentanza del Signore. In architettura questo si vede subito spicca Il corpo dominicale a tre piani con il salone passante al centro, stucchi rococò, affreschi di scuola tiepolesca che raccontano la gloria della famiglia, le barchesse, le lunghe ali porticate che sono il vero cuore produttivo: granai, cantine, rimesse, stalle accanto alla la colombaia, l’oratorio privato, il brolo e la peschiera: ogni elemento è simbolo di status e di controllo del paesaggio, altro luogo interessante il giardino, che nel ‘700 passa dall’italiano geometrico al gusto alla francese, quasi teatrale, piccole Versailles, che dava tono e prestigio nobiliare alle famiglie. Era il momento in cui la villa prese ad assumere principalmente il carattere di “luogo di delizie”.
La vita in villa: tra otium e scandalo

La villeggiatura, all’inizio, seguiva il calendario agricolo: ci si trasferiva per la mietitura, tra metà giugno e fine luglio, e per la vendemmia, dai primi di ottobre a metà novembre.
Nel Settecento diventa mondanità pura. Lo racconta Goldoni nella sua trilogia La Villeggiatura: un intero trasferimento di salotti, gelosie, debiti e pettegolezzi da Venezia alla campagna. Nasce così il carattere mondano e di distinzione sociale per la ricca borghesia veneziana, fregiatasi, nel frattempo, anche di titoli nobiliari.
È il secolo che l’evento di Voci di Velluto racconta benissimo: Amori, Piaceri e Vizi

Gli stessi nobili che di giorno amministravano i campi, la sera recitavano commedie, giocavano a carte, si scrivevano lettere d’amore proibite. Casanova passa di villa inseguito da creditori e amanti. Giorgio Baffo, il poeta erotico veneziano più censurato, compone sonetti in dialetto proprio su quella doppia morale: fuori preghiere e buone maniere, dentro alcove e segreti.
La villa nel Settecento, dunque, era il luogo della villeggiatura, già largamente praticata in Europa e nel Veneto. È il secolo del teatro: Carlo Goldoni riforma la commedia dell’arte, sostituendo alle maschere fisse personaggi veri, tratti dalla vita quotidiana della borghesia e della nobiltà veneziana. Il secolo del gioco e della trasgressione: il Ridotto di San Moisè apre le sue sale al pubblico, il Carnevale si dilata fino a durare mesi, e dietro la bautta e il tabarro le distinzioni sociali si dissolvono in un’unica, ambigua uguaglianza. È il secolo dei libertini e dei moralisti, spesso la stessa persona.
Ma chi faceva funzionare tutto?

Dietro le sete e gli affreschi, c’era un piccolo stato Il Gastaldo o Fattore: il braccio destro del padrone. Viveva in villa tutto l’anno, teneva i conti, decideva le semine, vi erano poi i Massari: le famiglie mezzadrili che vivevano nelle case coloniche sparse nella tenuta. Dovevano metà del raccolto. Importante il ruolo delle donne denominate Le donne della barchessa: erano filandre, tessitrici, addette alla seta. Il Veneto orientale era pieno di filande private dentro le ville stesse. E poi quella parte di soggetti che si occupavano di attività di gestione degli animali da allevamento come i boari, stallieri, giardinieri, peschierai: il paesaggio che oggi troviamo così romantico era manutenuto metro per metro. Senza di loro, niente vino, niente feste, niente velluti.
L’evento: Pomeriggio in Villa con Voci di Velluto

A riportarci a quel tempo magnifico della Serenissima in terraferma, saranno Voci di Velluto, chefaranno rivivere Villa Correr Agazzi, sabato 13 settembre 2026 alle 17.00.
Tre atti, come una commedia goldoniana:
1 – IL TEATRO: Viaggio poetico-teatrale tra Goldoni, Casanova e Giorgio Baffo
Con le voci di Daniela Alzetta, Maria Grazia Zanato, Marco De Alberti e Massimo D’Onofrio. Coordinamento artistico di Massimo D’Onofrio. Non una lezione, ma un salotto vivo, con seduzione, ironia e versi in dialetto veneziano che all’epoca facevano arrossire le dame.
2 – LA VITA IN VILLA: Visita guidata tra bellezze artistiche, arredi e oggetti d’epoca
A cura di Maurizio Marchetto. Si entrerà nelle stanze che solitamente non si vedono, a leggere gli affreschi, i mobili e gli oggetti come se fossero un diario.
3 – IL PIACERE DEL PALATO: Degustazione di vini di cantine locali
Perché una villa senza vino non è mai esistita. Il Livenza era la via del vino verso Venezia. Durante l’evento ci saranno in villa degustazioni di vini locali e la scoperta di cantine e produttori del Territorio, un modo per avvicinare la cultura alla tradizione e al sapere prendersi anche con i piaceri del palato.
Info: per partecipare

Dove: Villa Correr Agazzi con Barchessa, Via Fingoli 1-2, Biverone di San Stino di Livenza (VE)
Quando: 13 settembre 2026, ore 17:00
Prenotazione obbligatoria: inquadra il QR code in locandina o vai su forms.gle/U3jTtoo5RCJhLuCaW9
Contatti: info@villacorreragazzi.it – vocidivelluto@gmail.com
È l’occasione perfetta per capire che le nostre ville non sono musei morti. Sono state per 400 anni delle “case vive”. E il 13 settembre torneranno a parlare.











































































