Morto in carcere all’Aja, in Olanda, a 84 anni, dopo un processo per genocidio al Tribunale dell’Onu, Ratko Mladic, che ho conosciuto dal vivo. La cosa mi fa riaffiorare un sacco di ricordi, vecchi di oltre 30 anni. Per gli occidentali era un boia, per serbi e russi, è ancora un eroe popolare e lo dimostrano i funerali.
Il genocidio di 8400 mussulmani a Srebrenica, in Bosnia-Erzegovina è stata la più grande strage di civili in Europa nel dopoguerra. Seconda solo ai crimini nazisti.
Ebbene nel luglio del 1995, facevo l’inviato di guerra per il Tg3

Dove mi trovavo? A Srebrenica e a Gorazde, in piena guerra civile. Avevo preso il traghetto da S.Benedetto del Tronto diretto a Dubrovnik (Ragusa) assieme a diversi inviati, tra cui Maria Grazia Cutuli, la coraggiosa giornalista del Corriere uccisa in Afghanistan nel 2011. Assieme a lei, nonostante i bombardamenti sia serbi che croati, ci trovammo nei pressi di Srebrenica dove il generale Mladic, aveva arrestato migliaia di “bosniacchi”, come venivano chiamati da quattro secoli (per via dei Turchi) i cittadini di fede musulmana. La convivenza pacifica durava da tanto, poi la guerra aveva scatenato odi e comportamenti crudeli, tra famiglie di fedi diverse. Ah, la religione…
Mladic, il boia
Mi ricordo che intervistammo due fratelli, poco più che maggiorenni. Erano nati da un matrimonio misto, come si diceva, dove un mussulmano aveva sposato una cristiana. Entrambi molto laici. Avevano deciso di chiamare i figli, alternando un nome cristiano con uno islamico. Così il maggiore si chiamava Luka, il secondo arrivato Salim. Ma la stupidità della guerra non permette confusioni. Il primo venne arruolato con i serbi cristiani, il secondo con i soldati mussulmani. Li intervistammo, di sera, davanti a litri di birre tracannate. Tornavano dai combattimenti, uno da una parte e l’altro da nemico, e si raccontavano come era andata la giornata. Sembrava un film, invece era tutto vero. Ad un certo punto Salim, ci informa che il generale Mladic, aveva operato un sequestro di massa di civili mussulmani, che nulla avevano a che fare con la guerra. Separate le donne e i bambini, dai maschi, ovvero da 12 anni in su, il “boia” che dava le caramelle ai bambini, voleva interrogarli per conoscere complicità e misfatti. Era un tranello. Furono tutti massacrati. Facevano scavare le fosse a turno, poi sparavano e ai successivi facevano riempire le nuove fosse. Più tardi toccava a loro. Il generale Mladic sosteneva che “lo faccio per proteggere l’Europa dall’Islam”.
Il genocidio di Mladic
Una mattina molto presto, con la macchina Rai e la scritta “Press” troviamo in prossimità di un bosco vicino Srebrenica uno zombi che cammina. Era tutto coperto di terra, si vedevano solo gli occhi bianchi, terrorizzati. Ci fermiamo, ma ha molta paura. Poi capisce che non siamo serbi. Volevamo aiutarlo, lui era molto restio, sapeva che rischiavamo anche noi. Era riuscito a salvarsi perchè si era buttato nella fossa qualche frazione di secondo prima dello sparo. Una volta sepolto, aveva allungato il braccio per una boccata provvidenziale di ossigeno. Al mattino presto, spariti gli assassini serbi, si era messo a camminare nel bosco. Lo abbiamo nascosto nel portabagagli e portato alla Croce Rossa. Salvo.
Ma ho ancora conservata la tristezza di vedere i bambini morti per strada

Mi ricordo che per le donne ci fu un destino peggiore. A quelle incinte e con il pancione, i soldati serbi, scommettevano ridendo se era un nascituro maschio oppure una femmina. Non continuo il racconto per carità cristiana.
Quando Ettore Mo mi fece capire che era meglio andare via

A Tuzla, città di un altro massacro, poco distante da Srebrenica, ero diventato amico di Ettore Mo, il mitico inviato di guerra del Corriere della Sera, mi disse: “Maurizio, credimi è meglio andare via da qua”. Dormivo dentro una vasca da bagno circondata da sacchi di sabbia, così per sicurezza. Durante il massacro dei “bosniacchi”, tra l’altro in pieno rischio visto che il mio cognome poteva significare “croato“, grazie ad un collega tedesco che aveva una valigia con uno dei primi telefoni satellitari, riesco a collegarmi con la mia testata Rai, mi risponde il direttore: “Tranquillo, non abbiamo ancora letto le notizie sulla Reuter o l’AP (Associated Press)”, ovvero le agenzie di stampa internazionali”. Che delusione! Io ero in prima linea che rischiavo, loro in redazione davanti alla tv”.
Per concludere: il generale Mladic è morto in Olanda

Proprio il paese di provenienza dei soldati Onu, che dovevano difendere i mussulmani dai militari serbi. In modo non proprio eroico si erano ritirati subito e con la coda in mezzo alle gambe.
E se fossero stati italiani?











































































