Due giorni intensi alla Ahoy Arena di Rotterdam hanno consegnato alla ginnastica artistica italiana emozioni di segno diverso, ma con un filo comune: la sensazione che il movimento azzurro stia costruendo qualcosa di solido. Tra venerdì 23 e sabato 24 ottobre i Mondiali hanno incoronato la nuova regina del concorso generale, hanno visto crollare i pronostici su Kaylia Nemour e hanno regalato all’Italia, soprattutto, l’argento di Gabriele Targhetta al cavallo con maniglie. Nel mezzo le prove di Perotti, Tonelli e Iorio, tre ragazze alle prese con palcoscenici nuovi e con un’occasione preziosa di crescita.
A Rotterdam l’argento di Targhetta al cavallo con maniglie riporta l’Italia sul podio mondiale dopo 113 anni di attesa

Il verdetto è arrivato sabato 24 ottobre e ha il sapore della storia. Con 15.233 punti, frutto di una nota D di 5.900 e di una nota E di 9.333, Targhetta si è messo al collo la medaglia d’argento, diventando vicecampione del mondo. A separarlo dall’oro dell’armeno Manukyan, fermo a 15.300, sono bastati 67 millesimi, la distanza che divide una gioia enorme da una gioia appena più grande. Il bronzo è andato all’altro armeno, Khachatryan, con 15.000.
Per trovare un precedente azzurro sul podio iridato della specialità bisogna tornare a Parigi 1913, come ricorda la Federazione Ginnastica d’Italia, che segnala anche la fine di un digiuno di medaglie mondiali per l’artistica italiana che durava dall’edizione di Kitakyushu 2021. Il portacolori delle Fiamme Oro, già campione d’Europa nel 2026, aggiunge così una consacrazione globale al proprio percorso, al termine di una finale in cui, a detta del presidente federale Andrea Facci, tutti e otto i ginnasti hanno eseguito esercizi di altissima qualità senza errori.
La serata di venerdì 23 ottobre a Rotterdam ha offerto una finale combattutissima e ricca di colpi di scena

Il titolo è andato alla statunitense Skye Blakely, ventunenne, che con 55.733 punti ha preceduto la russa Liudmila Roshchina, argento con 55.199, e la cinese Ke Qinqin, bronzo con 55.032. Per Blakely è il successo più importante della carriera, arrivato dopo un lungo recupero dall’infortunio al tendine d’Achille destro, e costruito con regolarità sui quattro attrezzi: 14.200 al volteggio, 14.400 alle parallele asimmetriche, 14.200 alla trave e 12.933 al corpo libero, quanto bastava per tenere a bada le rivali, non senza un pizzico di suspense. Il titolo torna negli Stati Uniti dopo l’edizione 2025, vinta dalla russa Angelina Melnikova, che a Rotterdam non ha potuto difendere la corona perché le autorità olandesi le hanno negato il visto d’ingresso. Resta invece Vanessa Ferrari, trionfatrice ad Aarhus nel 2006, l’unica azzurra capace di vincere l’all-around mondiale.
La delusione di Rotterdam

La grande delusione è stata l’algerina Nemour, campionessa olimpica alle parallele a Parigi 2024 e prima delle qualificazioni con 55.999. La favorita ha compromesso la gara al primo attrezzo: nel volteggio d’apertura ha sbagliato la preparazione della rondata, arrivando sulla tavola in condizioni tali da dover rinunciare agli avvitamenti, e il 12.366 ottenuto le ha tolto un margine difficile da recuperare. Il direttore tecnico azzurro Enrico Casella ha spiegato che i talloni erano finiti fuori dalla pedana e che la ginnasta, sentendosi più lenta del dovuto, ha preferito non rischiare l’infortunio. Con grande carattere Nemour ha poi firmato 14.866 alle parallele e 14.500 alla trave, i punteggi più alti sugli attrezzi, ma il 13.266 al corpo libero non è bastato: è rimasta quarta con 54.998, a soli 34 millesimi dal bronzo.
Casella ha riconosciuto il merito del successo americano e ha apprezzato anche la prova della cinese, sottolineando come le giurie abbiano rispettato i valori espressi in pedana. In una serata dominata dagli Stati Uniti l’Italia ha trovato indicazioni incoraggianti con Giulia Perotti e Sofia Tonelli, entrambe alla prima finale mondiale a 24 e seguite dai tecnici Enrico Pozzo e Marco Campodonico. Perotti, appena diciassettenne, ha chiuso decima con 54.098 punti, entrando tra le migliori dieci generaliste del pianeta: 13.766 alla trave, 12.866 al corpo libero, 13.100 al volteggio e un 14.366 alle parallele, il suo miglior parziale della serata e la conferma di un attrezzo che può diventare il suo marchio di fabbrica.
Le atlete azzurre

Tonelli è arrivata quattordicesima con 52.666 e ha centrato il personale più alto al volteggio, un 13.500 con avvitamento e mezzo, completando una gara senza passi falsi con 13.300 alla trave, 12.566 al corpo libero e 13.300 sugli staggi. Il dato più bello è la reazione: la prova è arrivata dopo una finale a squadre in cui le azzurre avevano pagato alcune imprecisioni alla trave, e rialzarsi così in fretta, a questa età, non è scontato. Casella ha definito la finale a 24 un’esperienza che resta dentro, ha elogiato la capacità di riprendersi e ha indicato il prossimo passo, cioè aumentare i contenuti tecnici per giocarsi le medaglie, invitando le sue ginnaste a lasciare Rotterdam contente. Giovani, alla prime esperienze di questo livello, hanno ottime ragioni per esserlo.
Rotterdam. Alle parallele asimmetriche trionfa Nemour, mentre Perotti e Iorio chiudono tra le prime otto del mondo

Sabato è toccato alle parallele asimmetriche, con l’Italia in finale grazie a Elisa Iorio e Perotti, entrate rispettivamente con il quarto e il settimo punteggio delle qualificazioni. Nemour ha ritrovato subito il sorriso: 15.333 e titolo mondiale, davanti alla tedesca Helen Kevric, argento con 14.833, e a Blakely, bronzo con 14.600. Quarta la francese Elena Colas con 14.533, poi l’olandese Naomi Visser con 14.366 e la russa Alena Glotova con 14.233.
Per le azzurre un errore a testa ha inciso sul punteggio

Perotti non è riuscita a impugnare lo staggio nel movimento Downie e ha chiuso settima con 13.266 (D 5.900, E 7.366); Iorio ha sbagliato l’esecuzione di uno Stalder con mezzo giro, perdendo la direzione prevista, ed è stata ottava con 12.500 (D 5.700, E 6.800). Ma il quadro complessivo è tutt’altro che negativo. Iorio, ventitreenne modenese alla quinta partecipazione ai Mondiali, disputava la sua prima finale di specialità iridata, due mesi dopo l’argento europeo e dopo la vittoria a Cottbus, la prima in Coppa del Mondo della carriera, e si era qualificata con 14.466 e una nota D di 6.3, numeri da protagonista.
Perotti, fresca di bronzo continentale, era al secondo atto conclusivo di specialità in un Mondiale in appena dodici mesi, dopo quello al corpo libero della passata stagione, e durante la settimana aveva piazzato tre esercizi alle parallele da 14.366, 14.400 e 14.366. Cadute di questo tipo capitano quando si spinge su difficoltà elevate: le due azzurre restano tra le otto migliori specialiste del mondo e hanno davanti un futuro che si annuncia roseo, soprattutto per una ragazza di diciassette anni come Perotti.
Targhetta, dalla palestra della Spes Mestre al secondo gradino del podio mondiale con Centazzo al fianco

Dietro l’argento di Targhetta c’è una storia di radici venete. Il ginnasta delle Fiamme Oro della Polizia di Stato è cresciuto nella palestra della Spes Mestre, sotto la guida del suo allenatore Gianmatteo Centazzo, a cui il presidente federale, il padovano Facci ha rivolto i complimenti insieme a tutta la delegazione italiana. In qualificazione l’azzurro aveva già mostrato di essere uno dei più forti, con un 14.833 che era il terzo punteggio del turno al cavallo, e in finale ha trovato il passo giusto nel momento decisivo.
Un podio importante a Rotterdam

Il presidente della Federazione Ginnastica d’Italia ha raccontato di aver atteso fino all’ultimo esercizio, consapevole che Manukyan fosse l’avversario più temibile, e ha parlato di un ragazzo giovanissimo che nello stesso anno è diventato campione d’Europa e vicecampione del mondo, con tutte le caratteristiche per affrontare il percorso verso Los Angeles 2028. Facci ha poi allargato lo sguardo a tutto il settore maschile: la scalata dell’ItalGAM negli ultimi otto anni è, a suo dire, indiscutibile, dal sesto posto olimpico di Parigi fino a Rotterdam, dove una formazione giovane e rinnovata ha mancato la finale a squadre per appena due decimi. «Il movimento c’è, i risultati arrivano», ha riassunto.
Ultimo atto a Rotterdam con Manila Esposito alla trave e Abbadini alla sbarra a caccia di una sorpresa
Il sipario cala domenica 25 ottobre, con le finali di specialità in programma dalle 14.00 e in diretta su RaiSport, canale 58. Per l’Italia restano due appuntamenti. Alle 14.42 è in calendario la finale femminile alla trave, con Manila Esposito terza ginnasta a salire in pedana, mentre alle 17.19 toccherà a Yumin Abbadini, sesto in gara, nella finale maschile alla sbarra, l’ultima della rassegna. Casella ha ricordato che la trave è una gara che lascia sempre in sospeso e che Esposito è una ginnasta capace di tutto, mentre ha giudicato più complicato inserirsi alle parallele. Facci ha sottolineato come Esposito possa giocarsi un risultato importante e come Abbadini abbia già raggiunto un traguardo significativo entrando tra i migliori otto al mondo alla sbarra, con un augurio sincero a entrambi. Dopo l’argento storico di Targhetta, Rotterdam può ancora regalare qualcosa all’Italia.













































































