“Quando che te parli co’ mi, te ghè da parlare in Veneto!”. (“Quando parli con me, devi farlo in lingua veneta!”). Siamo nel mese di settembre 1995. A esordire telefonicamente in questo modo molto particolare è niente meno che DINO DURANTE, scrittore, poeta e umorista noto ben oltre i confini padovani. All’altro capo del telefono c’è il piccolo Mattia (io), che alla giovanissima età di 12 anni prende coraggio e decide di mettersi in contatto con uno dei miti letterari della sua adolescenza. A rispondere per prima (dopo giorni di… segreteria!) è la signora Mary.
Chi era Dino Durante

Ma andiamo con ordine. Dino Durante nasce il 15 maggio 1923 a Padova, a poca distanza dal Borgo della Paglia. Nella sua carta d’identità artistica c’è scritto: “Ama le belle donne, il buon vino e la buona tavola; odia fieramente il lavoro, gli spinaci e chi gli rompe le palle!”. Il suo motto preferito è “Chi lavora perde tempo prezioso!”.
Dino a Galzignano

Quando si trasferisce a Galzignano Terme, nel cuore dei Colli Euganei, prenderà casa in via Pianzio, nella periferia del paese, che lui trasformerà nella celebre Repubblica Veneta della Val Pianzio, “dove no’ comanda gnanca Dio!”. “Tale repubblica (forgiata sul dopolavoro) è stata fondata nel 1976 – si legge nell’atto costitutivo ufficiale – dall’unico Presidente Dino Durante nella sede di Galzignano in via Pianzio 32. Il suo territorio si estende orizzontalmente per soli 435 mq, ma si sviluppa enormemente in altezza. Sono rigorosamente banditi dalla repubblica solamente gli astemi, gli anoressici e i rompiscatole. Per diventare cittadini onorari, sarà sufficiente presentarsi alla dogana armati di un salame e di un fiasco di buon vino.” La repubblica si doterà in seguito di una bandiera gialla raffigurante il leone di San Marco con spada sguainata e di una moneta denominata “schei de mona” coniata in tre versioni: oro, argento e bronzo.

Piccola digressione sull’origine del nome PIANZIO. Questo sconosciuto toponimo deriva probabilmente da PLANCIUS (= PLANCIO), un proprietario terriero che in epoca romana aveva dei possedimenti in quest’area comunale.
Il maestro Dino

Il mitico Dino comincia l’avventura di maestro elementare fin da giovanissimo presso le ex scuole elementari “Filippo Corridoni” di Galzignano, dove da subito si fa notare e apprezzare dai suoi studenti e colleghi per i molti tocchi di originalità che introduce nel suo lavoro. Infatti, mio padre Dino ha avuto il piacere di averlo come maestro elementare negli anni Sessanta. Mi racconta spesso che, durante le lezioni di Storia, egli improvvisa delle barricate con i banchi e le sedie della classe, e divide gli allievi in squadre per raccontare le grandi battaglie storiche. Verso l’ora di pranzo, il maestro Dino si rivolge all’alunno Pampuri, detto “Bobbola”, gli da’ una manciata di lire e gli ordina: “Vammi a prendere un Campari!”, che lui consumerà regolarmente in classe; durante la ricreazione, si ritira in corridoio a fumare con la collega Fadelli.
Il suo strano “comportamento”

Dino chiede spesso ai suoi studenti dei polli, che poi si porta a casa per cena; quando i polli sono ormai ridotti a dei cumuli di ossa, li riporta a scuola per il corso di… anatomia! In cambio, regala ai ragazzi delle riviste di caccia e pesca rigorosamente datate. Per le pulizie a casa Durante, sita nella già citata Val Pianzio, Dino sorteggia dei volontari dalle sue classi e li ospita per un pomeriggio intero; insegna loro i nomi dei vari tipi di erbe commestibili/selvatiche, oppure li accompagna direttamente nei campi, e alla fine garantisce pane e Nutella per tutti. Dino Durante è anche un grande appassionato di caccia e pesca. A Cesuna, sull’altopiano di Asiago, ha una seconda casa e la sua location di caccia preferita: cattura selvaggina, qualche capriolo e una grande varietà di uccelli, dopodiché organizza puntualmente una cena con gli amici di via Pianzio.
Dino giornalista

Nel 1951, Dino corona il suo sogno e si iscrive all’albo dei giornalisti; avvia quindi delle proficue collaborazioni con alcune testate giornalistiche locali e nazionali come “Il Gazzettino”, “Il Resto del Carlino”, “Il Bertoldo”, “Il Corriere della Sera” e “Il Corriere dei Piccoli”. In questo ambito fa amicizia con Giovanni Guareschi, Giovanni Mosca, Indro Montanelli e Francesco Jori, ma anche con Mario Rigoni Stern, con il regista Ermanno Olmi, e con alcuni attori di fama nazionale come Paolo Villaggio, Ottavia Piccolo e Lino Toffolo. Da giornalista a scrittore, il passo sarà molto breve.
I libri

Dino pubblica il suo primo libro nel 1959: si tratta di “Un maestro ride”, autobiografico e sarcastico, è uno spaccato sul mondo della scuola che lo introduce al grande pubblico. Ai libri di carattere decisamente più umoristico come “El Manuale dee Monàde”, “El Libro dee Parolàsse” o la raccolta “Venti ani de Barzelète”, rigorosamente in lingua veneta, affianca ben presto un filone letterario di carattere storico ma dissacrante con dei titoli come “Napoleone corni e gloria”, “La Bibbia secondo Nane Speronèlo” o “Va ramengo Lucressia”.
Non solo umorismo, però

Nei suoi libri di poesie “Incontro”, “Una lunga primavera” oppure “Un brevissimo aprile” troviamo il suo lato più intenso e malinconico, cosiccome nel capolavoro “Dove si attacca la Signora Luigia?”, un delizioso affresco dedicato alla cultura e alle tradizioni locali del territorio padovano/veneto. Con lo storico Gianfranco Turato, Dino realizza nel 1978 (anno nel quale chiude con l’insegnamento per dedicarsi completamente alla carriera di autore) il prezioso “Vocabolario etimologico Veneto – Italiano”, mentre con l’amico (nonché allievo e futuro socio) Walter Basso produrrà verso la fine degli anni Novanta il monumentale “Nuovo Dizionario etimologico Veneto – Italiano/Italiano – Veneto con modi di dire e proverbi”. Nel 1994, riesce a raggruppare in una mega-antologia i più grandi autori umoristi (italiani e internazionali) del 1800/900.
Dino e Lo Strologo

Ma la sua creatura più nota al pubblico è sicuramente l’almanacco umoristico conosciuto con il nome di “Lo Strologo”, creato nel 1965 in collaborazione con il poeta padovano Bepi Missaglia e lo scrittore Franco Zanotto. Nei primi tempi, Dino e l’editore Gigi Piovan viaggiano in station-wagon e consegnano il richiestissimo “Strologo” ai bar e alle trattorie dei Colli Euganei. Negli anni seguenti, diventerà il libro natalizio veneto più quotato, e cesserà di esistere dopo ben 35 anni di attività, praticamente quasi in concomitanza con la morte di Dino Durante, avvenuta il giorno 22 maggio 2002. Anche in questa occasione, l’autore non rinuncia alla sua verve pungente e scrive una poesia (pubblicata postuma), in cui recita: “Se ghe zè na roba che me rompe le scatole, zè ‘ndare al me funerale! Signore, spètame, vègno catàrte e go l’impression che faremo a bòte!”.
Ciao Dino



Come già anticipato, io ho avuto il grande piacere di conoscere Dino Durante nel mese di settembre 1995, quando in seguito a quella pittoresca conversazione telefonica accetta il nostro invito e fa il suo storico ingresso ufficiale a casa Bianco. A soli 12 anni, lo ricordiamo, io sono già un suo vorace lettore e figlio di un suo allievo, papà Dino. Inoltre, una solida amicizia pluriennale lo lega al mio prozio Danilo Ferri, citato nei suoi libri in più di un’occasione. Sul tavolo della nostra cucina, Dino mi disegna due vignette complete di autografo (dapprima in matita per la brutta copia, poi ripassate in penna). Dopo le foto di rito, mi accompagna quindi alla sua inconfondibile Volkswagen Polo verde, apre il bagagliaio strapieno di libri e mi fa due bellissimi regali: la raccolta “Gigetto el fillio monna” e il libretto “L’eremita e il diavolo”.
Una via porta il suo nome

A distanza di quasi venticinque anni dalla sua morte, credo che ormai siano maturi i tempi per intitolargli una via. Anzi…. Una via che porta il suo nome c’è già! Concedetevi una gita nell’estremità sud-orientale dei Colli Euganei, raggiungete una graziosa località denominata Cornegliana di Due Carrare (Padova) e cercate via Dino Durante……









































































