Nei banchi delle scuole superiori della provincia di Belluno è arrivato un volume di approfondimento didattico che mette in discussione il ruolo dell’uomo nel riscaldamento globale. Intitolato Cambiamenti climatici: scenari, sfide, soluzioni, il libro nasce come raccolta degli atti di un convegno, ed è stato edito con il patrocinio del Comune di Belluno e sostenuto finanziariamente dalla Regione Veneto con un contributo pubblico di circa 29.500,00 euro.
La disinformazione ecologica di Giacchetti

Tra i contributi che hanno sollevato le reazioni più accese figura quello firmato da Giorgio Giacchetti, presidente dell’Ordine dei Geologi del Veneto. Nel suo testo si sostiene che l’attuale incremento delle temperature rientri in «naturali cicli climatici» — probabilmente di origine astronomica e legati ai cicli orbitali terrestri — e non nelle emissioni antropiche di gas serra. Il saggio spinge la tesi fino a suggerire che le carote di ghiaccio dimostrerebbero come la CO₂ sia «un effetto e non la causa» dei cambiamenti climatici, proponendo persino che l’effetto serra diventi sostanzialmente «trascurabile» oltre i 260 ppm e riportando dati inesatti sulla concentrazione atmosferica attuale.
La risposta alla disinformazione

A stretto giro è arrivata la presa di posizione delle istituzioni accademiche e scientifiche italiane. Climatologi di fama internazionale e dipartimenti universitari hanno espresso forte sconcerto, denunciando come la distribuzione di tesi smentite dalla quasi totalità della letteratura scientifica internazionale costituisca un atto grave.
Analisi e reazioni ufficiali delle voci della scienza

Una delle prime reazioni è giunta da Carlo Barbante, professore all’Università Ca’ Foscari di Venezia, direttore dell’Istituto di Scienze Polari del CNR e tra i massimi esperti mondiali di analisi delle carote di ghiaccio. Barbante ha indirizzato una lettera aperta al Comune di Belluno e alla Regione Veneto:
«Sostenere che la CO₂ sia un mero effetto e non la causa del riscaldamento globale significa ignorare decenni di fisica dell’atmosfera ed evidenze paleoclimatiche consolidate. Presentare queste teorie agli studenti come alternativamente valide equivale a negare il consenso scientifico internazionale rappresentato dall’IPCC.» (Nota: IPCC sta per Intergovernmental Panel on Climate Change, che tradotto in italiano significa Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambiamento Climatico).
Surian contro la disinformazione ecologica

L’Università di Padova è intervenuta ufficialmente attraverso una presa di posizione congiunta del Dipartimento di Geoscienze e del Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF). Il direttore di Geoscienze, il professor Nicola Surian, ha dettagliato le incongruenze scientifiche e i dati errati contenuti nel volume:
«Nella relazione si sostiene che l’effetto serra diventi trascurabile oltre i 260 ppm e si attribuisce l’attuale aumento delle temperature a cicli naturali. Queste affermazioni contrastano con le conoscenze consolidate sul sistema climatico. Il testo riporta inoltre una concentrazione atmosferica di CO₂ di circa 460 ppm, un valore non coerente con le misurazioni ufficiali disponibili: la media globale del Laboratorio NOAA indica infatti valori intorno ai 427,6 ppm. È particolarmente grave che contenuti privi di riscontro scientifico vengano proposti nelle scuole come materiale di approfondimento.»
Le reazioni della società civile e il dibattito politico sulla disinformazione ecologica
La vicenda ha superato i confini delle aule scolastiche e accademiche, innescando proteste da parte delle associazioni ambientaliste, dei sindacati e delle reti studentesche locali. Gli studenti hanno sottolineato il paradosso di un territorio alpino come quello bellunese — segnato da eventi estremi come la tempesta Vaia e dal rapido ritiro del ghiacciaio della Marmolada — che si trova a distribuire testi che ridimensionano l’impatto dei cambiamenti climatici.
In ambito politico, la questione è arrivata in Parlamento con interrogazioni rivolte al Governo da parte di esponenti dell’opposizione, che hanno chiesto il ritiro del testo dalle scuole e chiarimenti sull’impiego dei finanziamenti pubblici regionali. La vicenda del manuale di Belluno riporta al centro del dibattito il tema della falsa equivalenza nella comunicazione scientifica. Presentare una posizione di minoranza priva del riscontro delle parti come un’opinione di pari dignità rispetto al consenso di migliaia di ricercatori e ai report dell’IPCC non costituisce pluralismo, bensì disinformazione. La scuola ha il compito istituzionale di fornire agli studenti strumenti basati sul metodo scientifico e sulla verifica rigorosa delle fonti. Quando le istituzioni pubbliche finanziano e promuovono testi con evidenti inesattezze scientifiche all’interno del sistema scolastico, si rischia di minare la fiducia nella ricerca e di indebolire la consapevolezza ambientale delle giovani generazioni di fronte alle sfide del territorio.
Alterazione del regime idrologico e superamento del picco dell’acqua

La fusione dei ghiacciai e la riduzione del manto nevoso sulle Alpi stanno trasformando il bacino idrografico del Po da un sistema a regime nivo-glaciale (con portata costante anche in estate grazie allo scioglimento dei ghiacci) a un sistema prevalentemente pluviale (dipendente dalle piogge stagionali). Poiché la Pianura Padana produce circa il 40% del PIL agricolo italiano ed è un’area ad altissima intensità idrica, le proiezioni dei modelli idrologici indicano criticità strutturali lungo quattro direttrici principali.
I ghiacciai e la neve fungono da “torri d’acqua” naturali che immagazzinano precipitazioni in inverno e le rilasciano nei mesi estivi più caldi e secchi.
- Spostamento dei picchi di portata: La fusione anticipata della neve sposta il picco massimo di portata dei fiumi dalla fine della primavera (maggio-giugno) alla fine dell’inverno o inizio primavera (marzo-aprile), quando il fabbisogno irriguo delle colture è ancora basso.
- Superamento del Picco dell’Acqua (Peak Water): la maggior parte dei bacini glaciali alpini che alimentano l’asta del Po ha già superato la soglia oltre la quale l’apporto di acqua di fusione inizia a diminuire in modo irreversibile a causa del ridottissimo volume dei ghiacciai residui. Di conseguenza, nei mesi di luglio e agosto la portata del Po registra cali compresi tra il 30% e il 50% rispetto alle medie storiche.
Rischi per l’agricoltura padana e le colture idro-esigenti

L’agricoltura della Pianura Padana si basa su un complesso sistema di canali d’irrigazione storici (come il Canale Cavour o il Canale Emiliano Romagnolo) progettati per funzionare con livelli idrici costanti nei mesi estivi. Coltivazioni fondamentali per la filiera agroalimentare come il riso (che richiede la sommersione dei campi), il mais e la soia soffrono lo stress idrico proprio nelle fasi critiche della fioritura e dell’accrescimento. Le proiezioni idro-agronomiche stima che le rese agricole di queste colture potrebbero subire contrazioni comprese tra il 15% e il 35% nei periodi di siccità prolungata. Il deficit idrico colpisce la produzione di erba medica e foraggio per gli allevamenti bovini della regione lattiero-casearia padana, con ripercussioni sulla produzione di Parmigiano Reggiano e Grana Padano.
Insomma, le informazioni date devono essere realistiche, perché quando come in questo caso la realtà visibile a chiunque è quella attuale, c’è da chiedersi con quale coraggio si tenti addirittura una negazione scientifica dei fatti.







































































