Quel 12 maggio di 51 anni fa in campo c’era anche Rudy. Che non le mandò a dire all’allora bomber “Long John” Chinaglia prima che quest’ultimo calciasse il rigore che valse il primo tricolore nella storia della Lazio. “Però non scrivete le parolacce che dissi a Giorgio”, ride ancora oggi Rudy.
Rudy Cimenti presente da avversario ad uno storico scudetto
Allo Stadio Olimpico di Roma si giocava infatti Lazio-Foggia, la vittoria avrebbe dato matematicamente lo scudetto alla squadra guidata dal compianto Tommaso Maestrelli, un innovatore e uno psicologo in grado di guidare alla vittoria una squadra piena di campioni, dai caratteri …diciamo esplosivi. Quel giorno sulla fascia sinistra c’era Rodoldo “Rudy “ Cimenti di Roncade. Si prese cura di Renzo Garlaschelli. Rudy ancora oggi vive a Roncade, la città del Castello. Il padre Angelo prima di aprire il negozio di casalinghi, faceva il “poamer” nei vari mercati.
La storia di Rudy

A 15 anni il ragazzo è allenato da quello che viene considerato a Roncade non un semplice allenatore, ma un vero e proprio punto di riferimento per i giovani che intendevano intraprendere la carriera calcistica: parliamo del “Tato” Angelico che Rudy definisce ancora oggi “un padre oltre che un mister”. Da Roncade a Treviso in serie C un po’ “casa e bottega”. Cimenti è forte in marcatura, ma sa anche correre sulla fascia sinistra e mettere cross per gli attaccanti. Dopo quattro anni al “Tenni”, il salto di categoria, destinazione Puglia. Il Foggia grazie anche al fiuto di Romeo Anconetani all’epoca “talent scout” poi presidente del penultimo Pisa in serie A, vince la sfida con l’Atalanta mettendo nel piatto cinque milioni in più delle vecchie lire. In Puglia il giovane roncadese rimarrà per una decina d’anni. “Con la mia vendita la società calcistica Treviso incassò 60 milioni – racconta Cimenti – niente male per l’epoca”.
Rudy non andò male nemmeno a lei…

“Con gli stipendi conseguiti nella Marca mi comprai una Fiat 850 Coupè che poi mi rubarono a Foggia”.
Il quel Foggia c’era anche uno dei calciatori scomparso 48 anni fa e che ancora oggi non “riesce” a riposare in pace: Luciano Re Cecconi.
“Un ragazzo stupendo il “Ceco”, simpatico e in grado di saper aggregare. Eravamo un gruppo di scapoli, il sottoscritto, Berta, Rognoni e Luciano andavamo a pranzo alla stazione di Foggia”.
Rudy arriviamo al 1972-73 l’anno della promozione in serie A.

“Abbiamo vinto per 1-0 fuori casa una decina di partite. Entrare nella nostra area di rigore era un’impresa. Altro che le difese di oggi….”
Allenatore Lauro Toneatto. Che ricordo ha di quel mister?

“Uomo buono, ma di carattere. Mi ha insegnato a fare il difensore, a marcare e saltare di testa. Poi Gianni Seghedoni, un po’ maniaco dei ritiri”.
Quell’anno in serie A fu subito retrocessione. Eppure eravate partiti benissimo. Cosa è successo?

“Nelle prime dodici partite del campionato eravamo quarti con 15 punti, la squadra rivelazione del torneo, ma nelle altre diciotto partite ne raccogliemmo solo 9. I motivi? Forse troppa tranquillità, sono mancate grinta e la giusta dose di cattiveria”.
Chi è il più forte che ha marcato in carriera?


“Gianni Rivera senza ombra di dubbio, spesso da terzino venivo destinato a seguire le mezze ali. E Mario Corso che se prendeva palla era dura portargliela via. Se poi batteva una punizione…Senza dimenticare Helmut Haller. In fascia non vi racconto cosa significava marcare Franco Causio e Claudio Sala, marcare gli esterni mezzo secolo fa era durissima. Quando salivo in treno dopo gli incontri disputati pensavo a chi mi toccava marcare la domenica seguente…quanti pensieri”.
Visto che lei giocava in difesa ci indichi quello che lei alla sua epoca identificava come il miglior difensore?

“Tarcisio Burgnich era micidiale. Praticamente non ti mollava”.
Rudy il calcio di oggi la “cattura”?

“Non lo guardo. Spesso ci troviamo con i miei ex compagni del Foggia e commentiamo assieme. A nessuno piace questo modo di giocare. C’è questa tattica del tornare indietro, noi cercavamo sempre di fare gol”.
Per lei la Puglia ha un valore immenso. Non solo Foggia, anche Taranto e Brindisi..

“Mia moglie non voleva più tornare in Veneto. Vi dico solo che a Foggia ad assistere agli allenamenti c’erano 4mila persone”.
Cimenti iniziò la sua carriera nella Marca Trevigiana per concluderla nella …Marca più sulla zona pedemontana, a Montebelluna. Dopo aver appeso le scarpe al chiodo, ha allenato per una ventina d’anni nelle provincie di Padova, Venezia e Treviso.

















































































