In un incontro a Verona, nel presentare un mio libro i componenti del panel mi sollecitavano a parlare di Venezia. Ebbene, io ho un rapporto con la mia città molto particolare, tanto che sarei tentato di non parlarne. Avverto un certo senso di pudore… per me è la città dell’anima. Mi sovviene lo scrittore russo Iosif Brodskij che considerava Venezia luogo dell’anima: “toccando l’acqua questa città migliora l’aspetto del tempo, abbellisce il futuro. Ecco la funzione di questa città dell’universo. Perché la città è statica mentre noi siamo in movimento. La lacrima ne è la dimostrazione. Perché noi andiamo e la bellezza resta. Perché noi siamo diretti verso il futuro mentre la bellezza è l’eterno presente”.
Il turismo per Venezia: da risorsa a incubo

Alla fine della guerra, Venezia era una città molto affollata e prostrata. All’epoca, le attività economiche erano ancora sparse per la città. Ma all’isola della Giudecca ve n’era una notevole concentrazione, la vera zona industriale, mentre alla Marittima funzionava il porto commerciale. In città operavano altre imprese a cominciare dall’Arsenale (che chiuderà negli anni Cinquanta, mentre dava ancora lavoro a 600 addetti) e dalla Manifattura Tabacchi, altra realtà a forte occupazione femminile che chiuderà negli anni Novanta quando operavano ancora 180 lavoratrici. C’erano ancora gli investimenti, effettuati tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, quando Venezia era considerata una città industriale e in essa convergevano le linee di traffico stradale, ferroviario e marittimo rendendola sede naturale per le attività industriali. Non parliamo poi delle numerose attività artigianali.
Da Venezia a Mestre

Al censimento del 1951 risultavano risiedere nel centro storico 175 mila abitanti, dieci anni dopo erano scesi a137 mila, aveva quindi preso avvio il trasferimento di molti veneziani in terraferma, attratti da alloggi più confortevoli (il bagno, innanzitutto) e dalla possibilità di possedere l’automobile. La terraferma passa in quei dieci anni da 96 mila abitanti a 161 mila! Molti giovani sono spinti “a metter su famiglia” a Mestre, che diventa città, si modernizza, con l’apertura di supermercati e centri commerciali.
L’aqua granda
Ma il vero punto di svolta della città avviene nel 1966 con il fenomeno dell’aqua granda, quando la popolazione prende coscienza della fragilità che incombe sulla città e sulle vite dei residenti. Intanto, le industrie a Porto Marghera sono in grande sviluppo anche perché utilizzano la cosiddetta “autonomia funzionale”, ossia la possibilità di scaricare direttamene in fabbrica le materie prime, visto che sono in prevalenza imprese di trasformazione.
Un cambiamento radicale

Con il 1980 inizia un’altra era in cui il turismo comincia a svilupparsi nel mondo intero. L’avvio della globalizzazione, i progressi travolgenti dei trasporti aerei e lo sviluppo di internet qualche decennio dopo, la caduta del muro di Berlino, il miglioramento delle condizioni economiche della popolazione occidentale e, più recentemente, di quella asiatica (cinesi, in particolare) determinano una crescita senza precedenti di questa attività economica che investe le spiagge, le stazioni montane, le città d’arte e non solo. Si visita tutto, si soggiorna dappertutto, in ogni luogo! Venezia è sempre stata nei secoli una meta turistica, ma una meta che attraeva artisti, studiosi e persone benestanti o amanti del bello, innamorati di questa città unica al mondo. Con gli anni Ottanta Venezia comincia ad essere una meta che “tutti” intendono visitare.
Venezia e il Carnevale ritrovato

Un altro punto di svolta in questo percorso che porta Venezia allo stato attuale è la riscoperta e il rilancio del Carnevale, nel 1979, che incrocia questo sviluppo del turismo mondiale con l’offerta invernale di Venezia. La si può visitare non solo nelle mezze stagioni e in estate, ma anche in inverno, visto che si offre una rivisitazione del carnevale del Settecento, eccezionale attrazione che comincerà a interessare il mondo intero. Le occasioni di far guadagno a Venezia vanno alle stelle e, con i turisti, arrivano gli investitori, grandi e piccoli, foresti e locali. Si apre una strada di grandi opportunità di investimento.
Come cambia la città

Gli affitti salgono. I prezzi dei beni di consumo pure aumentano, giustificati dai maggiori costi di trasporto che le merci subiscono per arrivare in centro storico. Questi alti prezzi spingono ancor più le famiglie a prendere casa a Mestre o nella vicina terraferma. Molti negozi non reggono gli affitti che i proprietari aumentano anche del 130% seguendo la tendenza del mercato, dando così spazio allo street food, alle paninerie, alle pizzerie, ai ristoranti e osterie, alle cianfrusaglie dette “specialità veneziane” e alle maschere.
Allo stesso tempo, la rivoluzione tecnologica concorre ad alimentare questo fenomeno turistico


Due esempi su tutti. Nasce e si sviluppa sempre più il turismo crocieristico…. Altro fenomeno connesso alla nuova tecnologia è la nascita della piattaforma Airbnb, un modello di business che prende una configurazione orizzontale dal momento che facilita rapporto tra chi offre e chi usa la stanza e che in pochi anni supera la catena Hilton, senza investire in asset immobiliari, ma solo in asset tecnologici (hardware e software). Airbnb a Venezia ha aumentato a dismisura l’offerta turistica, non solo alberghi, pensioni, B&B ma ora anche questo “affitto della stanza a giornata” alla quale concorre molta popolazione veneziana e non solo (basta essere proprietari di casa a Venezia) e che vede in questa attività un lucroso investimento. Un fenomeno aiutato da una deliberazione del Comune che consentiva l’autodenuncia della idoneità dell’immobile per farne un B&B
Venezia e la cultura

Non tutti sono così, vi è anche, per fortuna, un turismo culturale che con la sua presenza sostiene, di fatto, molte istituzioni veneziane a cominciare dalla Biennale, dal MUVE e dal Teatro La Fenice. Ritornando all’attrazione del marchio, va detto che esso esercita il suo influsso su un ampio territorio che secondo certi studi va dalla riviera romagnola a quella gardesana, fino al Friuli e oltre. In altri termini, questa enorme attrazione turistica di Venezia, che investe un ampio territorio circostante, è a fondamento di un fenomeno preoccupante, quello degli “escursionisti” che apportano poca ricchezza, producono rifiuti, consumano il territorio e creano tanta confusione in molti giorni dell’anno.
Il problema del turista “mordi e fuggi”

Il problema diventa ancor più critico quando l’escursionista non compie la gita in un giorno, ma è un “escursionista sistemico” in quanto visita la città alloggiando in una struttura alberghiera vicina a Venezia, facilmente raggiungibile, o addirittura nel Comune di Venezia. Tanto più che in questi tempi sono state concesse le autorizzazioni a costruire vicino alla stazione ferroviaria di Mestre un polo alberghiero molto consistente. Si parla di 4.000 stanze, per rivitalizzare la città di Mestre, favorendo però ulteriormente l’escursionismo….
Prepararsi al futuro di Venezia

Un grande consultazione internazionale che coinvolga saggi di tutto il mondo per pensare al dopo MOSE, quando per effetto del cambiamento climatico e del conseguente innalzamento del livello del mare la protezione delle dighe mobili non basterà più a Venezia e alla sua laguna. “Per la fine del secolo avremo un metro in più, e non è lo scenario più catastrofico” avverte il professor Andrea Rinaldo, una vita dedicata all’ingegneria idraulica, vincitore del Nobel dell’acqua, che è presidente dell’Istituto Veneto di scienze, lettere e arti, rilancia il suo appello per coinvolgere le migliori menti della ricerca al fine di trovare una soluzione per la Venezia del prossimo futuro.
Il modello sarebbe quello messo in moto per la Grande Parigi

Rinaldo va ripetendo da mesi. “Tutti mi dicono che è una bella idea, ma non riesco a trovare finanziamenti necessari. Serve una consultazione libera e indipendente. Per la grande Parigi sono stati scelti sette gruppi di lavoro, a cui è stato dato un anno per lavorare e presentare il materiale. Consultazione che si era chiusa con una grande mostra e con i risultati che restano a disposizione della politica per sue scelte”. Quel che servirebbe anche per Venezia, alle prese con quella che Rinaldo definisce “una scelta epocale”. “C’è l’urgenza di decidere perché il cambiamento climatico è già su di noi e ha una rapidità senza precedenti, che rende inutilizzabili le statistiche del passato. L’Istituto Veneto, che da duecento anni si occupa di salvaguardare Venezia, può fare la sua parte, non ha interessi in campo e può essere un buon collettore. Ma c’è bisogno di una organizzazione di livello internazionale.
Una Venezia da ripensare

Oggi c’è una lobby molto forte che lavora per la monocultura turistica, diventerà solo una quinta teatrale. Bisogna, invece, tornare ad un modello di città completa, lavorando non sugli accessi, ma sulla diversificazione della residenza, sulla fabbrica della innovazione. C’è da ripensare un po’ a tutto e va fatto.













































































