Ieri mattina, sabato 19 settembre, si sono svolti a Venezia con grande partecipazione i funerali dello storico veneziano Giorgio Crovato nella chiesa dei XII Apostoli . Le offerte sono andate alle associazioni Odo e Avapo.
Giorgio e quella foto in bianco e nero che dimostrava già tutto

La prima immagine era quella di due giovani veneziani immortalati in una fotografia che, lì per lì, non sarebbe passata alla storia. Un sottile bianco e nero, due giovani che vogano alla veneta, in piedi, uno davanti e uno dietro, su una “maschereta”. Insomma, una delle tante foto cartolina che rievocavano la vita nella recente Serenissima. E invece no, quella foto “povera”, con a bordo Giorgio e Maurizio Crovato, sarebbe passata alla storia come la prima foto di una timida, reale, efficace “rinascita” del popolo veneziano capace di riappropriarsi del proprio percorso storico, della volontà di riprendersi un futuro dopo la batosta dell’Aqua granda del 1966, e il conseguente spopolamento dell’ “urbe”, oltre che con l’abbandono della residenza e il cappio dell’ inquinamento ambientale.
Quel messaggio lanciato da Giorgio e Maurizio che non può restare inascoltato

Era il 1978: l’anno del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro; dei tre Papi (Montini, Luciani, Wojtyla), dell’elezione di Sandro Pertini al Quirinale; degli accordi di Camp David. Fu peraltro un anno senza Mostra del Cinema, con una Biennale travolta da polemiche e esigenze di rinnovamento. E fu in quell’anno che Maurizio e Giorgio Crovato lanciarono il loro messaggio con un libro “Isole Abbandonate della laguna di Venezia”: un’indagine-catalogo che raccontava il viaggio in questi luoghi dimenticati fino ad allora dal progresso, dalla “smemoratezza” e finiti nell’oblio. Piccoli fazzoletti di terra che, in realtà, avevano fatto la storia di Venezia.
L’ultimo saluto a chi ha lottato fino alla fine come un leone


In questi giorni, la vicenda dei fratelli gemelli Crovato è tornata prepotentemente alla cronaca per la scomparsa di uno dei due protagonisti di questa storia. All’età di 74 anni, dopo aver lottato contro un male incurabile, se ne è andato Giorgio, persona buona, innamorato della sua città, dirigente dell’ex Cassa di Risparmio di Venezia, ma soprattutto ricercatore e appassionato di storia. Tutte narrazioni con la “N” maiuscola”; ma intendiamoci, tante vicende popolari. Niente Dogi, battaglie, famiglie patrizie, Niente “glorie” di conquista e colonie da sbandierare. Ma un’altra Venezia, quella delle classi povere, quella che si appassionava e sbarcava il lunario vincendo le Regate di voga veneta che, ancor oggi, contrassegnano il calendario cittadino, e che grazie al lavoro della coppia di fratelli, ma soprattutto alla passione di Giorgio, hanno ottenuto nel tempo una nuova, necessaria e doverosa dignità tra gli studi di storia sociale.
Giorgio oltre i libri. Il suo ricordo non svanisce


Si comincia con il libro sulle isole dimenticate ed è l’occasione per riportare all’attenzione le condizioni di questi antichi presidi lagunari: Poveglia, San Servolo, San Clemente, Sacca Sessola (e non l’Isola delle Rose come la si è ribattezzata recentemente per motivi promozionali), fino a San Giacomo in Paludo, Lazzaretto Vecchio , etc.
Raccontare le condizioni di queste isole, la loro storia, gli usi che ne vennero fatti nei secoli (da luoghi di culto e congregazioni religiose a presidi militari) , ma soprattutto le spoliazioni subite nel corso del tempo. Il volume fu, da un lato denuncia circostanziata dell’abbandono del patrimonio storico-architettonico e artistico lagunare, dall’altro un successo editoriale. Il mix di questi due elementi portò i fratelli Crovato, proprio nel 1978, al riconoscimento di “Veneziani dell’anno” e ad un posto di riguardo nella storia sociale della città.
Giorgio e l’amore per le barche

E poi fu la volta di “Barche della laguna veneta” (1980) e inoltre saggi e studi dedicati a Sant’Erasmo, Pellestrina con le loro tradizioni, valorizzando queste realtà isolane, ancora abitate nonostante le difficoltà attraversate nel Novecento, ritenute a maggior ragione portatrici di tradizioni fondanti nell’ambiente veneziano. Un’idea che trovò poi la sua sublimazione in “Burano” (2024), raccontando nel profondo l’isola dei merletti. In tutto Giorgio Crovato, in parte insieme al fratello Maurizio, ci ha lasciato ben 14 volumi, con sguardo “glocal” affrontando soprattutto la salvaguardia dell’habitat lagunare.
Il nome di Giorgio, infine, rimane legato ad altri due grandi ricerche


Va senz’altro ricordato il volume con Alessandro Rizzardini, dedicato alla nascita dello sport moderno a Venezia con l’epopea della Società polisportiva Reyer, fondata da Costantino Reyer e Pietro Gallo, (nel quale gli autori raccontarono dall’origine ai giorni nostri la vicenda sportiva, sociale e politica della gloriosa società nata nel 1872). Fondamentale, infine, il censimento-studio sul patrimonio Carive: l’Archivio storico e le collezioni della Cassa di Risparmio di Venezia” che consentì la catalogazione delle opere d’arte, gioielli, manoscritti e altro, conservati nei caveau dell’istituto bancario, poi finito nel patrimonio di Banca Intesa. Un’opera di grande intuizione, che impedì di fatto, il trasferimento di tutti i beni in qualche deposito fuori Venezia. Ora tutto il “tesoro” della ex Carive è custodito alla Fondazione Querini Stampalia sotto il controllo della Soprintendenza.
Giorgio era molto più di questo e l’ultimo saluto lo dimostra


Giorgio Crovato (con suo fratello Maurizio) è stato questo, Un uomo dal carattere aperto, capace di raccontare, con puntualità e passione, la nostra storia. Di interpretarla per noi, di consentirne una collettiva riappropriazione. Obiettivi fecondi che hanno segnato anche la rinascita della consapevolezza dei valori e dello stile di vita di questa città sospesa sull’acqua e fin troppo spesso maltrattata. E soprattutto poco capita.
Buon viaggio Giorgio
Amante di Venezia, storico, appassionato, legato a quella Laguna unica al mondo. Narratore di storie degli umili, riscopritore di tradizioni quasi perse, difensore di una Laguna e di una Venezia che ogni giorno rischiano sempre di più di smarrire la loro identità. A te va il nostro saluto, insieme ai remi alzati, nell’ultimo viaggio. Tutti insieme, legati al tuo sorriso, ti auguriamo buon viaggio sapendo che comunque il tuo amore per questa città unica al Mondo ci accompagnerà per sempre, facendoti sentire sempre vicino. Ciao Giorgio.
A Maurizio Crovato, nostro insostituibile collaboratore, e alla famiglia di Giorgio le condoglianze di tutta la redazione di www.enordest.it













































































