«Il Veneto ha costruito la propria competitività grazie alla capacità dei territori di programmare e investire in modo mirato. Per questo guardiamo con forte attenzione – e con altrettanta preoccupazione – agli orientamenti che stanno emergendo nel confronto sul bilancio europeo 2028-2034». Così William Beozzo, Presidente di Confapi Veneto, interviene nel dibattito sulla futura architettura dei Fondi di Coesione. Negli ultimi mesi, infatti, si stanno delineando ipotesi che attribuirebberoun ruolo sempre più centrale allo Stato nella programmazione e gestione delle risorse europee. Una scelta presentata come semplificazione e maggiore flessibilità, ma che – secondo Confapi Veneto – rischia di indebolire la capacità dei territori di indirizzare gli investimenti verso i reali fabbisogni delle imprese.
Territori e coesione

«La proposta della Commissione europea di ricondurre la politica di coesione dentro grandi “pacchetti Paese” – spiega Beozzo – può sembrare un’operazione di coordinamento, ma nella pratica rischia di ridurre il ruolo decisionale delle Regioni e di aumentare la discrezionalità centrale. Per un sistema produttivo come quello veneto, fatto di distretti, filiere e PMI, questo sarebbe un passo indietro».
La coesione come leva industriale per il Veneto

Confapi Veneto ricorda come, negli anni, i fondi di coesione abbiano rappresentato un vero strumento di politica industriale, sostenendo infrastrutture materiali e digitali, innovazione e trasferimento tecnologico, formazione e competenze, transizione energetica, competitività delle PMI e rigenerazione delle aree produttive. «Questi interventi funzionano – sottolinea Beozzo – solo se garantiscono continuità, prossimità e capacità di attuazione. Centralizzare significa rischiare di allungare i tempi, disperdere risorse e perdere aderenza con le esigenze reali delle imprese».
Tre criticità che preoccupano Beozzo e Confapi Veneto

Sono tre i fronti che destano maggiore preoccupazione. Il primo è quello legato alla competizione interna tra priorità: una gestione più accentrata potrebbe penalizzare gli investimenti territoriali diffusi, spesso meno visibili ma fondamentali per la tenuta dell’economia reale. Il secondo è quello dell’instabilità programmatoria, considerato che le imprese venete hanno bisogno di certezze e orizzonti pluriennali. Una rimodulabilità eccessiva aumenta l’incertezza e frena gli investimenti, soprattutto nei settori ad alta intensità tecnologica e produttiva. Il terzo aspetto è legato invece ai progetti “bandiera” a scapito delle PMI. Il rischio, per Confapi Veneto, è che si privilegi qualche grande intervento di impatto comunicativo, trascurando misure più capillari e replicabili, che sono invece vitali per un tessuto produttivo come il nostro.
Il rapporto con la Regione e le richieste di Beozzo per Confapi Veneto

Beozzo sottolinea inoltre l’importanza del rapporto istituzionale con la Regione: «In questi anni – aggiunge – abbiamo potuto contare su una preziosa collaborazione con la struttura regionale competente e con l’Assessorato di riferimento, un dialogo costante che ha permesso di orientare le risorse verso interventi realmente utili alle imprese. È fondamentale che questa sinergia prosegua e si rafforzi anche con la nuova Giunta guidata dal Presidente Stefani. Il Veneto ha dimostrato di saper programmare e utilizzare bene i fondi: interrompere o indebolire questo rapporto sarebbe un errore strategico. Chiediamo – conclude Beozzo – che la futura politica di coesione mantenga un forte radicamento territoriale e riconosca il ruolo strategico delle Regioni nella definizione delle priorità. Il Veneto ha competenze, esperienza e risultati che parlano da soli. Indebolire il livello territoriale significa indebolire le imprese».

















































































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