C’è qualcosa di raro, oggi, nel rapporto tra attore, regista e pubblico: la continuità. È quella che si respira quando Stefano Accorsi incontra all’IMG CANDIANI di Mestre, gli spettatori al termine della proiezione del suo ultimo film diretto da Gabriele Muccino, “Le cose non dette”, presentato a Mestre tra applausi calorosi e grande partecipazione. Accorsi si è fermato a lungo a dialogare con il pubblico, disponibile, gentile, mai frettoloso. Ha raccontato il lavoro sul set, il legame umano e professionale con Muccino e il percorso di un film che sta registrando un successo straordinario, sia in termini di presenze che di coinvolgimento emotivo.
Accorsi e Muccino; un sodalizio artistico che si rinnova

Quello tra Accorsi e Muccino è ormai un sodalizio consolidato: “Le cose non dette” è il quarto film che li vede lavorare insieme. Un rapporto costruito nel tempo, fatto – come ha spiegato l’attore – di fiducia reciproca e di confronto continuo. “Con Gabriele c’è un dialogo profondo – ha raccontato al pubblico – anche acceso a volte, ma sempre finalizzato a trovare verità nelle scene”. Una dichiarazione che racconta bene il metodo Muccino: intensità emotiva, ritmo serrato, conflitti familiari e relazionali che diventano specchio delle fragilità contemporanee. Accorsi, dal canto suo, ha sottolineato quanto ogni collaborazione rappresenti un’evoluzione: “Ogni film è diverso, perché noi siamo diversi. Cambiamo, maturiamo, e questo entra inevitabilmente nei personaggi”.
La carriera di Accorsi: dall’esordio al ruolo di interprete maturo

Stefano Accorsi è uno degli attori più solidi e riconoscibili del panorama italiano. Dal successo generazionale di “L’ultimo bacio” – che lo consacrò come volto simbolo di un’intera generazione – fino ai ruoli più maturi e complessi degli ultimi anni, il suo percorso è stato caratterizzato da scelte spesso coraggiose. Ha attraversato il cinema d’autore e quello più popolare, il teatro, la televisione internazionale, costruendo una carriera coerente ma mai prevedibile. Negli ultimi anni, la sua recitazione si è fatta più asciutta, più introspettiva, capace di restituire le contraddizioni dell’età adulta senza indulgere in facili eroismi.
Nel suo dialogare si racconta come avesse iniziato, Stefano Accorsi, nato a Bologna il 2 marzo 1971 sotto il segno dei Pesci , è uno dei più noti attori italiani, versatile tra cinema d’autore, commedia e serie TV. Il sogno di Stefano Accorsi bambino è sempre stato quello di affermarsi come attore. Nella sua città natale, frequenta il liceo scientifico e nel frattempo continua a pensare alla passione per la recitazione.
La passione per il teatro

Prima di concludere gli studi, cerca una Scuola di Teatro dove chiederà informazioni sull’iscrizione. Decide poi di aspettare prima di tentare quella strada e nel frattempo si diploma e trascorre l’estate a fare il bagnino sulle spiagge della riviera romagnola e ad aiutare i genitori nel bar a Comacchio. Il primo vero approccio con il cinema è un fallimento: si presenta a un provino per un film di Pupi Avati ma, con nessuna esperienza di recitazione alle spalle, non riesce a farsi accettare. Qualche tempo dopo però sarà proprio lo stesso Avati a richiamarlo per una parte in Fratelli e sorelle (1992), commedia girata negli Stati Uniti, con la quale vincerà un premio come miglior attore esordiente.
Dopo un primo fallimento si rifà con Pirandello

Superata questa prova, ritorna in Italia e si iscrive alla Scuola di Teatro di Bologna diretta da Alessandra Galante Garrone, dove si diploma nel 1993. È per lui l’occasione di entrare nella Compagnia del Teatro Stabile dell’Arena del Sole di Bologna, con la quale avrà l’occasione di recitare in diverse rappresentazioni di testi classici, tra i quali compare anche l’opera “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello. Accorsi ama moltissimo il teatro infatti era in scena a Mestre per tre giorni al Teatro Toniolo il 20-21-22 febbraio, ove ha recitato il ruolo di Ulisse nell’Odisseo.
Lo spot del successo dà inizio alla sua carriera
E’ l’anno successivo viene preso per girare, uno spot di una nota marca di gelati, il famoso Maxibon “two gusti is meglio che one”. La battuta al centro della pubblicità, detta in un inglese maccheronico, diventa un tormentone che lo porta a farsi riconoscere per strada e a raggiungere una certa popolarità. Malgrado questa esperienza non abbia messo in luce le sue doti attoriali ma si sia concentrata soprattutto sul suo volto da bravo ragazzo adatto a quel tipo di pubblicità, le proposte dal mondo cinematografico cominciano ad arrivare numerose.
Accorsi e il suo Jack
Dopo il film tv Voci notturne di Fabrizio Laurenti e Pupi Avati, il 1996 è un anno ricchissimo per il giovane esordiente; soprattutto è Alex, l’adolescente tormentato di Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enza Negroni, tratto dall’omonimo romanzo di Enrico Brizzi. Con quest’ultimo titolo entra nel cuore delle numerosissime fans e icona di una generazione e comincia a farsi notare dalla critica cinematografica che apprezza il suo stile recitativo, ancora acerbo ma istintivo al punto da lasciar intravedere delle potenzialità.
Sarà impegnato in molti spettacoli teatrali e dopo l’interessante film tv Più leggero non basta (con Giovanna Mezzogiorno che diventerà la sua compagna), sarà la volta di Radiofreccia, esordio cinematografico del cantante Luciano Ligabue. L’intensità con la quale sostiene la parte di Freccia, dj radiofonico degli anni Settanta morto di overdose, lo consacra definitivamente come attore e lo gratifica con il premio Amidei e il Ciak d’oro. Questo per lui è stato un film molto importante, un film che porta nel cuore.
Amore è il filo conduttore di numerose pellicole
Da questo momento in poi ha inizio un elenco corposo di film che lo portano a indossare la maschera un po’ stereotipata del ragazzo dannato, perennemente in crisi per amore, sempre in bilico tra un’adolescenza che non vuole abbandonare e una maturità che non vuole raggiungere. Carlo, trentenne impaurito dalla serietà di un matrimonio, in L’ultimo bacio (2000) di Gabriele Muccino. O ancora un neolaureato alla soglia dei trenta in Santa Maradona (2001) di Marco Ponti.
Accorsi ora è cercato da molti

Lavora con registi italiani affermati come Ferzan Ozpetek ne Le fate ignoranti (2001) dov’è un omosessuale che accoglie la moglie dell’amante morto da poco nella sua piccola comunità di emarginati e in Saturno contro (2006), nuovamente in coppia con Margherita Buy. Chiamato da un autore difficile come Nanni Moretti a interpretare un ruolo difficile nel drammatico La stanza del figlio (2001) al fianco di Silvio Orlando, Laura Morante e Jasmine Trinca, per Accorsi si aprono nuove strade e ruoli più maturi. Il filo conduttore dell’amore sembra unire molte pellicole della sua carriera: recita i versi di Dino Campana e vive una storia ai limiti della follia con Sibilla Aleramo in Un viaggio chiamato amore (2002) di Michele Placido (aggiudicandosi la coppa Volpi a Venezia).
Gli anni francesi, l’amore con la Casta e il ritorno in Italia

Nel frattempo si trasferisce in Francia per imparare la lingua e qui conosce la modella Laetitia Casta, con la quale inizia un’intensa storia d’amore che gli darà un figlio nel settembre 2006, Orlando, a cui si aggiungerà la secondogenita Athena nell’agosto 2009. Il 2005 è l’anno di Romanzo criminale, storia incentrata sulla banda della Magliana, terza collaborazione con Michele Placido; dopodiché lavora soprattutto all’estero dove si dimostra convincente seppur giocando fuori casa, ma sarà risalgono ancora al il 2010 lo vede protagonista dell’atteso sequel de L’ultimo bacio, Baciami ancora di Gabriele Muccino, che lo richiama ancora una volta. Nel 2015 è protagonista della serie tv 1992, che racconta i fatti di quell’anno cruciale per la storia italiana, a causa di Tangentopoli e Mani pulite.
Nel 2016 è protagonista del nuovo film di Matteo Rovere Veloce come il vento, grazie al quale si aggiudica un Nastro d’Argento e un David di Donatello. L’anno dopo lo vorrà Sergio Castellitto per il film con Jasmine Trinca in Fortunata. Verrà poi diretto da Fabio De Luigi nella commedia 50 km all’ora, ancora una volta da Ozpetek in Diamanti (2024) e da Ivano De Matteo in Una figlia (2025). Questo e molto altro ancora in una carriera ricca di successi, ma anche di qualche fallimento, che lui stesso definisce il suo “un mestiere imprevedibile, dove a volte come in altre occasioni le cose non funzionano”
Perché “Le cose non dette” sta avendo tanto successo
Il successo del film sembra poggiare su più fattori, innanzitutto l’identificazione emotiva. Muccino infatti continua a raccontare “le crepe nei rapporti umani” ed è una scelta anche di Accorsi, come ha raccontat, quello di essere interessato a personaggi con delle crepe, il tutto con un linguaggio diretto, immediato. Il pubblico si riconosce nei conflitti, nelle incomprensioni, nelle fragilità dei personaggi. Muccino è bravo in questa analisi sociologica che segue le evoluzioni del genere umano nel corso del tempo, degli anni, delle esperienze. Muccino racconta semplicemente la vita.
Accorsi offre una prova intensa ma controllata, lontana dagli eccessi, capace di far emergere le sfumature di un uomo alle prese con scelte difficili e bilanci personali. Il regista con il film intercetta paure e desideri contemporanei: famiglia, successo, fallimento, seconde possibilità. Temi che parlano a generazioni diverse. Voglia di novità, di cambiamento, ma allo stesso tempo pentimento, paura e delusione. E poi rilevante il passaparola, come spesso accade per il cinema emotivo, è il pubblico stesso a farsi promotore del film. Le sale piene e i dibattiti post-proiezione – come quello di Mestre – ne sono la prova.
L’incontro con il pubblico: il valore dell’ascolto

A Mestre non c’è stata distanza tra palco e platea. Accorsi ha risposto alle domande con attenzione, raccontando anche le difficoltà del lavoro attoriale, il peso della responsabilità quando si interpretano storie così intime, e l’importanza del confronto diretto con chi guarda. La sua disponibilità ha contribuito a rafforzare il clima di empatia già creato dal film. Non una passerella, ma un dialogo. E forse è anche questo uno dei motivi del successo: quando il cinema riesce a uscire dallo schermo e a trasformarsi in relazione, smette di essere solo spettacolo e torna a essere esperienza condivisa.
Accorsi di nuovo a marzo nelle sale

Lo ritroveremo di nuovo al cinema con il film “La Lezione” di diretto da Stefano Mordini dal 5 marzo sugli schermi ed una nuova pellicola in lavorazione con Paolo Genovese in “Il rumore delle cose nuove”. Alla domanda di www.enordest.it se avesse in futuro, come per molti colleghi attori, il desiderio di cimentarsi in un ruolo da regista, per ora non ha in previsione questa possibilità, che ritiene essere un mestiere per chi sa fare quel mestiere e lui è soprattutto un attore, nulla vieta che se avesse mai una sua storia tra le mani da dirigere, nessuno potrà mai dirlo, stiamo a vedere.
















































































