Protagonista, ancora una volta, la “cantera” di Franco Dal Cin. L’imprenditore e dirigente sportivo nato a Vittorio Veneto nel 1943 di calcio ne capiva. Tanto che nel 1983 riuscì a portare a Udine niente meno che uno dei fuoriclasse che hanno fatto la storia del calcio mondiale, parliamo di Zico. Ma torniamo un attimo indietro col nostro racconto. Anni ‘70, a Breganze zona precollinare, comune che dista a venti minuti da Vicenza. Il miracolo del Nord-Est è iniziato e la provincia berica è una delle realtà dove meglio attecchisce lo sviluppo economico. Da queste parti va forte il vino, soprattutto il “Torcolato” un vino passito raffinato. Ma non solo. C’è anche la Laverda che produce macchine agricole di altissimo livello già mezzo secolo fa. C’è pure l’oratorio (oggi purtroppo scomparsi) dove i ragazzi corrono, urlano, picchiano e si stancano (dei social e Internet nessuna traccia). Dalle 17.30 Fausto si allena, ha le idee chiare, gli piace il calcio e soprattutto vuole giocare in porta. Si iscrive al liceo scientifico perché la matematica era la sua materia preferita. Coniugare studio e allenamenti non è semplice.
Fausto al Conegliano

A 15 anni il Conegliano lo cerca, effettua un provino, ma i genitori prendono tempo. Troppo giovane e deve studiare. L’esordio è solo rinviato. A tenere i rapporti con Dal Cin c’è Gastone “Cico” Laverda un vero e proprio talent scout che vede nel ragazzo doti e caratteristiche essenziali per giocare a calcio. A 17 anni Fausto Borin arriva a Conegliano serie D.
Ma prima di arrivare nelle colline della Marca Fausto Borin ha qualche ricordo della sua terra

“Mai dimenticherò il mio allenatore Giovanni Battistella idraulico del Comune di Breganze. Lui arrivava all’oratorio alle 17.30 tirava il campo di sabbia con il trattorino e la rete di ferro dietro. Momenti meravigliosi, a raccontarli oggi sembra che parliamo di chissà quale tempo”.
Lei però non volle mollare la scuola

“Riuscii a concludere gli ultimi due anni di liceo e conseguire la maturità scientifica a Vittorio Veneto. Mi sono poi iscritto alla maturità di Giurisprudenza ma visti gli impegni con il calcio dovetti arrendermi”.
Anche lei come altri è un prodotto della “cantera” coneglianese.

“E’ impossibile non ricordare Franco Dal Cin che aveva creato un “ponte” tra Conegliano e Udine iniziando una collaborazione con l’allora presidente della squadra friulana Teofilo Sanson. Dire che Dal Cin capiva di calcio è come sfondare una porta aperta. Non dimentico un’altra figura fondamentale per la mia crescita professionale, vale a dire Narciso Soldan grande portiere, poi allenatore”.
Come accadde ad altri suoi compagni, in quegli anni di “grazia”, arrivò anche lei a Udine in serie A. E ci rimase per un lustro

“Un periodo stupendo della mia carriera, a parte l’ultima stagione. Pochi pensieri ed un bel gruppo di professionisti. Veniva tutto naturale e spontaneo. Non mi rendevo conto di militare nella massima serie A, mi pareva ancora di essere a Conegliano. Eppure con me c’erano Franco Causio, Zico, Paolino Pulici, Carletto Muraro. Erano persone semplici e con loro tutto era semplice.
Fausto, qualche ricordo in particolare?

“Ci mandavamo a quel paese ma dopo sotto la doccia finiva tutto. Partitella 8 contro 8 oppure 9 contro 9. Non c’erano le cavolate di oggi delle partenze dal basso. Gli schemi erano da metà campo in su per liberare l’uomo a concludere a rete. Nel campionato 1982-83 arrivammo sesti sfiorando la qualificazione in Coppa Uefa”.
Domenica 17 gennaio 1982. Roma Udinese 1-1. Il Corriere dello Sport scrisse: “Roma fermata dall’arbitro e Borin”. Cosa è successo quel giorno all’Olimpico?
“Parai di tutto e di più. Se non sbaglio qualcuno mi incoronò come l’Ottavo Re di Roma..”
Fausto, lei hai vissuto gli anni in cui la concorrenza in porta era spietata. Negli anni ‘80 era difficile pensare di acquistare un portiere straniero

“Era difficile portare via il posto al titolare in squadra, doveva infortunarsi o una squalifica. Nel 1981-82 ho avuto la fortuna in Friuli di approfittare dell’infortunio di Della Corna, all’epoca c’erano sei o sette portieri sotto i 25 anni di buon-ottimo livello e titolari in serie A. C’era una buona scuola di portieri. Senza dimenticare i vecchi come Zoff e Castellini “i te magnava a bistecca in testa””.
L’ allenatore che le ha lasciato qualcosa di importante?

Enzo Ferrari l’ho avuto a Udine e Conegliano ci siamo scontrati qualche volta lo dico senza vergogna ma sempre a fin di bene. Eravamo due personalità forti. Lo mandavo ….”
Chi ammirava di più come portiere alla circa mezzo secolo fa?

“Dino Zoff. Poi Ivano Bordon e il Giaguaro Castellini. Zoff sopra le parti anche come persona, la sua carriera parla chiaro. Una vita senza infortuni”.
Adesso le piace qualche portiere italiano?

“Guardo poco. Troppi stranieri
Fausto, appesi i “guantoni” al chiodo ha allenato i portieri per tredici anni a Venezia, Reggio Emilia e Thiene. Che esperienza è stata?

“Capii meglio le problematiche dello spogliatoio. Sono stato nei gruppi tecnici e capivo la differenza tra giocare e allenare. Ora alleno i ragazzini dell’Alto Accademy Marano ad un quarto d’ora da Breganze. Questi ragazzi hanno un’età che va dai 14 ai 16 anni”.
Ha mai detto loro “ehi ragazzi io ho giocato in serie A”…

“Mi guardano come se fossi uscito dalla luna quando glielo dico. Ma non li invito a guardarmi su Youtube, ci sono i filmati con qualche mia papera”.
















































































