In una città soffocata dal caldo afoso di un giugno torrido, si muove l’investigatore capo della Sezione crimini di sangue della Polizia di Lubiana, il cinquantenne Taras Birsa con la sua squadra, nel romanzo di Tadej Golob, Avevo le mie ragioni, pubblicato da Ronzani Editore (2025). Si tratta del secondo libro di questo autore sloveno tradotto da Patrizia Raveggi e pubblicato dall’editore vicentino che ha per protagonista questo personaggio ormai seriale. Ma in lingua originale ce ne sono ben altri due. Che hanno dato vita anche a una serie televisiva in patria e che speriamo di leggere presto nella nostra lingua.
Golob usa come scenario Lubiana

Dopo Dove nuotano i pesci gatto (2022) una storia dura che si svolge, per contrasto, nell’inclemente inverno sloveno, ora il team di Taras Birsa si trova alle prese con l’omicidio di una anziana donna senzatetto che viene ritrovata sulla panchina dove viveva, nel parco Lenin a Lubiana, uccisa durante la notte da un colpo di pistola alla testa. Una scritta “Sieg Heil”, che appare dopo qualche ora incisa su un’altra panchina del parco, sembra indicare una pista agli investigatori che si concentrano sugli abitanti di un condominio affacciato proprio sul luogo del delitto. Gli interrogatori a cui vengono sottoposti gli inquilini e proprietari degli appartamenti non danno molti risultati. Se non quello, evidente, che ciascuno di loro abbia qualcosa da nascondere.
L’omicidio

Un secondo omicidio, qualche giorno dopo – un uomo ucciso con simili modalità vicino a un locale gay – e la medesima scritta lasciata sul luogo del delitto, sembrano collegare, in qualche modo i due crimini rendendo chiara anche la matrice neonazista di entrambi: oltre alle scritte ritrovate, nei commenti sui social senza troppi problemi questa viene infatti sottolineata e quasi rivendicata.
Entra in scena Birsa

L’indagine, affidata alla giovane e bella assistente di Birsa, Tina Lanc, viene formalmente sottratta a Birsa, a causa delle cattive acque in cui naviga dopo un brutale pestaggio al lago di Bohinj, avvenuta nel primo libro, anche se i due continueranno ad occuparsene fianco a fianco.
Golob rende tutti protagonisti

In questo romanzo corale, dove non esistono figure di contorno, ma tutti i membri della squadra diventano a pieno titolo protagonisti nel panorama variegato della società slovena contemporanea, si sviluppa una narrazione avvincente non soltanto per la trama gialla, che appassiona fino all’ultima pagina, ma anche e soprattutto per l’affresco che dipinge una realtà complessa.
Golob gioca con i luoghi comuni

L’autore continua a raccontare le caratteristiche più o meno dichiarate o rinnegate degli sloveni, colorandole con sottile ironia: dallo sport al cibo, fino alle derive politiche mentre in Slovenia sta per insediarsi un nuovo governo dopo le elezioni, derive che sembrano diffondersi, purtroppo, quasi in tutto il resto del mondo contemporaneo. Tadej Golob si diverte a giocare con i luoghi comuni e le debolezze della sua gente, offrendoci però un ritratto composito e mai banale, che profuma spesso di ćevapči, plewskavizze, potica e štuklij, abbondantemente innaffiati da boccali di pivo.
Golob e l’analisi di ognuno dei personaggi

Nel corso del romanzo ogni componente della squadra avrà modo di riflettere su se stesso. A cominciare da Tina, che con Birsa ha una relazione clandestina. Mentre il poliziotto Brajić, dipendente da alcol e cibo attraverso cui cerca di riempire la sua solitudine dopo il divorzio, riesce a superare il rapporto quasi tossico con il collega Osterc e, mostrando senza più filtri i propri problemi, cerca di risolverli. Più fedele a se stesso appare Taras Birsa nel suo ruolo di antieroe insofferente alle regole, sempre in bilico su un precario equilibrio che rischia continuamente di farlo precipitare.
Una Lubiana descritta con perizia

Questo romanzo sarebbe da leggere tenendo sottomano Googlemaps. Per attraversare assieme ai protagonisti la città di Lubiana, descritta con precisione di luoghi e percorsi. Il parco all’incrocio tra le vie Županĉiĉeva e Puharieva, via Ŝtefanova, il lungo fiume che costeggia la Ljubljanica con i suoi locali sempre affollati. Il centro culturale alternativo Metelkova, il Castello, il caffè del cinema Kinodvor e molti altri. E anche per fare una gita virtuale a Budapest insieme a Brajić e alla moglie di Osterc, godibilissima per i lettori e determinante per Brajić.
Un’ottima traduzione

La traduttrice del romanzo, Patrizia Raveggi, ci restituisce una scrittura agile, dialoghi perfetti e dalla tempistica tipica della commedia brillante. Descrizioni mai ridondanti e sempre necessarie, con alcune note a piè di pagina che aiutano alla comprensione, per il pubblico italiano, di connessioni storiche, politiche, artistiche, ecc., davvero apprezzabili.
La soluzione del giallo arriverà, ma di questo è meglio tacere, come sempre in questi casi.
L’autore

Tadej Golob (Maribor, Slovenia, 1967), scrittore, giornalista e alpinista sloveno, noto per la vasta gamma tematica delle sue opere. Con il suo romanzo d’esordio Svinjske nogice vince nel 2010 il premio «Kresnik» per il miglior romanzo dell’anno. Ha scritto molte biografie di noti personaggi sloveni. E alcuni romanzi per ragazzi. Dove nuotano i pesci gatto (Ronzani, 2022) è il suo primo romanzo poliziesco. E il primo di una serie che vede come protagonista l’ispettore Taras Birsa, di cui Avevo le mie ragioni è il seguito. Nel 2019 in Slovenia è stata girata una serie TV ispirata al primo romanzo. Cui è seguita nel 2022 la seconda stagione ispirata a Avevo le mie ragioni, con protagonista Sebastian Cavazzana.
Tadej Golob, Avevo le mie ragioni, Dueville (VI), Ronzani Editore, 2025.















































































