Il destino fa brutti scherzi. Ogni tanto si porta via, anzitempo, personaggi carismatici, lasciandoci un po’ più poveri di bellezza, di rigore, di dignità. Giovanni Costantini era uno di questi: classe 1953, figlio del grande pittore Ernani, si era fatto notare sulla scena veneziana e non solo come grafico dallo stile inconfondibile: le sue cover pulite ed efficaci, la precisione estrema con cui miscelava gli elementi dell’immagine, unite ad un’eleganza innata, hanno costituito per decenni la cifra di una creatività unica.
Per tutti Gianni

Per tutti noi che l’abbiamo conosciuto, Costantini era semplicemente Gianni. Con la sicurezza che qualsiasi idea gli fosse proposta, anche solo un abbozzo, sarebbe sicuramente fiorita con esiti incredibili. Ne sono stata direttamente testimone, curando con lui e il fratello Christiano (oggi esponente di spicco della cultura cittadina) il catalogo generale delle opere civili di Ernani Costantini: quanto mai accurato nella schedatura, Gianni aveva creato un’immagine preziosa per la copertina, con quel disegno a tratto appena visibile nel rosso scuro che avrebbe affascinato galleristi e pubblico parigino.
Stile, stile e ancora stile

Quando glielo facevi notare, Gianni calzava il basco scuro sulle ventitré e – stringendosi un poco nelle spalle, accendendo l’ennesima sigaretta (l’ultima eh, gli raccomandavano i medici) – svaniva per le calli della sua amata Cannaregio. Talvolta si faceva un po’ fatica a recuperare la comunicazione perché – dato che soffriva di un’insonnia tenace – aveva ritmi sonno-veglia tutti suoi. A meno che non si prospettasse un impegno, un progetto che lo attirava: allora lo trovavi sveglissimo, propositivo. «Siamo sul pezzo!» e chiamava senza guardare l’orologio, magari a notte fonda.
Costantini sempre presente per gli amici

Al momento buono, Gianni c’era, spesso anche in modo disinteressato, perché era una persona leale e voleva bene agli amici. Perché gli impegni presi bisogna rispettarli. Perché, come diceva quando era in buona con la vita «non sai mai cosa potresti aspettarti».
Costatini e il trasferimento a Mestre

Una vaga malinconia lo aveva preso, per non abbandonarlo più, quando dalla casa veneziana fu costretto a trasferirsi a Mestre. Lo s’incontrava ancora, però, per calli e rive, magari in compagnia dell’amico violoncellista Claudio Ronco. Gianni, che odiava esporsi (quando aveva terminato di confezionare su misura la veste degli eventi che portavano la sua firma, in genere diventava invisibile), accettò persino di fare da testimone al matrimonio di Claudio con un’altra splendida musicista, Emanuela Vozza. E si gridò al miracolo.
Costantini amato da tutti

Geniale, tenero, troppo poco ambizioso per curare la sua immagine pubblica, anche se tanti protagonisti della scena culturale lo hanno, negli anni, apprezzato: da Carlo Montanaro, l’illustre studioso di cinema che ha fondato la Fabbrica del Vedere, al grande fotografo Francesco Barasciutti, a Michela Barasciutti, danzatrice e coreografa, direttrice della compagnia Tocna.
Il rapporto con Mirenda

Per Andrea Mirenda – un altro fotografo, straordinario creatore d’immagini – Gianni Costantini inventò un catalogo d’incredibile modernità, Meeting Myself (2021), un’opera pop che ebbi la fortuna e l’onore di curare. Fantastico metterli in contatto: due uomini integerrimi, Andrea oggi membro togato del Consiglio Superiore della Magistratura, Gianni timido nell’approccio, ma affascinato dalle immagini.
Una persona umile

Ho memoria delle tante inaugurazioni (spesso legate all’opera di Ernani) in cui Gianni non si faceva vedere, per pudore o accampando scuse inverosimili. Ricordo i silenzi, in ultima troppo lunghi. Nell’autunno dell’anno scorso, Christiano ci ha informato che Gianni aveva subìto un importante intervento chirurgico al cuore, che se l’era cavata per il rotto della cuffia. Per mesi, un grande punto di domanda. Poi, un martedì di gennaio, una telefonata di Gianni, inattesa, bellissima. Si è parlato, ancora una volta di progetti, e di una festa vagheggiata per il suo ritorno in salute (senza fumo e senza alcool, rammento di aver puntualizzato). Tre giorni dopo, il 23 gennaio scorso, Gianni se n’è andato.
Onore al creativo

Alla memoria di un grande creativo, penso che la festa – per ricordarlo a dovere – si debba organizzare lo stesso. Le chaim!, in ebraico “alla vita”, come aveva imparato dall’amico Claudio. Come gli piaceva brindare.
















































































Un grande ricordato con il rigore della semplicità proprio di Francesca.
La famiglia Costantini: Lina, Ernani , Christiano, Gianni è illustre e rappresentativa di una Venezia vera. Rappresenta la sua cultura, sincera e radicata nella città. Gianni resta sempre vivo tra le calli e i canali. Con la grafica ha dato un grande contributo al proseguimento della civiltà veneziana.