Ha messo in un certo senso all’ ”angolo” il generale Skandenberg. Ovvero Giorgio Castriota principe e generale albanese che guidò per due decenni la resistenza nel 1443 del suo popolo contro l’Impero Ottomano bloccandone l’avanzata verso l’Europa. Ma per un lustro l’immagine dell’eroe nazionale è stata si può dire offuscata da un signore proveniente da Sarmede meglio conosciuto come “Il Paese delle fiabe” nelle verdi colline della Marca dove si produce un ottimo vino passito. Parliamo di Gianni De Biasi, classe 1956 ex centrocampista dai piedi buoni e dall’ottima visione di gioco. Appese le scarpe al chiodo De Biasi ha intrapreso la carriera di allenatore girando il Belpaese da Sud a Nord, uscendo dai confini nazionali in Spagna e in Albania oltre che l’Azerbaigian (primo italiano in assoluto).
De Biasi e l’Albania

E’ proprio nel “Paese delle Aquile” che De Biasi centra un’impresa a dir poco storica: porta per la prima volta l’Albania a disputare la fase finale dei un campionato europeo di calcio in Francia nel 2016. E l’allenatore trevigiano si è tolto non pochi sfizi, in amichevole i suoi ragazzi hanno sconfitto nientemeno che la Francia e hanno conquistato i tre punti per partecipare all’europeo contro il Portogallo. Casualità? Francia e Portogallo nove anni fa hanno disputato la finale di quell’Europeo. Vinse la squadra di Ronaldo.Per la cronaca vinsero i lusitani.
Mister De Biasi. Il condottiero Castriota si sarà rigirato nella tomba in quei sei anni in cui lei ha preso le redini della nazionale di calcio…

Ride…”Mi hanno dato una Laurea honoris causa all’Università europea di Tirana ed una medaglia, la croce di Skandenberg massima onoreficenza albanese. A consegnarmela è stato lo stesso Primo Ministro Edi Rama. La motivazione è stata perché ho dimostrato con impegno e lavoro di saper portare in alto il nome dell’Albania in ambito internazionale”.
In quel quinquennio l’Albania non era più vista come una formazione minore facilmente battibile…I numeri parlano a suo favore

“Ho vissuto bene a Tirana. E’ una realtà in crescita. Quando presi in mano la nazionale era collocata all’ottantesimo posto del Ranking Fifa, in pochi anni arrivammo a sei punti dall’Italia. Abbiamo battuto la Francia in casa. Il Portogallo alle qualificazioni europei 2016, perse solo con noi. E poi vinsero il torneo. Niente male vero?”.
Come è oggi il calcio albanese?

“La nazionale ha molti giocatori di qualità. Alcuni giocano nella Premier League, otto in Italia, altri nella Liga spagnola e Ligue 1 francese . Si raccolgono i frutti di molti giocatori che si sono trasferiti all’estero con le famiglie per questioni di lavoro vedi Asllani che oggi milita nel Toro. L’Albania sarà destinata a fare sempre meglio, molti calciatori militano anche nella nostra serie B”.
In Azerbajan tre anni alla guida della nazionale. Che esperienza è stata?

“Molto bella ed interessante da un punto di vista lavorativo. Ci sono pochi giocatori di spessore, l’ho presa al 118° posto del Ranking Fifa. Siamo riusciti a centrare cinque vittorie di fila impresa mai riuscita finora. Non voglio fare paragoni ma intendo solo sottolineare che dopo di me Fernando Santos (vincitore dell’Europeo con il Portogallo, ndr!) in undici gare ha collezionato nove sconfitte e racimolati due pareggi”.
La carriera di De Biasi calciatore parte subito con un “triplo” salto. A 18 a Treviso dove vinse un campionato mezzo secolo fa dalla serie D alla C per poi approdare…. all’Inter…

“Veramente un salto triplo. Difficile per uno che veniva da Sarmede trovarsi in una metropoli come Milano. Potevo essere pronto fisicamente ma mentalmente no. Mi allenavo con giovani e con la prima squadra. Non c’erano i procuratori come oggi che per un calciatore sono un importante punto di riferimento”.
E’ vero che in ritiro dormiva in stanza con Mazzola, il quale teneva la luce accesa perché di notte doveva scrivere il suo primo libro? Non lo ha mai mandato a quel paese?

“Era verso fine carriera e stava scrivendo il libro. Aveva 14 anni più di me era un leader. Dicevo che non mi dava fastidio ma non era vero. Mi scocciava non poco. Ma all’epoca verso gli anziani e i grandi c’era tanto rispetto. Ora …”.
Che ricordi ha di quella squadra? Qualcuno della Grande Inter ormai sul viale del tramonto e qualche giovane promettente

“Giacinto Facchetti mi dava certe legnate. Ero veloce in fascia e lui ormai giocava già da libero, per prendermi faceva fatica. Giampiero Marini era un bonaccione, persona perbene senza grilli per la testa. Lele Oriali lo stesso, in campo un soldato preciso. Bonimba sempre con la battuta, uno da compagnia. All’epoca era uno dei rari attaccanti che menava i difensori”.
Provi a fare un po’ di nomi. Il più forte con cui ha giocato e contro cui ha giocato..

“Uno veramente difficile da marcare era Evaristo Beccalossi un rompi c….devastante quando era in giornata imprendibile. Per me un talento vero è stato Pasquale Iachini aveva delle qualità straordinarie, come forza, scatto e tiro. Forse non li ha messi a frutto nella giusta maniera, non lo so. Ma meritava di più”
E lo straniero più forte che ha dovuto marcare?

“Falcao era uno difficilissimo da capire perché 99 volte su cento giocava di prima. Ho marcato anche Platini più “facile” perché ti puntava”.
Ha girato l’Italia da centrocampista. In panchina ha nuovamente girovagato la penisola e all’estero. Cosa le ha dato tutto ciò?

“Una apertura mentale diversa da tutti i punti di vista. Hai contatti diversi con il mondo, un mix di esperienze in vari ambiti e in vari campi. Ho mollato il mio paese Sarmede a 17 anni per Treviso. Ho girato l’Italia e il mondo, ho avuto solo un arricchimento sotto tutti i punti di vista”
Ha fatto il commentatore Rai, Sky e Mediaset. Le è piaciuto?

“Anche questa una esperienza positiva . Uno che fa l’allenatore ha una visione ampia della partita e diversi elementi da commentare”.
A proposito da calciatore c’è stato qualche allenatore che ha lasciato il segno?

“In primis Gigi Simoni perché era una persona che tirava fuori dagli altri il 110 per cento, lo sentivo come un padre. Poi Giancarlo Cade’ uomo di cultura in grado di fare un calcio di qualità già innovativo oltre trent’anni fa. Era già avanti rispetto ad altri”.
Le piace il calcio di oggi?

“A me si. E’ di costruzione e non più di distruzione. Si guarda al possesso della palla e giocarla al meglio. Non si picchia e i cartellini sono più continui. Oggi si tutela il bel calcio. Ai miei tempi se eri in vantaggio gli ultimi dieci minuti assistevi spesso ad una continua melina e passaggi indietro al portiere…che noia”
Una partita che ricordi….?
“Palermo-Juve di coppa Italia giocata in agosto nella città siciliana. Un caldo da soffocare. Beccai 8 in pagella da un quotidiano sportivo marcando niente meno che Michel Platini. Probabilmente con quella temperatura il fuoriclasse francese non aveva un grande voglia di correre”.
Anche lei alla sua corte ha avuto il “Divin Codino”. Provi a raccontarcelo.

“Roby Baggio era un innamorato del calcio. Per lui il calcio era un amore non un passione. Era troppo bello vederlo sia in allenamento che in partita, non riuscivi mai a capire la scelta che avrebbe fatto in campo. Non faceva giocate scontate. Mai ha fatto pesare la sua grandezza. Viveva una vita in disparte lontano dai riflettori”







































































