Da venerdì 24 a domenica 26 ottobre 2025, Carta Carbone Festival, giunto alla XII edizione, tornerà ad animare la città di Treviso e avrà il suo cuore pulsante nel complesso museale di Santa Caterina: l’Auditorium, la Sala Rosso Coletti e i Chiostri vivranno tre giornate dense di suggestioni e proposte diversificate in un programma volutamente vario, con generi e autori diversi.
Abbiamo incontrato la direttrice artistica, Bruna Graziani, per farci raccontare le caratteristiche principali di questa nuova edizione.
Anche quest’anno Carta Carbone propone un’offerta culturale aperta a pubblici differenti. In un momento storico così complesso i libri possono ancora essere veicoli di idee dirompenti?

“Di sicuro. Per noi la parola non è un ornamento: è simbolo e motore. Ha un potere che va oltre la pagina. È dirompente quando incrina l’abitudine, scardina linguaggi prefabbricati e messaggi tendenziosi, apre varchi là dove sembrava esserci solo muro. Rompe la crosta dell’abitudine e del silenzio. La parola obbliga a fermarsi, a pensare, a misurarsi con la complessità. In un tempo che tende a ridurre tutto a slogan, la parola rimette in circolo la polisemia, il dubbio, l’ambiguità fertile. Costringe a un incontro: con l’altro, con sé stessi, con la parte più fragile o più resistente della realtà. I libri sono strumenti che ci aiutano a resistere alla banalizzazione e a ritrovare un senso di umanità condivisa”.
Questa edizione è dedicata alla memoria di Stefano Brugnolo, critico letterario e membro del comitato scientifico del Festival venuto a mancare prematuramente il 10 giugno scorso: un gesto e un maggio doverosi, ma anche affettuosi a una presenza costante e preziosa fin dalla prima edizione, dodici anni fa.

“Stefano Brugnolo era una persona speciale. Non solo un grande critico letterario, ma un compagno di viaggio discreto e generoso sempre presente. Sapeva ascoltare davvero e interpretava le cose con competenza e allo stesso tempo leggerezza, perché era convinto che la letteratura dovesse essere a portata di tutti, anche di chi non ha strumenti tecnici o specialistici per affrontarla. Aveva una visione democratica della cultura. Dedicargli questa edizione non è un atto formale: è riconoscere il debito che abbiamo con lui, l’eredità di attenzione, di cura e di intelligenza che ci ha lasciato. È un modo per dire che Stefano continua a stare con noi, nelle parole, nelle scelte, nello spirito del festival. Oltre che nelle vite di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo”.
Il festival negli anni si è spesso rinnovato. Quali sono le principali novità di questa edizione?

“La prima è che il festival si raccoglie quasi tutto a Santa Caterina: all’interno dello spettacolare Auditorium, affrescato da Tomaso da Modena, e poi alla Sala Clara Rosso Coletti, e nei suggestivi Chiostri. Per la prima volta, inoltre, quest’anno ci sarà un bookshop interno. Non più luoghi dispersi, ma un’unica casa dove il pubblico può orientarsi e vivere il festival in continuità. La seconda è la formula Primafila: un piccolo contributo che permette di riservare i posti davanti al palco e godersi da vicino il proprio autore preferito. È un modo per dare valore all’esperienza senza snaturare la gratuità – caratteristica da sempre del festival – e per offrire al pubblico la possibilità di sentirsi parte di un progetto che cresce”.
Quali sono gli eventi cardine del programma di Carta Carbone?

“Il primo è la serie di serate “An Evening With”, in collaborazione con la Camera di Commercio: momenti di grande richiamo che mettono in scena la parola in tutte le sue forme. Paolo Borzacchiello, uno dei massimi esperti di intelligenza linguistica, comunicatore e scrittore, spiegherà come il linguaggio può costruire sintonia, disinnescare conflitti, infondere fiducia. Enzo Iacchetti, uomo di spettacolo, ci parlerà di gioie e dolori della sua vita, esposta e non sempre priva di difficoltà, e poi Tiziana Ferrario che restituisce la potente figura di Anna Kuliscioff, così importante nella vita sociale e politica dei primi del ‘900, come memoria storica e ancora attuale. Il secondo è “Maffiolicento”, progetto creato in collaborazione con Archivio Maffioli e Ronzani Editore, per celebrare il centenario della nascita di Giuseppe Maffioli.

Non è solo un omaggio, ma un progetto molto ampio, inserito nei Grandi Eventi 2025 della Regione Veneto e che vuole valorizzare la straordinaria figura di Maffioli. Al festival presenteremo due volumi – uno sulla sua attività teatrale e uno sulla sua abilità di gastronomo – per restituire la figura di un uomo che ha saputo unire cultura gastronomica, scrittura e spettacolo. Maffioli ha portato la cucina fuori dalla cucina, facendone teatro, narrazione, identità di un territorio: celebrarlo a Treviso, città d’anima, significa tenere insieme memoria e futuro. Il terzo filone riguarda i giovani, che per noi non sono un pubblico a parte ma il cuore del festival: saranno loro i protagonisti della Giornata delle Scuole, curata da Paola Bellin, del nuovo torneo di micro-narrazione con le carte di Dal Negro, e del Contest letterario per gli studenti delle superiori. Questi momenti sono fondamentali perché formano non solo lettori, ma cittadini che imparano a prendere la parola, ad ascoltare e a costruire insieme significato”.
Carta Carbone da sempre ha voluto dare spazio alle competenze femminili. Quali sono le scrittrici e le giornaliste che avete invitato a Treviso quest’anno?


“Abbiamo sempre lavorato per una reale equità di genere: non come quota da rispettare, ma come scelta democratica di intrecciare sguardi e linguaggi. Tra le giornaliste spicca Tiziana Ferrario, con il suo romanzo dedicato ad Anna Kuliscioff. E ancora Agnese Pini, giornalista di QN, che nel suo memoir mette a nudo il rapporto col padre. Chiara Maci, notissima al grande pubblico come blogger, cuoca, conduttrice televisiva, nel suo romanzo racconta con delicatezza e dolore le relazioni familiari.
Lia Piano, invece, usa i traslochi come metafora dei cambiamenti interiori e Odette Copat esplora la relazione madre-figlio. Annalisa Bruni traccia una mappa letteraria del Triveneto: un viaggio tra narrativa, saggistica e memoir. Un caleidoscopio di voci che intreccia identità locale e respiro universale, celebrando la vitalità della scrittura del Nordest. E non manca la poesia, con le voci di Maria Borio e Veronica Chiosso, che mostrano come il verso possa essere allo stesso tempo percorso critico e intimo. È un mosaico che conferma la nostra idea: il festival non assegna spazi alle donne per dovere, ma perché le loro parole sono parte imprescindibile di un discorso collettivo”.
Il festival ha anche sempre prestato molta attenzione agli autori veneti. Quali saranno presenti in questa XII edizione?


“Tra gli ospiti veneti: Antonio G. Bortoluzzi, che porterà il tema del Vajont e della memoria ambientale nelle scuole; Fulvio Luna Romero, con un giallo ambientato in Veneto; Fulvio Ervas, con un giallo ambientato invece in laguna; Giovanna Zucca, con ‘Il segreto di Miss Austen’. Un festival radicato quindi e con grande attenzione ai suoi talenti. Abbiamo sempre ospitato nomi nazionali e internazionali ma allo stesso tempo valorizzato le nostre ricchezze. Una radice che si intreccia con reti culturali sempre più ampie”.
Per Carta Carbone il venerdì è tradizionalmente legato agli incontri con gli studenti. Che cosa proporrà quest’anno Paola Bellin, curatice della la Giornata delle Scuole?

“La Giornata delle Scuole è sempre un momento speciale, perché mette i ragazzi al centro del festival. Quest’anno apriamo con Maria Borio, che terrà una lectio sulla poesia contemporanea come linguaggio vivo, non come reliquia. Antonio Bortoluzzi porterà invece la sua esperienza legata al Vajont: una vicenda che non è solo memoria, ma interrogazione sul potere e sulla responsabilità. Non vogliamo dare agli studenti storie già concluse: vogliamo metterli di fronte a domande, a nodi ancora da sciogliere. È questo il senso: offrire loro strumenti critici e la possibilità di scoprire che la parola non è mai inerte, ma li riguarda da vicino”.
Il festival mostra da sempre attenzione nei confronti della letteratura per bambini. Quali sono le iniziative di questa edizione?
“Tutta la sezione dedicata ai bambini e alle famiglie è curata da Cristina Cason e si svolgerà alla BRaT, la biblioteca dei ragazzi di Treviso. Offriremo momenti specifici, pensati per stimolare immaginazione e creatività. Quest’anno sarà con noi Elia Zardo con “Giardini da viaggio”, un laboratorio ispirato a Munari che invita i più piccoli a costruire mondi leggeri e poetici, portando con sé il gioco della fantasia. Accanto a questo, proponiamo anche esperienze rivolte agli adulti che vivono e lavorano con i ragazzi: Enrica Buccarella con “Leggere una foglia” accompagnerà insegnanti ed educatori a guardare la natura come linguaggio e possibilità di narrazione”.
Un’altra tradizione ormai consolidata del festival è l’apprezzatissimo Contest letterario per gli studenti delle scuole superiori. Sarà riproposto anche quest’anno?
“Il contest, promosso e sostenuto da San Marco Group, è un momento centrale e irrinunciabile. Per una domenica intera i ragazzi si mettono in gioco: ricevono una suggestione, escono per la città e scrivono lasciandosi ispirare dai luoghi, dalle persone, dal movimento. Non è un esercizio astratto: è un atto creativo dentro la vita reale di Treviso. I loro testi vengono poi letti e valutati da una giuria composta da insegnanti, scrittori e giornalisti, e il festival diventa così una palestra di visibilità e di confronto. Non è solo un premio, ma un’occasione per sperimentare cosa significa prendere la parola in prima persona, sentirsi autori, misurarsi con i propri coetanei e con uno sguardo esterno. Per questo il contest è così prezioso: perché mostra ai ragazzi che la scrittura non è un compito scolastico, ma un’esperienza pubblica e condivisa, capace di dare voce e spazio a ciascuno”.
Non si deve dimenticare che Carta Carbone è nato come come festival di letteratura autobiografica. Anche in questa edizione mantiene salda la sua radice?
“La radice autobiografica è nel DNA del festival e continua a pulsare anche oggi. Non significa che ogni testo o ogni incontro sia autobiografia in senso stretto, ma che molte scelte partono sempre dall’esperienza concreta, dalla vita vissuta. È l’io narrante la scintilla primaria: nei laboratori, dove si scrive partendo da sé; nella poesia, che spesso nasce da una voce interiore; nella micro-narrazione, che invita a raccontare frammenti personali; e in tanti incontri in cui l’autore non si nasconde dietro la finzione, ma porta la propria storia come chiave d’accesso. Per noi l’autobiografia non è chiusura narcisistica, ma apertura: è partire da sé per arrivare all’altro, costruendo uno spazio di riconoscimento reciproco”.
E veniamo alla sezione poesia, curata come sempre da Paola Bellin. Quali sono le proposte in programma?

“La sezione poesia prevede due appuntamenti. Il primo con Maria Borio, che con la moderazione di Paola Bellin, presenterà i suoi testi dialogando con una critica musicale e intrecciandoli con l’accompagnamento di un musicista: un incontro che mostra la poesia come linguaggio capace di aprirsi e contaminarsi. Il secondo appuntamento ha come protagonista Veronica Chiosso, voce intensa, che porterà i suoi versi nella loro nudità essenziale, affidandoli soltanto alla forza della parola. È una poesia che non resta silente nei libri, ma che circola negli spazi, risuona nei chiostri e nelle persone che ascoltano: una parola viva, che cerca di mettersi in relazione”.
Anche quest’anno, nel programma è previsto uno spazio per i laboratori di scrittura creativa ideati in collaborazione con il Portolano (laboratorio di scrittura autobiografica e narrativa)?
“I laboratori sono un’esperienza concreta. A Carta Carbone proponiamo due filoni principali: autobiografico e narrativo. I partecipanti lavorano per sessioni su tracce tematiche, ricevono restituzioni individuali e collettive, interagiscono con i docenti e con il gruppo. I laboratori, in collaborazione con il Portolano – la scuola di scrittura da cui si è generato il festival e attiva a Treviso da 17 anni – estendono l’esperienza di CartaCarbone oltre il momento dell’incontro: diventano luogo di scoperta, pratica, confronto. Il laboratorio non è solo “fare un testo”, ma sperimentare il linguaggio come comunità e scoprire le tecniche di scritture che rendono i testi empatici”.
Per concludere, un aspetto molto importante del festival è la sua anima corale. Chi sono i collaboratori?

“Dietro questo festival c’è una macchina che pulsa grazie a persone concrete e generose. Con me, nel team stabile, operano Roberto Zugno, Gastone Tempesta e Marco Moretto: figure insostituibili per l’organizzazione artistica, la logistica, la mediazione culturale. E un merito enorme va ai70 volontari: ragazzi e ragazze, studenti, pensionati, appassionati. Donano tempo, energie, sorrisi. Non è un aiuto marginale: è un atto di cittadinanza attiva.
Lavoriamo non solo per la cultura, ma per la città: Carta Carbone richiama pubblico che abita, consuma, dialoga con le imprese locali — librerie, ristoranti, alberghi. Genera una ricaduta economica e di immagine.
Ma il valore più importante è sociale: attiva reti, coinvolge diverse generazioni, dà spazio a chi scrive, a chi osserva, a chi vuole esserci. Il festival è un progetto che contiene dentro un “fare comunità”. Questo è il nostro impegno: parole che si fanno simbolo e laboratorio, memoria che si traduce in cittadinanza, cultura che non resta elitario ma si mette al servizio di tutti”.
Per informazioni e prenotazioni ai vari eventi: https://cartacarbonefestival.it/







































































