La fotografia dell’economia del lavoro nel Veneto ci viene fornita da Veneto Lavoro attraverso una ricerca recentemente pubblicata, dalla quale emerge che le diverse province della nostra regione hanno basi produttive e mercati del lavoro in parte diversi, collegati alla specificità del territorio e alle tradizionali attività che si sono sviluppate nel tempo.
Il lavoro nel Veneto

Il Veneto è la prima regione italiana per flussi turistici e le sue città d’arte sono tra le più importanti e famose del Bel Paese, ma questa vocazione, con le attuali particolarità del mercato turistico – caratterizzato da flussi crescenti ed ingestibili che rischiano di travolgere le realtà urbane cui si rivolgono – hanno pesanti effetti contradditori sul benessere economico delle popolazioni interessate.
Le città più attrattive sono Venezia, Verona e Padova; aree urbane che conoscono importanti attività economico produttive di carattere industriale, commerciale e del terziario, che contendono alla realtà turistica il ruolo di driver dell’economia locale.
A Venezia l’economia si conferma a trazione turistica con importanti segni di ripresa dei settori della manifattura e costruzioni che manifestano segni di recupero, come nell’agricoltura e nel commercio che sembrano aver ritrovato slancio dopo ripetuti segni negativi.
Lavoro nel Veneto: contratti temporanei e stagionali

Il mercato del lavoro veneziano evidenzia una preponderanza dei contratti temporanei e stagionali – certamente legati al turismo – differenziando molto la realtà del capoluogo rispetto al resto della regione, che vede invece il prevalere dei contratti di lavoro di carattere più stabile e duraturo.
Secondo i dati di Veneto Lavoro, in agosto si è registrata una flessione di oltre diecimila posti di lavoro in tutta la regione, numero che supera largamente quanto avvenuto nello stesso mese dell’anno precedente, con 7200 cessazioni, a conferma di un aumento del ricorso alla stagionalità dei contratti.
La flessione

Più in generale, nel corso dei primi otto mesi dell’anno in corso, sono stati registrati 67.400 contratti di lavoro dipendente a fronte dei 78.400 dei primi mesi del ’24, evidenziando perciò una flessione generale sulla quale – secondo gli analisti regionali – ha inciso profondamente il dato delle assunzioni stagionali legate al comparto turistico.
Il rallentamento del mercato del lavoro in Veneto riguarda tutte le forme contrattuali, con la diminuzione del tempo indeterminato – da 17.200 a 15.700 – diminuisce il tempo determinato – da 59.600 a 51.400 – che si associa ad un aumento delle cessazioni per termine del contratto ed ai licenziamenti individuali e collettivi, in particolare nei servizi turistici e in alcuni comparti industriali.
Lavoro nel Veneto: la situazione nell’agricoltura e nel comparto industriale


Rispetto alle diverse realtà territoriali la flessione della domanda di lavoro complessiva, (la ricerca di lavoratori da assumere), si manifesta ovunque, con un picco a Padova e Belluno, entrambe con un – 5%, passando per Rovigo e Vicenza con – 4% e con l’eccezione di Venezia che vede un aumento complessivo del +1%, come detto dovuto principalmente al mercato turistico.
Anche gli altri settori economici registrano negatività: l’agricoltura marca 10.200 assunzioni a fronte delle 13.100 dello scorso anno, il comparto industriale ha un miglioramento contenuto delle posizioni lavorative ma peggiora nella parte del metalmeccanico e delle costruzioni.
Persino l’occhialeria – storico cavallo di battaglia dell’economia della regione – registra una perdita di 450 posti di lavoro a confronto con un aumento di 720 dello scorso anno.
Su questa analisi si basa la ricerca dell’Ufficio studi della Cisl Venezia, che compie una valutazione delle dinamiche occupazionali della regione a partire dal 2008, anno della crisi finanziaria globale, ricostruendo le varie fasi a partire dalla pandemia.
Lavoro nel Veneto: crescono turismo e ristorazione

Dallo studio emerge che il comparto del turismo e della ristorazione è interessato da una costante crescita degli occupati, culminato con il record di 8185 posti di lavoro del 2024, seguito dalla crescita del commercio – che conta 7670 posti di lavoro in più.
Nel periodo compreso anche i comparti dell’agricoltura e della pesca, hanno registrato segno positivo, con un saldo positivo di 175 unità nel 2008 a oltre 2.100 nel 2023.
La crisi manifatturiera e il parere della Cisl

La manifattura, che nel 2008 aveva un’ incidenza non più raggiunta anche per le varie crisi che si sono succedute – Speedline e Superjet tra tutte – sta manifestando alcuni segni di ripresa.

Secondo la Cisl veneziana, che si esprime con il proprio referente per il mercato del lavoro Marco De Favari, il momento riflette l’incertezza dovuta al quadro economico internazionale e ai dazi americani, che richiedono di verificare i futuri sviluppi della situazione, attraverso una successiva analisi che aiuti a comprendere in profondità, quali aziende del territorio e linee produttive siano riuscite a implementare attività e occupazione, nonostante le difficoltà.

Il segretario generale della Cisl di Venezia, Michele Zanocco, sostiene che è necessario mantenere il sangue freddo e si dice convinto della tenuta del sistema produttivo territoriale, che registra tassi di occupazione ancora elevati. Il nostro territorio convive con un settore predominante, quello del turismo e di riflesso di parte del commercio, che soprattutto nei litorali hanno una forte stagionalità.
La stagionalità del lavoro nel Veneto

Stagionalità che si manifesta nella fascia littorale veneta in modo particolarmente evidente, con minori effetti nella città lagunare.
Per evitare le fluttuazioni occupazionali della stagionalità, secondo la Cisl, si deve agire affinché il nostro territorio sia più attrattivo, allungando la stagionalità e parallelamente intervenendo per lo sviluppo delle attività a stagionalità inversa nei periodi di bassa stagione.
Il sindacato sostiene che sia necessario lavorare inoltre sulla ricerca applicata a favore dell’industria e delle costruzioni che devono essere sostenute da piani di sviluppo coordinati nel territorio per incrementarne la presenza. La provincia di Venezia non può ipotecare il suo futuro occupazionale immaginando di sopravvivere esclusivamente col turismo.







































































