Eppur si muove: la rivoluzione, o meglio il repulisti, deciso dal patron del Milan Gerry Cardinale dopo il clamoroso flop in campionato (sconfitto dal Cagliari all’ultima giornata, 5. posto finale senza pass Champions) vede un primo importante tassello nella nomina di Ruben Amorin come allenatore. Dunque un altro portoghese dopo le delusioni dello scorso anno con Fonseca prima e Conceicao dopo (8. posto finale).
Di contro ci sono i “no grazie” di Krosche e Hardung per i delicatissimi ruoli di direttore tecnico e direttore sportivo: sono due manager (ai più semisconosciuti) dell’Heintracht Francoforte (!) che sarebbero dovuti costare una buonuscita alle non certo pingui casse del Diavolo. Non se ne farà nulla e quindi Cardinale starebbe per promuovere Gardiner e Kirovski, due altri carneadi addirittur senza patentino per le operazioni di mercato quindi con necessità di “tutor”. Sembra un gioco di scioglilingua, ma è invece la inverosimile realtà del club italiano più titolato in Europa.
Il nuovo allenatore: Ruben Amorim
Il Diavolo prova a porre le basi per il futuro con una scelta oltremodo coraggiosa, ma anche molto azzardata secondo qualcuno che di calcio e di Milan se ne intende. Mister Fabio Capello, l’ex giocatore e allenatore dei 4 scudetti e della Champions 1994 (il celeberrimo 4-0 al Barcellona) a caldo ha commentato: «Dovranno spiegargli che il Milan è un club con una storia da onorare e che bisogna portare risultati all’altezza. Lui allo United non è riuscito a entrare nella testa dei giocatori, al Milan dovrà riuscirci, ma la differenza la faranno gli uomini che avrà a disposizione. Posso dire che è un salto nel vuoto per entrambi. I rossoneri prendono un allenatore che non conosce il campionato e lui… deve riscattarsi dopo un’esperienza fallimentare». Chiaro e, come sempre, senza peli sulla lingua il goriziano “don Fabio da Pieris” che proprio questa settimana ha compiuto 80 anni.
Amorin e la scarsa conoscenza della nostra Serie A

«Credo anche che in Premier per lui sia stato uno dei fattori negativi la scarsa conoscenza del campionato – ha poi concluso Capello – È molto diverso se una squadra la conosci o se l’hai vista solamente nei video. Cambia tutto. È differente l’approccio che hai alle partite e pure al mercato, così come il modo di prepararle. Per questo penso che Amorim sia un po’ un azzardo anche per la nostra serie A, ma mi auguro di sbagliare». Impossibile non essere d’accordo con un esperto e conoscitore di casa Milan come lui.
Chi è Amorin

Ma vediamo chi è e come mette in campo le sue squadre il nuovo arrivato a Milanello. Le biografie ufficiali raccontano che il 41enne portoghese è cresciuto nel mito di Arrigo Sacchi, ma il suo gioco non è così innovativo come quello dell’altro ottuagenario “Mister di Fusignano”. Il neoallenatore rossonero ha sempre schierato nelle sue squadre difensori centrali che impostano, quindi dai piedi buoni, con due esterni aggressivi, un trequartista abile negli spazi e un centravanti fisico per cercare di dare profondità. Le parole chiave del suo gioco sono state: intensità, verticalità e pressione. Il 3-4-2-1 o il 3-4-3 (a seconda della presenza o meno del regista/trequartista) sono i suoi sistemi di riferimento e lui è conosciuto per essere un allenatore integralista: può ovviamente variare qualcosa in corso d’opera, ma sempre nell’ambito di questi due moduli-base.
Un calcio offensivo

Il suo sarebbe quindi un calcio offensivo, proprio come Gerry Cardinale aveva detto di volere dopo il licenziamento di un risultatista come Max Allegri. La filosofia di Amorim è, pertanto, quella classica degli allenatori della sua generazione: si inizia a difendere nella metà campo altrui, correndo in avanti. La stella polare è il recupero palla più veloce possibile. Rispetto al classico 3-5-2 di Allegri, il Milan sarà una squadra totalmente diversa.
Amorin dovrà fare i conti con la rosa

Poi, però, c’è la realtà della rosa a disposizione: per poter fare un certo tipo di gioco, oltre a trasmettere ai giocatori le proprie linee guida, occorre avere gli uomini giusti. E il Milan in questo momento, tra giocatori scadenza, altri che non sono convinti della rivoluzione societaria, e mal di pancia vari è un cantiere aperto. La rosa 2026-27 è soltanto un’ipotesi alle prese con molte variabili.
Fra i giocatori che più beneficerebbero dell’arrivo di Amorim c’è sicuramente il serbo Pavlovic

Un po’ perché è una delle colonne da cui vuole ripartire il club, un po’ perché con Allegri è molto migliorato: in una linea a quattro la resa sarebbe stata un punto di domanda, mentre in questo caso il serbo potrebbe proseguire la propria crescita. La capacità di Pavlovic in fase di costruzione però è limitata e quindi accanto a lui occorrerebbe un compagno (meglio se due) dai piedi buoni. Considerando che Gabbia garantisce l’ordinaria amministrazione e la tecnica non è il piatto forte di Tomori, occorre sperare in nuovi arrivi e dunque nel mercato.
Gli esterni d’attacco e il centrocampo: altri rebus rossoneri

Fondamentali nel gioco di Amorim sono gli esterni, ovvero quei giocatori che devono portare alla superiorità numerica e quindi agire da attaccanti aggiunti (come il Dimarco nerazzurro per intendersi). Ecco perché un giocatore che potrebbe trovarsi molto bene con lui è Saelemaekers, che ha nelle corde queste caratteristiche. Meno evidente lo scenario sulla corsia opposta con Bartesaghi (tutto da verificare il ruolo di Estupinan).
Facciamo delle ipotesi

Ipotizzare oggi la mediana rossonera è un azzardo, ma per età e caratteristiche tecniche lo svizzero Jashari potrebbe essere interessante nelle mani del portoghese: il giovane talento potrebbe tornar utile dopo una stagione segnata dal lungo infortunio. Con il 3-4-2-1 sulla trequarti potrebbero coesistere Pulisic e Nkunku, entrambi piuttosto esperti del gioco. Tutto da definire invece l’attacco con il messicano Gimenez che quasi certamente non sarà confermato così come il tedescone Fullkrug, accostato da radiomercato al Venezia di Stroppa.
Lo staff del nuovo allenatore

Amorin ha subito ufficializzato che porterà con sè in rossonero tutto il team che lo ha affiancato negli ultimi anni a Lisbona e poi a Manchester: il giovanissimo Carlos Fernandes come vice, Emanuel Ferro, Adélio Cândido e l’allenatore dei portieri Jorge Vital, con lui già ai tempi dello Sporting Braga. Alquanto coraggiosa la conferma di Fernandez che ha soltanto 31 anni e un’esperienza molto limitata: sarebbe un coetaneo e in molti casi più giovane di parecchi giocatori dell’attuale rosa. Insomma si tratta di un’altra scommessa della coppia Cardinale-Ibrahimovic con lo svedese che – come abbiamo ricordato da queste colonne solo due settimane fa https://www.enordest.it/2026/06/07/linferno-del-diavolo/ – è oggetto di pesanti critiche per i suoi impegni in giro per il mondo e per la sua scarsa diplomazia.
Piccola parentesi su Ibra

“Senza Zlatan Ibrahimovic i programmi di Fox sui mondiali sarebbero migliori”. E’ una bocciatura senza appello quella che il New York Times ha riservato all’ex campione svedese, oggi consulente del Milan di Cardinale, nella sua versione commentatore dei mondiali per Fox. “Il rischio con Zlatan era che non fosse all’altezza”, silegge nell’editoriale di The Athletic, citando l’esempio della stella del football, Tom Brady che “ha impiegato un’intera stagione prima di diventare un commentatore sportivo di prim’ordine della NFL”.
Tempo che Ibrahimovic non ha a disposizione. “Il problema è che sembra non conoscere nulla di specifico su molte delle squadre o sui loro giocatori”, si legge ancora nel testo in cui si spiega che l’ex fuoriclasse andrebbe usato in studio per “spiegare tecniche e tattiche, in modo che Zlatan possa dimostrare che, pur essendo una potenza fisica in campo, la sua intelligenza e il suo istinto gli hanno permesso di segnare così tanto”.
Questo il quadro attuale a tinte rossonere

Fra i tifosi non regna giustamente l’ottimismo, ma si è comunque portati a guardare il bicchiere mezzo pieno a cominciare dal presidente, il vicentino Paolo Scaroni (altro ottantenne proprio come Capello e Sacchi!). La tesi è: meglio fare una rivoluzione che aggiustamenti di poco conto per una squadra che ha pesantemente deluso le aspettative. Quindi per l’allenatore portoghese – che peraltro è nato soltanto 9 giorni dopo il suo connazionale Ronaldo – il compito, anzi la sfida, è difficile, ma senz’altro stimolante. Non c’è tanto da aspettare per vederlo all’opera: la stagione 2026/27 del Milan inizierà il prossimo 12 luglio, data prevista per il raduno a Milanello.














































































