È stata inaugurata sabato 23 maggio presso Museo MA*GA di Gallarate la nuova stagione espositiva dedicata a due figure centrali dell’arte contemporanea italiana e internazionale del secondo Novecento: Paolo Scheggi e Vincenzo Agnetti. Le esposizioni, aperte al pubblico dal 24 maggio all’11 ottobre 2026, propongono un approfondimento su aspetti specifici ma fondamentali della loro ricerca artistica: da un lato la sperimentazione ambientale e immersiva di Scheggi, dall’altro il rapporto tra fotografia, linguaggio e pensiero concettuale sviluppato da Agnetti.
A Gallarate due progetti espositivi


I due progetti espositivi, “Qui e altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971” e “Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche”, nascono da un importante lavoro di ricerca promosso dal MA*GA in collaborazione con l’Associazione Paolo Scheggi e l’Archivio Vincenzo Agnetti e assumono un ulteriore valore istituzionale: entrambe le mostre celebrano infatti l’ingresso di opere dei due artisti nella collezione permanente del museo, acquisizioni rese possibili grazie ai bandi nazionali della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Paolo Scheggi e lo spazio come esperienza da attraversare

Fulcro della prima esposizione è la ricerca ambientale di Paolo Scheggi, artista tra i più innovativi della scena internazionale degli anni Sessanta, erede delle esperienze dello Spazialismo e protagonista della pittura monocroma e oggettuale. Curata da Ilaria Bignotti ed Emma Zanella, con il supporto curatoriale di Camilla Remondina, la mostra riunisce circa sessanta opere tra fotografie, documenti, modelli progettuali e ricostruzioni storiche, restituendo al pubblico una dimensione meno conosciuta ma decisiva del lavoro dell’artista: quella dell’integrazione tra opera, architettura e partecipazione dello spettatore.
Gallarate e Scheggi

Al centro del percorso vi sono gli ambienti realizzati tra il 1964 e il 1971, pensati come spazi da vivere e attraversare, nei quali l’opera perde la propria staticità trasformandosi in esperienza fisica e percettiva. L’esposizione celebra inoltre l’ingresso nelle collezioni permanenti del museo di “Struttura modulare” (1967), opera composta da elementi lignei sovrapposti e attraversati da aperture circolari che generano sofisticati effetti di luce e ombra. L’acquisizione è stata resa possibile grazie al bando PAC – Piano per l’Arte Contemporanea 2025.
A Gallarate la Piramide. Della Metafisica

Tra i nuclei più significativi figurano la documentazione dell’Intercamera plastica (1966-1967), storico ambiente presentato alla Galleria del Naviglio di Milano, e la ricostruzione filologica di due opere monumentali considerate perdute: “Piramide. Della Metafisica” e “Tomba della Geometria”, originariamente esposte tra il 1970 e il 1972 e oggi nuovamente accessibili. Completano il percorso le sculture dell’installazione “6profetiper6geometrie” (1971), considerata il testamento spirituale dell’artista, dove geometria e riflessione metafisica si fondono in una sintesi estrema.
Vincenzo Agnetti e la fotografia come frammento di pensiero

Nel centenario della nascita, il MA*GA dedica un importante omaggio anche a Vincenzo Agnetti, tra i maggiori interpreti dell’arte concettuale italiana. La mostra “Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche”, curata da Alessandro Castiglioni in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti, approfondisce il rapporto dell’artista con la fotografia, la memoria e il linguaggio attraverso circa trenta opere.
Gallarate e Agnetti
Il progetto nasce grazie alla vittoria del bando Strategia Fotografia 2025, che ha consentito al museo di acquisire tre opere appartenenti alla serie “Dopo le Grandi Manovre”, ciclo sviluppato a partire dal ritrovamento di fotografie giapponesi ottocentesche avvenuto a Gibilterra e successivamente reinterpretate da Agnetti mediante interventi grafici e testuali.
Il Trono

Elemento di connessione tra le due esposizioni è “Il Trono. Levitazione secondo Agnetti & Scheggi” (1970), rara opera realizzata a quattro mani che testimonia il dialogo intellettuale tra i due artisti e la comune riflessione su temi che risultano ancora oggi di sorprendente attualità: il linguaggio, il potere, la virtualità economica, i processi culturali e il controllo mediatico. Tra le opere esposte figurano inoltre alcuni lavori iconici come “Elisabetta d’Inghilterra” (1976), dedicata alla rappresentazione del potere attraverso il concetto di “teatro statico”, e “Libro dimenticato a memoria” (1970), volume monumentale svuotato del proprio contenuto fino a lasciare soltanto il perimetro della pagina.
Intelligenza artificiale e immagine contemporanea a Gallarate

In parallelo alle due grandi retrospettive, il museo ospita anche il progetto “Stato di quiete” dell’artista Giovanni Ferrario, dedicato alle possibilità espressive dell’intelligenza artificiale. La serie presenta sedici nature morte appartenenti al ciclo “Atlante del verosimile” (2025), immagini generate attraverso sistemi AI che mettono in tensione immobilità apparente e instabilità algoritmica, creando opere sospese tra realtà e simulazione.
Le mostre si inseriscono nel programma Varese 2030, promosso dalla Provincia di Varese con il sostegno di Fondazione Cariplo, mentre media partner dell’iniziativa è Sky Arte.































