Per cercare di spiegare al meglio delle mie possibilità la dinamica dell’ennesima crisi economica che stiamo vivendo, voglio provare a semplificare al massimo delle mie capacità alcuni concetti.
Il signor Rossi

Il signor Rossi è il titolare di una qualsiasi azienda commerciale, della quale poco importano le dimensioni. Dato che l’azienda si è da poco affacciata sul mercato, per attirare la maggior clientela possibile, il signor Rossi decide di offrire ai clienti – per la maggior parte persone normali che acquistano da lui prodotti di largo consumo – la possibilità di comprare quanto vogliono, pagando a credito. Segna i conti dei vari clienti su un quadernetto, concedendo loro qualcosa di molto simile ad un mutuo con poche garanzie reali (mutuo sub-prime). È un inizio perfetto per il nostro tema: un’opera incompiuta, un vuoto cosmico, un silenzio assordante che neanche un clown triste al funerale di un mimo saprebbe riempire. Praticamente, stiamo fissando un abisso e l’abisso ci sta chiedendo: “Sì, ma quindi di cosa dobbiamo ridere (o piangere)?”.
Scavare nell’abisso della crisi e spargere sale sulle ferite (con ironia)

Proverò a trovare il punto esatto in cui la sfortuna smette di essere fastidiosa e diventa una forma d’arte e commenterò i fatti con la stessa allegria di un orchestrale del Titanic che continua a suonare mentre l’acqua gli arriva alle ginocchia, cercando di trasformare i dati oggettivi in una commedia degli errori esistenziale. P.S.: al momento, rimango qui a fissare il cursore che lampeggia come un elettrocardiogramma piatto: troppo tragico, persino per me! Quella che segue è la cronaca di un suicidio collettivo travestito da festa di compleanno, un approfondimento analitico, tra il riso e il pianto, di una magnifica coreografia del disastro. L’articolo che scrivo trasforma l’astratta “Alta Finanza” in una rissa da bar dove, alla fine, il conto lo paga chi non ha neanche bevuto.
L’ebbrezza del sig. Rossi, pusher di felicità

Il Sig. Rossi citato in precedenza non è un imprenditore ma, piuttosto, è un mago, perché ha inventato la macchina del tempo: permette ai suoi clienti di vivere nel 2030 con i soldi (che non hanno) del 2026. Quando la voce si sparge, i clienti si riversano in massa nel negozio, visto che acquistano oggi e possono pagare con molta calma, approfittando di condizioni favorevoli di credito, garantite loro dallo stesso signor Rossi. Le vendite aumentano esponenzialmente, così come il numero dei clienti. Considerando che i clienti possono pagare più o meno quando vogliono, il signor Rossi aumenta il prezzo dei prodotti più venduti e i suoi profitti continuano a crescere. Attenzione, però: sono profitti solo sulla carta, grazie alle dilazioni di pagamento che l’imprenditore concede ai suoi clienti, ormai sempre più “ubriachi” di felicità.
Come inizia la crisi

Il “quadernetto” dei debiti è una bomba a orologeria: Rossi vende prodotti reali in cambio di sogni, il che equivale a invitare tutti a cena promettendo che pagherà un lontano zio d’America che nessuno ha mai visto. Così, anche se tutti mangiano l’aragosta, il sospetto fondato è che finiranno a lavare i piatti per i prossimi trent’anni.
Il consulente bancario, moderno alchimista e artefice delle basi della crisi

A questo punto, entriamo nel regno della fantascienza e troviamo un giovane consulente bancario che vede il cumulo di macerie (i debiti dei clienti) ma decide che sono fondamenta d’oro, perché costituiscono, in linguaggio bancario, una garanzia per il futuro, e così aumenta il credito del signor Rossi presso la banca. Il funzionario non ha alcuna ragione di preoccuparsi, dato che, sempre mutuando il linguaggio bancario, considera i debiti degli acquirenti “a debito” come garanzia collaterale.
Il ragionamento si basa sul principio che dice: “più la gente è indebitata, più la banca si sente ricca!”. Ma, a pensarci bene, è come se un medico dichiarasse un’epidemia di colera come “un’ottima opportunità per testare la resistenza dei cimiteri”. Nella direzione generale della banca, esperti di finanza trasformano gli asset del cliente in bonds Compro-Inutile, bonds Compro-&-Spreco e bonds Compro-Tutto, che poi sono piazzati sul mercato globale. Nessuno sa cosa significhino quei nomi, o come i bond vengano garantiti, ma, sull’onda della fortissima spinta commerciale effettuata dagli sportelli bancari per la vendita, il prezzo continua a salire e si vendono alla grande.
Il manager del rischio o Cassandra in cravatta?

Quando le vendite arrivano a essere davvero di dimensioni notevoli, malgrado il prezzo sia ancora in salita, un manager del credit-risk della banca (che sarà in seguito licenziato, perché ritenuto eccessivamente pessimista) decide che è ora di richiedere il pagamento dei debiti contratti dai clienti “a debito” dell’azienda del signor Rossi.
Anche il signor Rossi finisce in crisi

Ma loro non possono pagare! Di conseguenza, nemmeno l’imprenditore può più rimborsare il suo debito bancario e fallisce miseramente. Il momento in cui il manager chiede il rientro dei debiti è il classico “momento Coyote” dei cartoni animati: quello in cui Willy si accorge di aver camminato nel vuoto per dieci metri e, solo allora, inizia a cadere. A questo punto, i bond Compro-Inutile e i bond Compro-&-Spreco crollano del 95%. I bond Compro-Tutto, invece, hanno una migliore performance e si stabilizzano, dopo una perdita dell’80%.
Il domino della miseria

Quando il castello cade, non cade solo il Sig. Rossi: cadono tutti! I Clienti, perché scoprono che il “libretto del pagherò” si è tragicamente trasformato in un “paga ora o perdi la casa”. I Fornitori, che hanno consegnato merce vera per ricevere in cambio pezzi di carta (i Bond) che ora valgono meno della carta igienica (sì, perché la carta igienica, almeno, una sua utilità intrinseca ce l’ha!) e che si trovano coinvolti nel disastro generale, unitamente ai clienti “a debito”, a loro volta inseguiti dalla banca, che di fatto è diventata “proprietaria” del credito dell’imprenditore nei loro confronti.
Le Risorse Umane: termine burocratico per indicare persone che ora protestano contro un’azienda che è evaporata nel nulla cosmico

A questo punto, i Sindacati picchettano l’azienda, a difesa dei diritti delle “risorse umane” (tra i principali clienti “a debito” dell’azienda stessa); il fornitore di materie prime (commodities) fallisce e quello dei servizi avanzati (in outsourcing) è ancora in attesa di sapere che fine farà. La banca, che è di fatto diventata “proprietaria” del credito dell’imprenditore nei confronti dei clienti, invece, viene salvata dal Governo, dopo frenetiche consultazioni dei leader dei vari partiti che reperiscono i fondi necessari per l’operazione di salvataggio tramite una nuova tassa a carico di mini e micro-imprenditoria (che, tanto, paga e tace!).
E tutto questo, purtroppo, è cronaca, non storia.
Meditiamo, gente, meditiamo . . .































