In certe giornate, come queste che portano segnali di cambiamento climatico, il pensiero va lontano da qui: in realtà si tratta di un desiderio che si fa più forte, più incalzante di altri periodi. Questa intensità sembra crescere con l’età, anche se la lontananza non varia: la terra materna mi aspetta, mi manda segnali, è un film che la mente proietta senza sosta. Chi mi chiama è il Polesine della mia prima età, ora diventata catena di ricordi, o meglio dei sogni che dei ricordi sono le micce. C’è un confuso germogliare in quest’uomo del ventesimo secolo, una lotta silenziosa che ha per campo la memoria.
I ricordi del Polesine

Il richiamo della casa rossa, il Canalbianco, i campi verdeggianti, si stringono in una visione realistica (se così si può dire) e cioè il sole chiaro e timido di questi giorni, l’aria frizzante che porta grandi nuvole bianche come le piume dei gabbiani in volo sopra il Delta del Po, là dove le acque piemontesi e lombarde si uniscono alle venete e le trascinano nell’Adriatico, direzione Est, dove le foschie mattutine trattengono in sé l’orizzonte fino al mezzogiorno.
I ricordi di una terra che si risveglia

In questo teatro di natura si proietta il mio sguardo, un mix sensoriale che – ormai lo riconosco – è il prologo alla sceneggiata della primavera, quando la mia terra si risveglia e crea cespugli e alberi in fiore e la prima pioggia sarà una benedizione. La carica dei sentimenti, come potrei chiamare queste note, non nasconde il presente e non annulla distanze: i miei agognati “ritorni a casa” saldano il rapporto con la realtà polesana, la rendono più desiderabile perché sono troppi i ricordi e troppo pochi i ritorni.
Ricordi nostalgici

Il presente: è da qui che sono nati questi pensieri nostalgici. È bastata una parola, subsidenza, a mettermi in allarme. Il Polesine, racchiuso su tre lati dalle acque del Po a sud, dall’Adige a nord e dal mare a est. Ha altre acque e gas metano nel sottosuolo: in passato l’estrazione incauta di grandi volumi di gas ha provocato l’abbassamento del suolo, cioè la subsidenza, con il pericolo della salinizzazione delle acque dolci e del terreno agricolo. So di agricoltori che hanno abbandonato la campagna e sono migrati in Lombardia negli anni che precedettero la grande alluvione del novembre 1951.
Ricordi e realtà

Oggi, ecco il motivo della mia apprensione, si progetta di riprendere la trivellazione del suolo per estrarre il gas metano. Un’inaccettabile violenza al territorio. È fragile, il Polesine: ha pagato caro il suo rapporto con il Grande Fiume, un mostro incatenato dalla tecnica idraulica che non deve subire altre ferite.
I miei ricordi e i miei sogni

Quando parlo di ritorni, di sogni, non parlo tanto di persone che posso raggiungere con una telefonata, ma del legame con la terra, con l’ambiente fisico: campi, geometrie di acque superficiali, respiro di alberi e di zolle sviscerate dall’aratro, fossati dove gracidano le rane, aria vibrante di api infaticabili. Per tutto questo non bastano sogni e ricordi: è la maternità della terra che diventa carezza e brivido. È la Natura che ci chiama tutti con il linguaggio dei fiori, il concerto aereo degli uccelli, a cui l’uomo aggiunge i rintocchi gentili delle campane. È l’aria del mio paese, strano balsamo alle inquietudini della lontananza
T. e il suo doppio

(racconto)
C’è un mondo parallelo della comunicazione moderna che sembra clandestino o comunque ignorato con supponenza dal mainstream: è nascosto in files privati e su carta per una cerchia di collezionisti anche italiani e, massicciamente, di oltre oceano. Si tratta di un tipo di editoria autoprodotta. È il mondo delle fanzine, cioè pubblicazioni destinate ai cultori di un genere letterario specifico, come, nel nostro caso la fantascienza, il fantasy e, in una parola, il Fantastico.
The Morning Star

Questa nota l’ho scritta per inquadrare la “bomba mediatica” lanciata dalla fanzine “The Morning Star” che si pubblica a Filadelfia e nel suo numero 01/26 ha sparato a caratteri cubitali questo titolo: ”E se Trump fosse un clone?”. Come una scossa tellurica della scala Mercalli, lo scoop sta mettendo in subbuglio i patiti della letteratura fantastica: il che può essere scontato nell’ambiente dei fan, ma per il mondo altro, cioè il nostro, dominato dalla debordante personalità dell’attuale presidente Usa, è uno choc. Un clone, figurarsi, sfotte qualcuno; altri ragionano così: significa che di Donald T. ce ne sono due? Pazzesco, vero? Ma The Morning Star, presa dal vortice mediatico, non recede, mentre la Casa Bianca tace.
Una copia?

Da parte nostra cerchiamo di riassumere l’articolo della fanzine americana che millanta informazioni riservate e la cui prosa diventa assertiva. Il direttore della pubblicazione, Rob Bredy, afferma che The Donald è la copia “rielaborata e perfezionata” del vero Trump: ne sono autori alcuni famosi scienziati della Silicon Valley, finanziati da un club di miliardari. A loro serviva un uomo docile ma potente e molto amico. Hanno pensato a varie soluzioni: un robot meccanico, un avatar, un cyborg dal cervello superiore, scartato per ovvii motivi. Infine hanno scelto la clonazione opportunamente manipolata che lo rendeva simile ai membri del club.
Così T2 è nato

La manipolazione della mente, costosissima, era un investimento sicuro, un vero business planetario. E il vero Donald? Vive, dopo un intervento di chirurgia plastica, in una dorata clinica a prova di sorprese e lì lo lasciamo. The Morning Star fornisce scarsi particolari sulla creatura T2: per esempio, si sa che è stata coinvolta la First Lady e, fondamentale, lo staff della Casa Bianca, perché il passaggio dall’originale al duplicato è stato molto complesso e l’intera operazione è durata quasi nove mesi.
Come far nascere T2

In proposito il direttore della fanzine ha parlato di “impresa oggettivamente sconvolgente” e ha aggiunto di aver ingaggiato una vera task force di avvocati per arginare i prevedibili attacchi di T2, il quale però fino ad oggi non ha reagito. Chi parla è invece la stampa mondiale, che sembra impazzita. I giornalisti sono in buona compagnia: infatti, gli imperi cinese e russo hanno fatto sapere che consideravano ridicola e provocatoria la notizia: è forse una mossa delle due potenze per guadagnare tempo e avere informazioni più precise
Ma cosa potrà fare il mondo per conoscere la verità sul presunto clone, a sua volta espressione di un potere imperiale?

“Non sarà una propaganda per destabilizzare la Terra?” Pare, dico pare, che questa domanda sia stata formulata in Vaticano, sotto i veli della più antica diplomazia. Questa storia è appena cominciata, poiché T2 non sapeva di essere il prodotto di un processo artificiale e non possiamo prevedere, e nemmeno immaginare, dove lo porterà il suo ego mostruoso. Non sarà facile che The Donald accetti senza reagire di essere una banale copia.
Il cielo di Rodari

Le poesie sono come aquiloni
che svolano dalle mani innocenti
di un bambino, e fuggono
nello spazio del tempo. Oggi
dal passato è giunta la poesia
“Il cielo è di tutti” del grande
aedo Gianni Rodari: silenziosa
è apparsa al nostro orizzonte
infiammato e nero, disumanato.
Oggi quella manciata di versi
è un puro ricordo, quasi sogno,
fragile aquilone fra droni killer.
Il volo di quella visione non è
inutile: il poeta ha nascosto
tra le righe una parola inespressa.
è la speranza che nessun potente
abbia mai più l’occasione di rubarci
quel nido di luna stelle e sogni.
Anonimo 26








































































Sì, caro Ivo, il Polesine è proprio come lo descrivi. Questa mattina ho camminato per ben tre ore in gruppo, su strade che tu ben conosci, costeggiando il canale Valdentro, tra le vie sterrate di campagna punteggiate di giallo, azzurro, viola, circondata da campi arati o verdeggianti di giovani piante di frumento e aglio. Il vento più sferzante che carezzevole, sembrava disperdere I cattivi pensieri