Un territorio non è mai solo un luogo fisico: è un intreccio di storie, identità e mutamenti. È proprio questa tensione, sospesa tra quiete e trasformazione, a essere al centro della mostra fotografica “La serena inquietudine del Territorio – Into the Land”, ospitata negli spazi dell’M9, museo del ‘900 e presentata ad un folto pubblico presso l’auditorium “Cesare De Michelis”. La mostra esposta al secondo piano del Museo del ‘900, cuore pulsante della cultura contemporanea, rimarrà fino al 12 aprile.
L’esposizione

L’esposizione si sviluppa come un percorso visivo capace di raccontare il paesaggio contemporaneo attraverso uno sguardo sensibile e stratificato. Le immagini in mostra restituiscono una narrazione che va oltre la semplice rappresentazione estetica, interrogando lo spettatore sul rapporto tra uomo e ambiente, tra memoria e futuro.
Una serena inquietudine

A emergere è una dimensione ambivalente: da un lato la serenità di scenari apparentemente immutabili, dall’altro un’inquietudine sottile, che affiora nei segni del cambiamento, nelle trasformazioni urbane e nelle tracce lasciate dall’intervento umano.
Il parere di Cecchinato

Abbiamo avuto modo di approfondire il senso della mostra insieme a uno dei curatori, Giovanni Cecchinato, che sottolinea come il progetto nasca da un’esigenza precisa: “raccontare il territorio non come qualcosa di statico, ma come un organismo vivo, in continua evoluzione”. Secondo Cecchinato, la fotografia diventa così uno strumento privilegiato per cogliere queste dinamiche: “gli scatti non documentano soltanto, ma interpretano, aprendo nuove possibilità di lettura del paesaggio”.
Un percorso che invita a soffermarsi sui dettagli

Il percorso espositivo invita il visitatore a rallentare lo sguardo, a soffermarsi sui dettagli e a lasciarsi attraversare dalle suggestioni visive. Non si tratta di un racconto lineare, ma di una costellazione di immagini che dialogano tra loro, costruendo un mosaico complesso e sfaccettato.
“La serena inquietudine”, come proposto dal titolo stesso, suggerisce una condizione che appartiene tanto al territorio quanto a chi lo osserva. È quella sensazione di equilibrio fragile, in cui convivono bellezza e disorientamento, radicamento e cambiamento.
Una serena inquietudine come esperienza estetica

La mostra si configura così non solo come un’esperienza estetica, ma anche come un’occasione di riflessione sul presente e sulle direzioni future del nostro abitare. In un’epoca segnata da trasformazioni rapide e spesso contraddittorie, lo sguardo fotografico diventa uno strumento prezioso per comprendere, e forse anche per immaginare, nuovi modi di relazionarsi con il territorio.
La foto e la serena inquietudine dello scatto

Giovanni Cecchinato, presenta questa collettiva con altri tredici colleghi e 12 progetti , è un fotografo professionista di altissimo livello, da anni rappresenta un punto di riferimento serio e riconosciuto nel panorama della fotografia contemporanea legata al territorio. Mestrino doc , autore e promotore culturale che da oltre dieci anni ha raccolto video e testimonianze di appuntamenti che hanno portato a Mestre alcuni tra i nomi più interessanti della fotografia nazionale e internazionale. Il suo lavoro non è solo produzione artistica, ma costruzione di rete culturale.
Come nasce il progetto

Il suo è un progetto nato nel 2016 e sin dalle origini, si è configurato come un contenitore di esperienze e ricerche fotografiche volte a indagare le trasformazioni ambientali, urbane e sociali del territorio, attraverso uno sguardo consapevole e contemporaneo. Dieci anni di impegno per creare un laboratorio virtuale, sviluppandosi inizialmente sulla piattaforma Facebook come spazio di confronto dedicato alle metamorfosi del paesaggio veneto. Nel tempo si è trasformato in un vero e proprio laboratorio permanente di ricerca fotografica, con una rivista annuale giunta oggi al sesto anno di pubblicazione e una call nazionale che ha ampliato il dialogo ad autori provenienti da tutta Italia.
La serena inquietudine all’M9

Questa mostra, realizzata con il Patrocinio dell’Ordine degli Architetti di Venezia PPC e del Museo M9 di Mestre e con la collaborazione dell’architetto Alessandro Angeli, raccoglie una selezione di progetti fotografici e artistici sviluppati nell’ambito del laboratorio. Si tratta di una esposizione collettiva che riunisce tredici fotografi veneti, ciascuno portatore di una propria cifra autoriale, accomunati dall’interesse per le tematiche “serenamente inquiete” che attraversano il nostro territorio.
L’esplorazione attraverso l’obiettivo fotografico

Le opere esposte (estratte da progetti fotografici ben più ampi) esplorano, attraverso linguaggi e sensibilità differenti, i mutamenti del paesaggio veneto contemporaneo, oscillando tra interpretazione poetica e la tensione documentaria. In alcuni casi il lavoro si inserisce nel solco della tradizione dei “New Topographics” di matrice americana, ponendo al centro dell’indagine il rapporto tra intervento umano e ambiente, con uno sguardo analitico e rigoroso; in altri prevale lo sguardo autoriale e artistico/poetico rispetto al paesaggio osservato.
Into e Out





I progetti del laboratorio, che vede sempre i contributi come delle “ricognizioni” su ciò che si osserva e mai come analisi esaustive del tema, si articolano in due sezioni: “Into the Land”, dedicata ai lavori avviati e sviluppati all’interno del territorio regionale veneto – cui appartengono le opere qui esposte – e “Out of the Land”, che accoglie invece contributi provenienti dalle altre regioni del Paese, ampliando ulteriormente il campo di osservazione e confronto.







































































