Nel 1997, alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, venne proiettato per la prima volta il film Porzûs, diretto da Renzo Martinelli. Dopo cinquantadue anni dall’eccidio avvenuto nel 1945, il tragico evento della Resistenza che prese nome, appunto, da quella località friulana, venne portato all’attenzione del grande pubblico. Nel febbraio di quell’anno, pochi mesi prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, un reparto della Brigata Osoppo, comandata da Francesco De Gregori, zio dell’omonimo cantautore, nome di battaglia Bolla, venne trucidato non dai nazifascisti, ma da un gruppo di partigiani della brigata Garibaldi. Nell’eccidio trovarono la morte diciassette combattenti, tra i quali il diciannovenne Guidalberto Pasolini, detto Guido, nome di battaglia Ermes, fratello minore di Pier Paolo.
Zannini e l’altro Pasolini
A questa figura, al rapporto tra i due fratelli, al tragico evento avvenuto a Porzûs, al contesto storico e politico in cui maturò e alle conseguenze che ne seguirono, Andrea Zannini, docente di Storia dell’Europa all’Università degli Studi di Udine, ha dedicato un ampio e documentato saggio pubblicato per i tipi di Marsilio nel 2022 con il titolo L’altro Pasolini. Guido, Pier Paolo, Porzûs e i turchi. Presentazione di Walter Veltroni.
La vita di Guido

L’approccio dell’autore nel ricostruire la vita, le scelte politiche e la morte di Guido è rigorosamente storico, basato su documenti e testimonianze oltre che su lettere e testi scritti dal fratello. Nonostante la prosa sia molto avvincente e – come scrive egli stesso nell’introduzione – anche se nel corso del libro si parli di misteri, enigmi, premonizioni e addirittura profezie «non c’è alcuna propensione a piegarsi alla moda per la quale la vicenda storica, per essere interessante, debba trasformarsi in una fiction» (p. 15).
Della vita dell’altro Pasolini prima della tragica morte si sa ben poco

I suoi diciannove anni sono trascorsi tra scuola e amicizie. Viene descritto come un ragazzo «vitalista, esuberante, temerario» (p. 21), che già nel 1943 viene fermato dai Carabinieri di Casarsa della Delizia per aver scritto su un muro «Viva la libertà» (p. 23). Presa la maturità scientifica, nel 1944, decide di unirsi alla brigata Osoppo, una formazione partigiana che aveva un’ispirazione identitaria patriottica e cattolica e non si riconosceva nella brigata Garibaldi Friuli legata al comando militare del PCI.
L’altro Pasolini e il conflitto tra formazioni partigiane

Per analizzare il contesto in cui maturò il conflitto tra le due formazioni partigiane, estremamente complesso e di non semplice comprensione, anche a causa delle omertà, dei silenzi e dei depistaggi che subì nel dopoguerra, lo studio di Zannini procede prendendo in considerazione la cosiddetta “questione nazionale”, le rivendicazioni territoriali dei partigiani sloveni nei confronti di Trieste, Istria, Dalmazia e Fiume che portarono alla “slavizzazione” dei garibaldini (p. 51-59).
La questione “Osoppo”

Ma l’analisi storica di Zannini non tace nemmeno riguardo ai contatti «degli uomini della Osoppo con la polizia, con i fascisti della Decima Mas e perfino con i comandi tedeschi» (p.60) innescando accuse di collaborazionismo. Contatti a cui invece non partecipò Guido che divenne vittima inconsapevole anche se la sua posizione politica era dichiaratamente anticomunista e antigaribaldina. Scriverà al fratello in una lettera del 27 novembre 1944: «hanno intenzione di costituire la repubblica (armata) sovietica del Friuli: pedina di lancio per la bolscevizzazione dell’Italia!!!» (p. 63).
L’imboscata

L’imboscata che venne tesa al gruppo della Osoppo viene descritta in modo dettagliato nei suoi aspetti più crudi e drammatici, una strage che si consumò in più giorni e alla quale Guido si sarebbe potuto sottrarre se non avesse voluto accorrere in soccorso dei compagni (p. 65).
La morte dell’altro Pasolini macchia per la Resistenza comunista

Per Pier Paolo la morte del fratello nell’ambito di quella che sarà una macchia indelebile sulla Resistenza comunista fu non soltanto un immenso dolore che toccò uno dei suoi affetti più intimi, ma determinò il suo avvicinamento al partito d’Azione e poi, nonostante tutto, al Partito Comunista al quale si iscrisse nel 1948 (ma il passaggio fondamentale è dal 1945 nelle fila dell’autonomismo friulano di matrice moderata).
Le contraddizioni

Una delle tante sue contraddizioni , che vengono ben sintetizzate da Zannini alle pagine 119-120: «Dichiaratamente ateo e anticlericale, riceve apprezzamenti e premi dalla critica cattolica per Il Vangelo secondo Matteo (1964) […] Si batte contro i premi letterari, ai quali partecipa e per i quali ricerca voti. Attacca il Sessantotto e i suoi rampolli borghesi schierandosi dalla parte dei poliziotti di Valle Giulia, in una poesia che si intitola, però, Il PCI ai giovani! Sostenitore della Resistenza come atto fondativo della libertà italiana, rifiuta la letteratura che tende a farne una “cristallizzazione sentimentale stilistica”. È radicalmente antiborghese e finisce per scrivere per il giornale-simbolo della borghesia italiana, il “Corriere della Sera”. Si avvicina al Partito radicale, ma critica la campagna per la legalizzazione dell’aborto […].».
L’altro Pasolini e la vicenda di Porzûs

Il libro di Zannini ricostruisce le difficili vicende processuali legate all’eccidio di Porzûs, il silenzio che accompagnò questa tragica vicenda e negli ultimi due capitoli svela il probabile nesso che lega un’importante opera teatrale di Pier Paolo I Turcs tal Friùl, scritta a Casarsa tra il 1944 e 1945, proprio a ridosso dell’assassinio del fratello, tenuta in un cassetto, che non volle mai pubblicare e che uscì solo dopo la sua morte.
Una metafora importante

L’autore ipotizza che la storia narrata nella pièce, l’invasione dei Turchi in Friuli del 1499, evento storico attestato da una lapide che si trova nella chiesa di Casarsa, non rappresenti altro, sotto metafora, «coloro che nella primavera del 1945, negli ultimi mesi di guerra, tutti in Friuli chiamavano “slavi”. Sono quelli che nel maggio 1945, provenendo dai Balcani, hanno raggiunto l’Isonzo e minacciano di razziare la patria, uccidendo chi, come Ermes […], cioè Guido, coraggiosamente si oppone.
Non sono dunque i tedeschi, che sono in Friuli dal 1943: sono i comunisti dell’esercito di liberazione iugoslavo, che dal2 maggio 1945, avevano preso possesso di Trieste e, per realizzare le mire espansionistiche titine, intendevano occupare la Venezia Giulia e procedere oltre l’Isonzo fino al Tagliamento […].» (p. 146). Un dramma patriottico, dunque, questo di Pier Paolo, «maturato nei mesi di disperazione […] per il silenzio sempre più inquietante di Guido e steso nel momento di presa di coscienza della sua morte». (p. 146).
La bravura di Zannini

Zannini, con rigore scientifico e forte tensione morale rimane in equilibrio tra memoria familiare e storia nazionale. Raccontando le figure di due fratelli che subirono, anche se in modo diverso, uno dei capitoli più dolorosi e “scomodi” della Resistenza. E lo fa con onestà intellettuale, senza cedere all’omertà che ha tenuto questo tragico episodio nell’ombra per decenni e ha attraversato trent’anni di vita italiana.
Un interessante parallelo

Ricordiamo che le ripercussioni politiche si trascinarono per anni e si concretizzarono in vendette, scontri, e forti tensioni non solo a Fiume, Istria e Dalmazia dando vita all’esodo giuliano/dalmata. Ma anche a Trieste, come ha ben raccontato Cristina Gregorin nel suo romanzo L’ultima testimone (Milano, Garzanti 2020, recensione qui: https://www.enordest.it/2021/01/31/francesca-lultima-testimone-delle-persone-semplici/.
La presentazione dell’altro Pasolini

Il libro sarà presentato alla Libreria Coop di Mestre (Piazza Ferretto) giovedì 5 marzo, alle ore 18, nell’ambito delle attività dell’ANPI, sezione “E. Ferretto, Mestre.
L’autore

Andrea Zannini (Mestre, 1961) è professore ordinario di Storia moderna. Ed è stato fino al 2021 Direttore del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’Università degli Studi di Udine. Si è laureato in Storia all’Università di Venezia e ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia economica e sociale all’Università Commerciale “L. Bocconi” di Milano. Ha pubblicato saggi e monografie sulla storia economica e sociale della prima età moderna. Sulla storia della contabilità pubblica, sulla storia dell’emigrazione, di demografia storica, storia del turismo, storia della Resistenza, storia dell’Europa, storia dell’alpinismo. I suoi ultimi libri sono Altri Pigafetta. Relazioni e testi sul viaggio di Magellano ed Elcano, Roma, Viella, 2023 e Controstoria dell’alpinismo, Roma-Bari, Laterza, 2024.
















































































Pasolini affermò di aver scritto i Turcs tal Friùl in una settimana nel maggio 1944 e il manoscritto originale lo testimonia dalla datazione riportata a piè pagina: Maggio 1944.
Pur suggestiva l’ipotesi riportata dal prof. Zannini non è confermata in nessun modo dalla documentazione esistente.
In realtà la datazione non è così certa, anche in altre occasioni Pasolini diede datazioni non precise, così almeno si evince dal libro.