Venerdì 30 gennaio a Palazzo Giacomelli (Treviso) si è tenuta la quarta edizione del convegno “Venetarium 4. Radici mobili”, organizzata dall’Associazione Amici di Comisso in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari e l’Università degli Studi di Verona e patrocinata del Comune di Treviso, a cura di Alessandro Cinquegrani, ordinario di Letteratura Italiana Contemporanea all’Università Ca’ Foscari, e Gianluigi Bodi, fondatore e direttore del blog senzaudio.
Il perché di radici mobili

Questa quarta edizione ha avuto come tema “Radici mobili”, un ossimoro che vuole mettere in relazione e confronto due aspetti fondanti della realtà veneta. Perché le radici, che hanno l’ovvia caratteristica della staticità, storicamente in Veneto si sono dovute confrontare con l’emigrazione, che ne è tutto il contrario. Infatti questa apparente contraddizione sembra rappresentare esattamente la nostra identità.
La nostra Regione nel tempo ha registrato un alto tasso di emigrazione, nel Novecento per la povertà della popolazione, oggi per i giovani per trovare lavoro anche in campi di prestigio come le università. Eppure il Veneto non ha mai perso l’attenzione per la sua identità, anche nelle sue derive più populiste. Sembra che le radici restino intatte e ben radicate nel terreno, anche quando sono mobili.
Come si è svolta la giornata
La giornata di studi si è articolata in tre sessioni, intitolate: “Aggrapparsi”, “Affondare”, “Sradicarsi”.

Per la prima sessione, “Aggrapparsi”, si è scelto il dialogo con i protagonisti e l’eredità del passato: la mattinata si è dunque aperta con la proiezione di una video/intervista allo scrittore Ferdinando Camon che si è raccontato attraverso il suo percorso letterario da Un altare per la madre e La vita eterna fino a La malattia chiamata uomo, riflettendo su cosa sia stata per lui la scrittura, la narrazione del mondo contadino, ossatura portante dei suoi primi libri, il suo desiderio di fare giustizia attraverso di essi.
Tre autori per Radici Mobili

A seguire tre autori Roberto Ferrucci (Il mondo che ha fatto, La nave di Teseo), Marco Lazzarin (L’ultima primavera di Kronenberg, Garzanti) ed
Elena Rui (Vedove di Camus, L’Orma) sono stati invitati a parlare dei loro tre ultimi libri che ruotano tutti attorno, in qualche modo, alla figura di un ”maestro”, intervistati poi da studenti dell’Università degli Studi di Verona.
Il premio di Radici Mobili

A conclusione della mattinata è stato assegnato il premio “Venetarium Labomar”, giunto quest’anno alla seconda edizione. La Giuria, composta da scrittori, critici letterari, docenti, giornalisti culturali e librai che hanno segnalato libri editi nel 2025 e meritevoli del riconoscimento, ha valutato complessivamente 30 opere. Dei 40 membri, 37 hanno votato e hanno assegnato la vittoria al libro di Giulia Scomazzon, 8,6 gradi di separazione (Nottetempo). Il premio consiste in un contributo di 3.000 euro per la traduzione e pubblicazione dell’opera in un Paese estero.
La vincitrice

Giulia Scomazzon, nata a Vicenza nel 1987, ha un dottorato in Letterature e Media e nel 2021 ha pubblicato il saggio sul “true crime” Crimine, colpa e testimonianza (Mimesis). Nel 2023 con nottetempo ha pubblicato La paura ferisce come un coltello arrugginito (vincitore del Premio Bagutta Opera Prima). Sono stati inoltre segnalati con menzione d’onore i libri: La levatrice di Nagyrev, di Sabrina Zuccato (Marsilio), Il mondo che ha fatto, di Roberto Ferrucci (La nave di Teseo) e “La vedova di Camus”, di Elena Rui (L’Orma).
I dibattiti


Nel pomeriggio, per la sessione intitolata “Affondare”, Francesco Sossai, regista de Le città di pianura ha dialogato con Emmanuela Carbé, partendo dal racconto del Veneto oggi, tra valorizzazione e critica, attraverso il successo cinematografico del suo film. A seguire Giulia Scomazzon (8.6 gradi di separazione, Nottetempo), Massimo Cracco (Corpi di Cristo, Italo Svevo Edizioni) e Francesco Vidotto (Onesto, Bompiani) hanno parlato della loro esperienza narrativa.
A radici mobili anche un collegamento dall’America

La Sessione intitolata “Sradicarsi”, che ha voluto indagare su cosa resti dell’identità quando si lascia fisicamente la propria terra, ha visto protagonisti Emanuele Pettener in collegamento streaming da Boca Raton, Florida, USA (It’s Saturday You Left Me and I’m So Beautiful, Bordighera Press), Annalisa Menin (L’Anna che verrà, Giunti) e Michele Orti Manara (Le maschere del massacro, Racconti Edizioni). I tre autori hanno riflettuto e si sono confrontati su cosa significhi avere radici che si “muovono” e come, e se, possa un’identità restare intatta pur attraversando confini e sradicamenti.
Venetarium si conferma dunque un importante appuntamento dedicato alla letteratura veneta offrendo al pubblico le voci più autorevoli della produzione narrativa, non solo letteraria, degli ultimi anni.















































































