Giochiamo a nasconderci? Ma sì, cos’è la maschera che ci copre il volto e il corpo e ci rende invisibili, sostituiti da un corpo inventato, alieno, fiabesco o diabolico? La maschera di carnevale è un momento di teatralità, di sdoppiamento della personalità ma essenzialmente divertimento in pubblico. La letteratura ci dice che la maschera totale può essere un rifugio temporaneo, ma anche una fuga dai legami sociali per vivere un’avventura, una libertà ai limiti del fantastico.
Mai festeggiato il Carnevale ma una volta fui poeta

Personalmente, non ho mai festeggiato il carnevale indossando un costume o una maschera, ma come diceva Giuliana Camerino in un suo invito, si poteva scegliere: in maschera o “in ghingheri”. In un’altra occasione sono finito nella cronaca del Gazzettino che mi descriveva vestito da poesia: affettuosa ironia di una cara collega che ha mosso la curiosità di molti.
Il mio personalissimo Carnevale

Però posso dire di aver partecipato, sia pure con i mezzi propri del mio mestiere, al Carnevale di Venezia. La prima volta a quello reinventato da Maurizio Scaparro, quando per la Fenice ho lavorato sul testo della commedia “Crispino e la Commare”.
Carnevale e la collaborazione con Roiter

Poi l’incontro con Fulvio Roiter e i suoi carnevali per i quali ho scritto i testi per due libri fotografici. Quasi una sfida tra le sue immagini e le mie parole. A questo proposito, ricordo che Roiter si mescolava alla folla dei figuranti e parlava con loro: in quei momenti le siore Maschere sembravano animate non da corpi umani ma da una misteriosa energia che è lo spirito del carnevale. Era un’impressione molto forte e la teatralità della scena aveva una suggestione che ancora oggi ritrovo nei reportage fotografici del grande artista (1926-2016).
Il Carnevale e le sfilate

La frenesia propria delle sfilate in piazza, nei campielli, sui ponti, nelle calli e persino in acqua non devono far dimenticare che il grande Carnevale vive in momenti e luoghi diversi. Per esempio in piazza vanno tutti, ma proprio tutti, e possono intrattenersi ed esibirsi senza invito o biglietto d’ingresso e senza mascheramento a tema, che sono invece obbligatori nelle feste private nei palazzi e nei teatri.
Carnevale, una macchina del divertimento

Il carnevale è una macchina del divertimento gioioso e rumoroso, raffinato, addirittura aristocratico (qualche nobile veste gli abiti settecenteschi degli avi). Ma c’è anche il carnevale dei bambini: sono loro che vivono la festa con una partecipazione viscerale che li trasforma veramente in personaggi fiabeschi, Principesse, eroi dei fumetti, animali fantastici, astronauti, qualche Zorro, Fate ecc., che imitano anche nel linguaggio. In fondo, quei personaggi interpretati dal costume che li distingue esprimono qualcosa dei caratteri in formazione. Certo è che la spontaneità dei più piccoli fra noi è l’ossigeno che mantiene in vita la festa del Carnevale dall’antichità fino a oggi. Se mettersi in maschera è per gli adulti un’arte divertente, per i piccoli è un gioco molto, molto serio.
La patria franosa

Non voglio buttarla in politica – ormai lo fanno tutti – ma semplicemente in cultura (e in ecologia). Che la nostra patria sia una terra fragile, lo dicono le cronache dei disastri, gli allarmi dei geologi, profeti inascoltati, e il buonsenso frutto dell’esperienza: terremoti e vulcani non sono spettacoli per turisti.
Cultura e Natura

E la cultura? Dirà lo scettico di turno, cosa c’entra con le slavine, le frane sulle Dolomiti o sull’Appennino? La risposta ci ricorda che il suolo, pianeggiante o montuoso, non è la luna, ma il luogo del nostro vivere cioè fa parte di noi e viceversa: la nostra cultura dovrebbe garantirci un rapporto empatico con la natura. Si vive insieme fra viventi: dobbiamo capire che la natura non è inerte ma corpo vivo soggetto a leggi precise. È un fatto che le azioni dell’uomo spesso sono contrarie a quelle leggi e di conseguenza feriscono là dove dovrebbero curare e prevenire.
La spettacolarizzazione del dramma

Non si sfugge ai drammi della Terra: vengono a scovarci con la forza della comunicazione istantanea come è accaduto per Niscemi. La realtà si impone attraverso i media, ma le frane non sono una messinscena: la spettacolarità del dramma siciliano, ultimo disastro della patria franosa, non ci inganna: ci mette paura. Assistiamo infatti alla distruzione del paesaggio, e se muore il paesaggio anche noi restiamo feriti e deprivati di un bene che abbiamo ricevuto in eredità lungo la via delle generazioni.
Se anche l’uomo frana

Anche negli Uomini avvengono smottamenti e frane, ma non li cancelliamo, anzi li curiamo e ne rispettiamo le cicatrici che ci ricordano il male superato. Così dovremmo curarci della salute del nostro habitat: non incerottando le ferite, ma tenendole in evidenza per non dimenticare. La fragilità endemica del territorio non deve essere ignorata da nessuno di noi e tantomeno da chi governa il nostro Bel Paese. L’amore per la patria si chiama anche coscienza ambientale.
Dedica

(poesia)
Da quando sei entrata in me
con la tua luce,
da quel giorno lontano
sono prigioniero
consapevole di una magia.
Non congiunzione di astri
benevolenti
ha tracciato la nostra via
ma il calore,
il magnetismo di due passioni.
In questi giorni dell’anno
la memoria
si fa narrante di noi
e dei nostri frutti
che l’amore ci ha donato.
Tu, fiore vivo mai reciso
tu profumo delle mie giornate
sei stella fissa all’orizzonte.
Anonimo 26
















































































BUON, SERENO E GIOIOSO ANNIVERSARIO!!! Tantissimi Auguri!!! Grazie per la Vostra Preziosa TESTIMONIANZA!
Grazie per le riflessioni preziose. Ne farò tesoro!
Essendo nata a Basilea, il Carnevale x noi basilesi non è solo divertimento, ma ” necessità”, valvola: per 362 all’anno siamo ” normali”, rispettiamo le regole, ci comportiamo in modo civico e civile.
Però, durante l’anno ci prepariamo la maschera x l’anno a seguire, c’è chi cuce il proprio costume in casa, dopo aver scelto il “soggetto” da rappresentare, c’è chi fa parte di un gruppo (clique) e chi invece anche da solo gira x la città. La maschera gli permette di dare del tu a chiunque, ti prendere un giro il suo vicino, di sfogarsi – ma mai né con violenza né con cattiveria. Tre giorni e tre notti in giro x la città con pifferi e tamburi, x la gioia dei bambini – e degli adulti. E dopo i tre giorni tutti tornano normali, magari senza voce o stanchi morti x le notti col sonno saltato.
Le strade vengono pulite da strisce e “confetti” di carte colorate, e tutto riprende il ritmo di tutti i giorni.
Da pochi anni, il più importante Carnevale della Svizzera, è diventato PATRIMONIO DELL’UNESCO, e x noi basilesi è una grande gioia e soddisfazione!
Nadia, sarai felice di essere da sempre la musa preziosa del tuo marito poeta Ivo ! Che parole bellissime le sue dediche !