In un mondo nel quale imperversano eserciti e bande di indemoniati miliziani che si compartano come angeli sterminatori, ci sono per fortuna anche angioletti di pace: sono quelli che abbiamo scoperto nella casa di una signora veneta che, dopo una vita spesa con passione nella scuola, e ora impegnata con entusiasmo nel sociale, ha scoperto di avere un talento, finora inespresso, per la pittura.
Angioletti che arricchiscono le parole

Le immagini, che arricchiscono le parole, a lei consentono di collaborare alla vita culturale della sua comunità. Per esempio, quest’anno ha dipinto dei mini presepi su tavolette di legno formato medaglione che si possono appendere: piccoli tondini come “santini” senza cornice che sono stati regalati per Natale dai ragazzi che andavano di casa in casa a cantare la tradizionale Chiarastella. Grande successo che ha invogliato la signora a proseguire creando nuove immagini anche queste ispirate al sacro e al suo mistero.
L’universo degli angioletti

Questa volta si è abbandonata al fascino dello sterminato universo degli angeli che, pur essendo invisibili, sono sempre stati raffigurati dagli artisti. Presa dall’ispirazione ne ha dipinti una decina di varie dimensioni. Il tocco originale delle opere, che ha sorpreso la stessa autrice, è il fatto che tutti i suoi angeli sono in realtà diversi da quelli tramandati dalla tradizione religiosa che li vede come giovani uomini alati, a volte come autentici guerrieri celesti: uno per tutti l’arcangelo Michele. Naturalmente, qualcuno aggiungerà all’elenco anche gli angeli custodi che si dice affianchino ciascuno di noi.
Angioletti solo femmine

Ebbene, ecco l’originalità della signora C.: i suoi angeli sono solo femmine. Questa schiera di creature angeliche non è frutto di una scelta precostituita di genere, dice la loro demiurga: “Mi escono dalle mani perfettamente riconoscibili come giovani donne, dotate di una bellezza quieta e sorridente”. Comunque, sono esseri alati e le ali sono coloratissime come quelle delle farfalle e delle fate. Viene spontaneo pensare alla magia dell’arte, che dà corpo e visibilità a ciò che è puro spirito: “l’invisibile avvolto nel mistero”, come dice il poeta.
I valore degli angioletti

Forse la signora C. ha risposto con slancio istintivo a una realtà malata, oscura e nemica dell’umano di cui parlavamo all’inizio, e ha disegnato questi/e emissari/e del cielo che hanno per loro natura la missione di soccorrerci e di diffondere il bene. Queste divine figure alate infondono calore, speranza e forza in tutti i credenti e alleggeriscono il cuore anche ai non credenti: sono un sogno per l’umanità. Le angeliche creature sono un buon motivo per meditare sulla presenza attorno a noi di tante persone, che, invisibili agli occhi del mondo, operano perché quel mondo non diventi preda degli angeli malefici sempre in agguato.
La danza della vita

Siamo aggrediti dalle immagini, eppure ci sono ancora motivi perché esse ci sorprendano e ci coinvolgano trovando spazio nella fantasia e nella memoria. A me è capitato nei giorni scorsi durante la visita alla mostra “Epifanie”, che la Fondazione Bevilacqua La Masa ha dedicato al pittore Luigi Voltolina.
La pittura di Voltolina

Di questo artista conosco il percorso creativo, la ricerca, con i suoi passaggi tematici e i dubbi che ne conseguono. Eppure, dicevo, sono stato catturato, che è come dire emozionato. La sua pittura, nervosa e febbrile, sembra vibrare come volesse sfuggire alla bidimensionalità della tela per diventare vita, movimento, metamorfosi. Per decenni, Voltolina ha subito la tentazione delle sirene chiamate astrattismo e informale, finché è riuscito ad assimilarne la filosofia, il che spiega la tensione delle sue opere.
La mostra e la danza

La mostra è una sintesi del lavoro del pittore, che anela a un’arte che sia biografica, cioè specchio della sua sensibilità per l’umano: un modo di interrogare la realtà per mezzo della raffigurazione. Oggi, di tutto quel suo mondo poetico penso a un unico dipinto, cuore della mostra per me, e che sento di intitolare “La danza”. Un grande quadrato nero, uno spazio dove la luce del colore bianco disegna due figure umane fortemente stilizzate, pura astrazione.
Dietro la danza

A prima vista sembrerebbe una dance macabre, se non fosse “alleggerita” da un fremito di ironia (morte della pittura?). Voltolina ha affidato a due non colori come il nero e il bianco la forza espressiva dell’opera, nella quale la realtà affiora con il figurativo dinamico proprio della sua ricerca. Questo dipinto, direbbe un poeta, nella sua essenzialità è un grido gioioso, una danza per la vita: lame di luce contro abisso di tenebra. L’uomo sull’orlo del baratro epocale esprime l’energia vitale dell’umanesimo di un artista senza paure.
Il bianco suono

(poesia)
Sentinella del giorno
e ave della sera,
dal campanile amico
s’invola il bianco suono
di esili campane,
sciame di stornelli.
È una fuga a stormo
di rintocchi e di colombi,
mix di vibrati
del bronzo e delle ali:
per la città in attesa.
Bardata di nebbia,
M* coglie il segnale:
duecentomila
cuori echeggiano il finale
e in quell’ambaradan
tu cadenzi
le parole col francescano
din don dan.
Io canto a bocca chiusa.
Anonimo















































































