“Autonomia speciale al Veneto. Perché se Roma Capitale aspira a nuovi poteri e adeguate risorse, la nostra Regione ha motivazioni storiche, geografiche e culturali da vendere per poter richiedere la specialità analogamente al Trentino Alto Adige e al Friuli Venezia Giulia, così da poter ipotizzare in prospettiva anche di dar vita ad una macroregione delle Tre Venezie”.
Rubinato e le Tre Venezie

È la proposta di Simonetta Rubinato presidente dell’associazione Veneto per le Autonomie, laboratorio politico-culturale sui temi delle Autonomie e della sussidiarietà. Il testo è stato prima sottoposto al parere tecnico del professor Mario Bertolissi, costituzionalista dell’università di Padova.
L’emendamento

La richiesta è contenuta in un emendamento che l’associazione ha messo a punto e inviato a tutti i deputati veneti affinchè lo presentino in Commissione I Affari Costituzionali della Camera dove è in discussione il disegno di legge per dotare Roma Capitale di poteri e risorse straordinarie.
Spiega la Rubiato: “La nostra iniziativa mira, mediante la modifica dell’articolo 116, primo comma, della Costituzione, a conferire alla Regione Veneto condizioni di autonomia particolare, demandando ad una successiva legge costituzionale l’approvazione di uno specifico statuto di autonomia speciale. E a nostro parere le motivazioni per giustificare l’attribuzione della specialità ci sono tutte”.
Le motivazioni della Rubinato

I proponenti dell’emendamento ne individuano tre in particolare: la città insulare di Venezia; la montagna e le minoranze linguistiche; l’aspirazione del popolo veneto (sancito sin dallo Statuto della Regione approvato con L. 22 maggio 1971, n. 340) confermata dalla partecipazione maggioritaria e dal risultato pressoché unanime del referendum tenutosi il 22 ottobre 2017.
Si spera in un appoggio di Stefani

Una proposta che i proponenti sperano trovi sostegno anche da parte della Regione Veneto a guida del nuovo governatore Alberto Stefani. “Il Veneto – si legge nell’emendamento – da tempo dimostra nei fatti di essere gravemente condizionato dall’essere confinante con le Province autonome di Trento e di Bolzano e con la Regione Friuli Venezia Giulia, in ragione delle rilevanti ed ingiustificate differenziazioni derivanti dalla loro specialità in ordine all’esercizio di funzioni e al regime fiscale, che penalizzano famiglie, imprese e comunità locali venete, pur in presenza di contesti analoghi dal punto di vista sociale, economico e territoriale.
Sulla Macroregione delle Tre Venezie pesa anche la scelta di altri comuni di confine

Non è un caso che molti Comuni veneti di confine, una trentina, abbiano chiesto di passare, a seconda della posizione geografica, o con la Provincia autonoma di Trento o con la Provincia autonoma di Bolzano o con la Regione Friuli-Venezia Giulia, anche se solo Sappada ad oggi c’è riuscita. La specialità insulare di Venezia, la specificità della Provincia di Belluno, territorio interamente alpino, le tre minoranze linguistiche (i cimbri, il friulano e i ladini presenti in una settantina di comuni veneti), la forte aspirazione all’autogoverno potranno avere adeguato riconoscimento solo con un Veneto ad autonomia speciale. Si tratta infatti di ambiti che non rientrano tra quelli richiedibili con l’autonomia differenziata”.
Un emendamento per far nascere la Macroregione delle Tre Venezie
L’emendamento è fatto di 2 articoli. Il primo propone una modifica dell’articolo 116, primo comma della Costituzione, per aggiungere il Veneto fra le Regioni che dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia. Il secondo propone che l’approvazione dello Statuto di autonomia speciale della Regione Veneto debba avvenire con legge costituzionale e che l’iniziativa possa provenire sia dal Governo della Repubblica, sia dal Consiglio regionale, sia dal Parlamento, garantendo una procedura consensuale.
No alla rassegnazione e sì alla speranza delle Tre Venezie

“Intorno a noi registriamo tanta rassegnazione sul tema dell’autonomia, in parte sfociata nel rilevante astensionismo alle ultime elezioni, ma chi ha a cuore il futuro delle giovani generazioni non deve arrendersi: gli elettori veneti hanno fatto una precisa richiesta alla politica attraverso il principale istituto di democrazia diretta, che è il referendum, e la politica non può ignorarlo”, conclude Simonetta Rubinato.


















































































