C’è tutto il mondo nella stagione appena conclusa di VeneziainDanza 2025 al Teatro Malibran di Venezia: il corpo come porta tra fisicità ed inconscio, empatia e violenza, sensualità ed acrobazia circense. Riemergono la forza di Carolyn Carlson al Teatro La Fenice nei primi anni Ottanta, il Tanztheater di Pina Bausch; la forma del mondo, polivalente e tragica, alienata ed esplosiva.
Carmina Burana e Giulietta e Romeo al VeneziainDanza

La grande capacità critica, l’istinto da rabdomante della direttrice artistica Michela Barasciutti (con l’apporto di Stefano Masa Costantini) ha assemblato un programma diverso per tematiche ed approccio, ma che consente una visione grandangolare dello stato dell’arte: da un lato il Balletto Nazionale del Kosovo (coreografo Toni Candeloro), in una riproposta dei Carmina Burana di Carl Orff; dall’altro il celebrato Giulietta e Romeo, musiche di Sergej Prokof’ev, messo in scena dal Balletto di Roma, con coreografia e regia di Fabrizio Monteverde. Come sempre avviene, nella pluralità degli spettacoli proposti in rassegna, parrebbe trattarsi di entità incomparabili, per lo più assolutamente divergenti. L’insieme, tuttavia, è motivo di riflessione: come un’onda, alta e nostalgica, ma imperiosa, il clima europeo si percepisce più evidente che mai, alla faccia di chi vorrebbe farlo sparire.
Dall’espressionismo acrobatico della compagnia kosovara alle maestose, nella loro essenzialità, scenografie sironiane in cui Monteverde ambienta la vicenda: quello che si evince, di primo acchito, è l’alta professionalità tecnica dei danzatori in scena, così come l’approccio estetico ai corpi, nella loro purissima nudità.
La ricostruzione dei Carmina

Candeloro costruisce i quadri dei Carmina iterandoli in schemi fissi e in crescendo, quasi a ribadire il dettato musicale di Orff, con un’idea ellittica del moto che miscela danza neoclassica e moderna, fughe d’ambientazione surreale ed intervalli ludici inattesi. Difficile sostenere un ritmo tanto trascinante, ma i danzatori del Balletto Nazionale del Kosovo hanno rivelato una forza fuori del comune ed un’estrema coesione. L’esecuzione, nella tessitura di Orff, ha un riscontro fisico immediato nell’energia che i ballerini sprigionano, quasi fossero pietre focaie. Nata nel 1972, la Compagnia kosovara ha da sempre, tra i propri obiettivi, il mantenimento di una profonda identità culturale, legata sia alla coreutica classica che alla tradizione balcanica, tra eccellenze solistiche ed innovazione.
Giulietta e Romeo nel secondo dopoguerra al VeneziainDanza

Diverso il percorso del Balletto di Roma e di questo Giulietta e Romeo, ormai un classico tra gli spettacoli di danza, con trecentocinquanta recite al suo attivo e duecentomila spettatori. Firmato dal coreografo e regista Fabrizio Monteverde che lo ha portato in scena negli ultimi vent’anni, questo riallestimento è di una raffinatezza estrema.
Ambientato nella contraddittoria Italia del secondo dopoguerra, allo stesso tempo immobile e fremente, come in attesa di un rivolgimento ancora al di là da venire, mostra una ribelle Giulietta, in fuga da una situazione familiare opprimente e un Romeo, innamorato ed inconsapevole. Intorno a loro, una moltitudine di madri giudicanti, padrone ossessive e compiaciute della scena. Il tutto si salda alla celebre partitura di Prokof’ev senza alcuna forzatura, in virtù di una coreografia assieme libera e precisa nelle congiunzioni: tempi scenici esatti, curati nei minimi dettagli.
La tragedia inevitabile

La tragedia si compie inesorabile, sospesa nel tempo e nello spazio, nell’intensa interpretazione dei due solisti, Fiamma Balzano e Paolo Barbonaglia, giovani, belli e sfortunati amanti. Tuttavia, ciò che più colpisce (e a tratti dà i brividi) è il coro dei comprimari: la Madre, in trono- sedia a rotelle, che condanna; il vociferare della massa, oscuro, talvolta spastico, nella descrizione delle modalità sociali. Minime, ma potenti le scene dello stesso Monteverde, del tutto funzionali alla tecnica, ma capaci di divagazioni oniriche sensazionali.
Il Balletto di Roma, peraltro, è un’autentica istituzione: nel luglio scorso, ha ricevuto la Medaglia della Camera dei Deputati; dal 1960, è uno dei principali punti di riferimento per la formazione e la produzione di nuovi spettacoli a livello internazionale.
Le innovazione di VeneziainDanza

Michela Barasciutti, Direttrice Artistica di VeneziainDanza, ballerina e coreografa di fama, per molti anni danzatrice nell’Ensemble di Misha Van Hoecke, oggi alla guida della compagnia TOČNADANZA, ancora una volta ha fatto la scelta giusta, a garanzia di un programma di estrema qualità. Del resto, proprio TOČNADANZA, da trentaquattro anni, collabora con la Biennale di Venezia, Teatro La Fenice, Ravello Festival-Regione Campania, Peggy Guggenheim Collection, Camerata Musicale Barese, e molte altre istituzioni. Tuttavia, l’iniziativa più importante di TOČNA è forse la promozione di NAD (Nuovi Autori della Danza), con la concessione di residenze e la possibilità per i giovani coreografi di realizzare spettacoli, per farli poi conoscere in teatri e rassegne. Grazie a Michela per aver ridato a Venezia il suo ruolo importante per la professione e la ricerca coreutica: uno di quei miracoli, fatti di duro lavoro, amore e preveggenza, di cui bisognerebbe andar orgogliosi.
















































































