In quella zona a pochi chilometri dal confine con la Slovenia un tempo c’erano molte caserme. Dopo la seconda guerra mondiale quella che si chiamava ex Jugoslavia era vista come un potenziale nemico in un’Europa divisa in blocchi, quello dell’Est filosovietico e quello dell’Ovest filo americano. Eravamo in clima di piena “guerra fredda”. Questa la storia. Siamo a San Pietro al Natisone a Nordest del Friuli. Gente chiusa, forse un po’ diffidente, ma concreta. Qui è nato Paolo Miano, calciatore professionista, che a centrocampo ha ricoperto tutti i ruoli. Paolo Condò dalle colonne della Rosea lo definì il “Neeskens” friulano. Nella sua carriera ha giocato con autentici “mostri” dell’epoca: Zico, Maradona e Leo Junior. Ha indossato la maglia dell’Udinese, tra settore giovanile e prima squadra, per più di un decennio.
Miano, provi a descriversi…

“Nasco come centrocampista offensivo, poi per esigenze mi hanno arretrato prima falso nueve con l’arrivo di Causio. Poi con l’arrivo di Mauro con il 9 divento centrocampista basso. Quindi con Zico vengo destinato alla mediana a prendere e a consegnare a quelli bravi davanti”.
Lei giocò con il Galinho che arrivò a Udine nell’estate del 1983. Ma già con il fuoriclasse carioca ci fu un primo “assaggio”. Ce lo vuole raccontare?

“Quando arrivò a Udine era il numero uno. Per noi era impressionante. Facciamo un passo indietro. Terremoto in Irpinia, novembre 1980. Zico voleva organizzare una gara amichevole in Italia, in pratica una iniziativa per raccogliere fondi a favore delle popolazioni terremotate. Un dirigente brasiliano si oppose, ma Zico la spuntò. Arrivò in Italia una selezione di calciatori brasiliani, ma solo in dodici… era dicembre e faceva un freddo cane. I Carioca erano pochi e mi chiesero di andare a giocare con loro, l’allenatore era l’ex portiere campione del mondo nel ‘70 Felix. In quell’occasione ebbi il primo contatto con Zico. Non c’erano molti spettatori, si giocò in una clima siberiano”.
Miano quindi l’arrivo tre anni dopo in Friuli. Cosa ricorda?

“Giugno 1983: siamo a Rio de Janeiro in tournee con l’Udinese. Il ds Franco Dal Cin nella hall dell’albergo ci chiama tutti a rapporto. “Signori ecco Zico che a breve ci raggiungerà”. A luglio arrivò a Tarvisio in ritiro con noi. Persona squisita un campione vero lavorava per la squadra. Era devastante, in campo una macchina da guerra noi lo guardavamo ammirati”.
Fine della stagione 1986/87: l’Udinese retrocede, era partita con 9 punti di penalizzazione. Per lei arriva la chiamata da Napoli fresco del primo tricolore. Niente male. Un bel salto…
“Ero già stato contattato un anno prima dalla società partenopea. Cerco di essere succinto. All’epoca non c’erano i procuratori come oggi, a Udine era iniziata l’era Pozzo che mi chiede di restare. Con la retrocessione dell’Udinese, Dal Cin mi dice di andare al Torino, sembrava fatta. Dopo un “tira e molla” mi trovai a Napoli”.
Miano, quella squadra sfiorò il secondo scudetto di fila. Il tricolore sembrava in cassaforte in primavera. Poi il crollo. Cosa è successo?

“Premetto che avevo un brutto rapporto con l’allora tecnico Ottavio Bianchi. Era una squadra di campioni, sono stato sfruttato poco e male. Bianchi aveva giustamente in testa i suoi 10/11 che giocavano sempre e uno che “ballava”. Era libero un posto, il Napoli mi aveva cercato un anno prima. Carnevale era rimasto fuori rosa, diventerà il primo cambio. Calo fisiologico in primavera più di qualcuno faticava. Il primo maggio 1988 il Milan ci sorpassa con vittoria allo Stadio San Paolo. Loro mettono in campo Van Basten che veniva da un lungo infortunio. Durante la partita Maradona si infortuna e Bianchi lo lascia in campo. Poi inserì Giordano squadra super sbilanciata e beccammo gol in contropiede. Sorpasso e comunicato contro l’allenatore. Se si giocava all’antica per mantenere il pareggio…Ho ancora un grande rimpianto per quello scudetto sfumato..”
In quella squadra c’erano Careca, Giordano, De Napoli, Bagni, Ciro Ferrara, Garella …più un certo Diego Armando Maradona

“Quando arrivai a Napoli Diego era diventato il più forte al mondo: campione del mondo un anno prima in Messico e protagonista assoluto del primo scudetto della storia del Napoli. Mi ritrovo nella squadra dei campioni d’Italia. Maradona? Simpatico e giocherellone. Dicevano che non si allenava. Nessuno di lui parla male. La sua vita privata la conosciamo, ci è cascato dentro…. nessuno glielo rinfaccia. Ma era un trascinatore, mai rimproverava un compagno se sbagliava”.
Il più forte con cui ha giocato e contro cui ha giocato?

“Difficile dirlo. Ho giocato con Maradona e Zico, non so se rendo l’idea. Andiamo sul normale, Franco Causio era di altissimo livello e ho avuto la fortuna di giocarci assieme. Altri fortissimi dell’epoca erano Bruno Conti. A me piaceva un casino Falcao per i gol che faceva. Mi aveva votato sulla Gazzetta come miglior giovane”.
Miano, 31 marzo 1985: un suo gol all’Inter che determina la vittoria dell’Udinese diventerà “virale”. Oggi i social se lo “contenderebbero”. Che cosa è accaduto?
“Non mi ero reso conto di cosa avevo fatto. Mi sono perso la trasmissione 90° minuto e quindi lo vedo più tardi su Rai Due quando andava in onda l’altra trasmissione sportiva domenica Sprint. In quell’epoca uscivano i primi videoregistratori e la Toshiba usò quel gol per una pubblicità. Che poi venne usato anche dall’enciclopedia multimediale della De Agostini”
Dopo Napoli un’altra città di mare, Pescara. Anche qui trova un altro campione: il brasiliano Leo Junior..

“Anche lui una bella persona. Difensore moderno già quarant’anni fa. Amava sganciarsi, lanciare e calciava le punizioni in modo stupendo”.
Dei suoi allenatori cosa ricorda?

“Devo ringraziare Enzo Ferrari che mi ha fatto esordire nel 1981. Ho avuto Picchio De Sisti, con lui mi sono divertito perchè faceva usare tanto la palla, persona affabile. Giovanni Galeone un altro che faceva divertire e che se poteva annullava i ritiri. E poi ti lasciava in pace dal punto di vista alimentare”.
C’è qualche Paolo Miano oggi in giro?
“Non guardo il calcio di oggi, noia mortale tic toc e non si salta l’uomo. Guardo solo i gol, mi servono visto che assieme a Cinello abbiamo una scuola calcio di tecnica calcistica sede a Udine. Facciamo tecnica individuale la struttura è a Paderno. Poi d’estate 5 settimane di camp in tutto il Friuli. Se in una squadra hai 25 stranieri su una rosa di 30 restano 5 italiani. Spesso gli italiani non giocano. Leggevo la formazione dopo Torino-Como di lunedì, pochi gli italiani. Hai poco materiale umano da attingere. Dovrebbero mettere un numero fisso di italiani…..anche le primavere sono formate da stranieri. Dobbiamo assolutamente partecipare ai prossimi campionati del mondo…guai!”.








































































splendido ricordo di un grande atleta