In un momento particolarmente delicato per la pace in varie parti del mondo, si è celebrata la Giornata internazionale della Pace, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 30 novembre 1981 e confermata con una risoluzione del 2001. Nell’occasione la Giunta dell’Unione Montana Alpago, costituita dai tre sindaci della Conca, Sara Bona, Alberto Peterle e Gianluca Dal Borgo, e dall’Assessore di Alpago, Albino Dazzi, ha voluto fare visita a tre siti significativi.
Le tappe di Alpago per la pace



Come prima tappa si sono recati al Bus de la Lum, in Cansiglio, e sul cui fondo giacciono centinaia di vittime. A seguire in Venal di Funes, in comune di Chies d’Alpago, presso la croce posta là dove una volta c’era una fornace di calce, teatro di una triste storia, conosciuta ai più come l’eccidio di Lamosano. Infine al cimitero vecchio di Farra di Alpago, dove sono sepolti i resti di 11 delle vittime recuperate dalla Foiba di Pian della Pitta, loc. Casera Prese in Cansiglio, e oggi chiamato “Bus dei Morti”. Nei tre luoghi è stato deposto un mazzo di fiori adornato da un nastro tricolore, una cosa semplice e silenziosa.
Alla ricerca della pace e dell’armonia
Con questa iniziativa, la Giunta vuole evidenziare come una Comunità, se vuole andare avanti in armonia e in pace con se stessa, deve ricordare sullo stesso piano i morti di tutti, non solo quelli di una parte. Un atto dovuto e senza connotazioni o giudizi morali sui fatti, ancor più a distanza di 80 anni da quei tragici eventi. I discendenti di quelli che sono morti o sepolti in questi luoghi, non hanno vissuto quegli anni, ma il vuoto raccontato, o più spesso bisbigliato per paura in famiglia, e che raramente viene riconosciuto e ricordato.
Nelle nuove generazione continua ad essere spesso alimentato l’odio di allora che metteva i figli contro i padri, fratelli contro fratelli, vicini contro vicini. Affinché una comunità possa crescere e costruire il proprio futuro in armonia, auspicio e motivazione del lavoro spesso ingrato delle amministrazioni dei piccoli Comuni di montagna, serve una pacificazione che vada al di là del giudizio, lasciandolo alla storia. Serve la verità, brutta o bella, comoda o scomoda che sia, e soprattutto un ricordo e una preghiera per i morti di tutti, anche da parte delle istituzioni.
In troppi senza nome
Non tutti i morti di quel tempo hanno, purtroppo, un nome e un cognome. Molti discendenti non hanno una tomba e non sanno dove deporre un fiore o dire una preghiera per i loro cari defunti. Anche se con grande difficoltà nei decenni trascorsi qualcosa è emerso sui fatti che hanno segnato il Cansiglio e la Conca dell’Alpago durante la Guerra Civile del 1943-1945. Grazie soprattutto al lavoro di storici e ricercatori quali Antonio Serena e Marco Pirina e ai loro libri.
I morti del Bus de la Lum

Centinaia i morti stimati nel fondo del Bus de la Lum, tra cui quello di una donna incinta, Marianna Dal Bò in De Pieri di Ponte nelle Alpi, la cui “colpa” era di essere la moglie di un daziere della RSI. Una storia che si conosce per le dichiarazioni del partigiano Carlo Prian e dal Registro parrocchiale dei morti per l’attestato dell’Arciprete di S. Maria di Cadola. Oltre 50 i giovani uccisi e i corpi poi bruciati dal comandante “Bianchi”, Eliseo Dal Pont, per sua stessa dichiarazione, nella fornace per la calce in località Venal di Funes, a Chies d’Alpago. A guerra finita, per iniziativa del Vescovo di Belluno, monsignor Girolamo Bortignon, sono state recuperate le ceneri e sepolte a sue spese nel Cimitero di Lamosano.
Undici le persone a cui appartengono i resti recuperati dalla foiba di Pian della Pitta e sepolti nel Cimitero vecchio di Farra d’Alpago. Per individuare la Foiba e dare pace ad alcuni familiari ci volle l’interessamento del Vescovo di Vittorio Veneto, monsignor Zaffonato
Alpago simbolo di quanti non vogliono dimenticare
Sicuramente la Seconda Guerra Mondiale e in particolare il periodo della Guerra Civile 1943-1945 hanno lasciato un segno indelebile in tutta la zona. Dai rastrellamenti tedeschi e i paesi in fiamme, alle deportazioni nei campi di concentramento in Germania, da cui in pochi fecero ritorno. Dai bombardamenti alle esecuzioni sommarie da parte dei nazifascisti per un semplice sospetto e spesso per informazioni pagate. Dopo l’8 settembre del 1943 e in particolare dopo la nascita della repubblica collaborazionista di Salò è davvero successo di tutto nel Veneto. Segno che solca e insiste tutt’oggi sulle Comunità del nostro territorio, ferita ancora aperta che per chiudersi ha bisogno di quell’unità che è fatta di ugual trattamento e considerazione. Soprattutto è fatta dell’accertamento e dell’accettazione della verità.







































































