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Home Cultura Arte

“Stu” il quinto Beatle che preferì i pennelli

di Antonella Benanzato
Agosto 14, 2022
in Arte
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“Stu” il quinto Beatle che preferì i pennelli
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Stuart Fergusson Victor Sutcliffe, un nome lungo per un artista meglio conosciuto come Stu Sutcliffe, il quinto Beatle.  L’amico fraterno di John Lennon, colui che, nella prima formazione dei Beatles suonava il basso, malino, prima di Paul McCartney che nella line up era alla chitarra elettrica e piano. 

Chi era Sut

Sutcliffe, classe 1940 era di origine scozzese, nato ad Edimburgo ma trasferitosi con la famiglia a Liverpool nel 1943. Oggi le opere di Stuart Sutcliffe sono conosciute e apprezzate in tutto il mondo, astrattista e innovatore Stu deve molta della sua popolarità anche al ruolo che ebbe nell’ispirare John Lennon e i Beatles ad abbandonare l’aspetto rockabilly per assumere il look raffinato e originale, a partire dal taglio dei capelli, che ne fece un’icona degli anni Sessanta.

Un talento precoce capace di stupire Lennon

Per capire l’artista e l’impatto che ebbe sui Fab four e su Lennon in particolare, bisogna tornare alla straordinaria capacità del giovanissimo Stu di disegnare e ritrarre qualsiasi cosa gli passasse vicino. Un talento precoce che fu indirizzato allo studio dell’arte presso il Liverpool College of Art dove ebbe modo di mettersi in luce per la sua capacità di imitare stili differenti con un particolare guizzo creativo. Ma non solo, anche la personalità di Sutcliffe attirava l’attenzione dei professori e dei compagni di corso.

Stu come il James Dean polacco

La sua sete di cultura, il suo interesse a creare un’immagine di sé che potesse esprimere anche la sua ricerca artistica, era di fortissimo impatto. Il James Dean a cui Stu voleva assomigliare non era quello statunitense di “Gioventù bruciata”, bensì quello di un attore polacco di nome Zbigniew Cybulski, anch’egli morto precocemente e che diventerà il simbolo dei giovani dell’Europa dell’Est comunista post-bellica. Anche in questo Stu si distingueva dalla maggior parte dei suoi coetanei, non amava omologarsi ma semmai differenziarsi.

Stu e John

Talentuoso e affascinante, Stu attirò l’attenzione di un altro studente, un po’ meno diligente di lui, ma sicuramente altrettanto geniale: John Lennon che studiava con meno profitto ma che aveva una bruciante passione per la musica e il rock and roll. Aveva appena formato una band, i Quarrymen, insieme ad altri due amici, Paul McCartney e il quattordicenne George Harrison. Lennon non intendeva sentire scuse, nel gruppo doveva esserci anche Stu. Con il primo quadro venduto da Stu per ben 65 sterline dell’epoca, una cifra ragguardevole, John convince l’amico ad acquistare un basso Hofner.

Ok pittura…ma nella musica…

Inutile sottolineare che Sutcliffe era un talento nella pittura ma non certo nella musica. Per ovviare a questo dettaglio, il giovane Stu nelle sessioni live suona di spalle per non palesare la pressoché totale incapacità. Malgrado queste parentesi musicali che inizialmente Stu aveva preso sul serio, sapeva di essere soprattutto un pittore, un artista alla ricerca di una propria via espressiva, che culminava in opere astratte a tratti cupe ma sicuramente dal linguaggio innovativo. Tenuto in altissima considerazione dagli insegnanti, Stuart aveva deciso comunque di seguire l’amico John e i componenti dei “Silver Beatles”, questo era il secondo nome del gruppo, in un ingaggio in Germania e precisamente ad Amburgo, città del peccato ma anche meta di molte band inglesi che sarebbero divenute famose di lì a poco.

Nemmeno Amburgo lo distoglie dalla scelta

Allo Star Club nell’estate del 1960, i “Silver Beatles” fanno furore, suonano dalla sera fino alla mattina successiva. Sono turni massacranti ma i ragazzi di Liverpool si fanno le ossa, John,  Paul e George, alla batteria c’è Pete Best prima dell’ingresso di Ringo Starr, adorano suonare, l’unico che appare in disparte, annoiato e perennemente in difficoltà con i giri di basso, è sempre Stuart.

Per Stu anche lati positivi

Tuttavia, Amburgo e quel locale malfamato dove suonano e praticamente vivono i Beatles, è fondamentale per il giovane pittore scozzese. Nel corso di una della serate a base di musica, birra e sudore, Stuart viene notato da una bellissima ragazza tedesca completamente vestita di nero come gli esistenzialisti dell’epoca. Ha i capelli corti, è bionda e magnetica, si chiama Astrid Kirchherr. Anche lei è un’artista, una fotografa che immediatamente viene folgorata dall’immagine di Stuart e il colpo di fulmine avviene all’istante. I due si innamorano e decidono di vivere insieme nella casa di famiglia di Astrid, dove Stu potrà avere anche un luogo dove dipingere.

Come cambia la vita

Astrid adora i ragazzi e li fotografa continuamente, sono suoi i primi scatti in bianco e nero di quelli che saranno i futuri Beatles, gli idoli degli adolescenti di tutto il mondo. Decide di cambiare il loro look a cominciare da quel taglio di capelli rockabilly e inventa quello che diventerà il celebre caschetto mop top dei quattro baronetti.

Stu capisce cosa è la passione per la pittura

In quell’anno Stuart dipinge furiosamente, riempie di tele la soffitta di casa Kirchherr. La vena creativa di Sutcliffe non conosce tregua, lavora notte e giorno, quasi avesse il presagio di una fine precoce. E, in effetti, proprio in quel periodo iniziano le prime fortissime emicranie. Stuart si fa visitare ma i medici non rilevano nulla. Il dolore non ferma la sua voglia di creare, anzi sembra quasi che ne alimenti l’ispirazione. Ormai al basso è passato Paul, anche John l’amico fraterno ha capito che la musica non è la passione di Stu e se ne risente. L’amico se ne è andato, preso dall’amore per Astrid e per la sua arte. I ragazzi tornando a Liverpool, ma Stu decide di rimanere ad Amburgo, ha un mentore il pittore e scultore di origine italiana Eduardo Paolozzi, precursore della pop art britannica.

Stu e la creatività ma anche il dolore

Siamo nel 1961, sono mesi febbrili per Stu, la sua creatività è proporzionale al dolore che le emicranie sempre più frequenti gli procurano. La sofferenza lo attanaglia, arriva addirittura a svenire, a perdere per alcuni momenti la vista, ma continua in modo indefesso, sente che non avrà ancora molto tempo per mettere su tela tutto quello che sente, tutto quello che vede. E le sue opere sono visionarie, sono la scaturigine di una genialità velata da un macigno che sembra pesare sulla sua scatola cranica. 

Un talento scomparso troppo presto

Il 1962 è un anno importante per Stuart arrivano i primi riconoscimenti, ma il giovane artista è l’ombra di se stesso, il dolore è scritto nei suoi occhi perennemente affaticati dall’insonnia e dalla sofferenza. Il 10 aprile Stuart Sutcliffe sviene e perde conoscenza, morirà nell’ambulanza che lo porta all’ospedale. Un esame autoptico dimostrerà la presenza di una massa tumorale, probabilmente frutto di un’aggressione subita qualche anno prima dal giovane.

Cosa ci resta

Restano le sue splendide opere che sono visibili nei principali musei del mondo, a custodirne il ricordo e la curatela è la sorella minore Pauline, psicologa di fama scomparsa nell’ottobre del 2019. Le opere di Stuart Sutcliffe sono visitabili in una sezione  lui dedicata del Guggenheim Museum di New York.

Tags: amburgoastridbeatleGuggenheim Museum di BilbaoJohn LennonliverpoolNew YorkPaul McCartneypaulinestuStuart Fergusson Victor SutcliffeZbigniew Cybulski
Antonella Benanzato

Antonella Benanzato

Antonella Benanzato, giornalista professionista. Lavora per l'Agenzia di stampa Askanews. Pittrice astratta informale, musicista, fotografa. Vive e lavoro a Padova. Da anni impegnata in una ricerca tra colore e suono, musica, pittura e movimento coreutico.

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