“Non puoi impegnare il giornale con i tuoi giudizi personali. Limitati all’essenziale”. Chissà se Antonio Liviero, Toni, grande redattore sportivo de Il Gazzettino, nell’ultimo decennio, sarà felice di leggere quella frase che pronunciava spesso, fino a quando dietro la sua indicazione ho cercato di limitare. Il fatto è che un tempo erano articoli lunghi, più il tabellino con i voti; nel tempo lo spazio e la fogliazione dei quotidiani sono diminuiti. Cosa accadeva di particolare? Magari nel commento di una partita scrivevamo che Francesco Guidolin era l’allenatore migliore d’Italia, quando era all’Udinese. Poi lo scrivemmo o facemmo capire per Eusebio di Francesco, al Sassuolo, per Maurizio Sarri, all’Empoli e soprattutto al Napoli, con il rischio di far irritare i tifosi della Juventus.
Guidolin, dunque, è stato, in assoluto, il nostro personaggio calcistico preferito

L’abbiamo frequentato di persona a Parma, dalla promozione in serie A alla quasi Europa league. Abita con la moglie Michela a Castelfranco Veneto, a 200 metri dal campo dove iniziò a giocare (il primo ritiro da professionista fu nel ’73) e ad allenare: grazie al suocero Raul Pietribiasi, presidente del Giorgione.
Riccardo Guidolin

Per tre stagioni, il primogenito Riccardo, oggi 41 anni, è stato tecnico rossostellato, guidava gli esordienti. Nell’estate del 2013 era in Inghilterra, al Watford, di proprietà della famiglia Pozzo, come assistente in due squadre giovanili. Oggi fa il procuratore e rilancia le squadre giovanili a Castelfranco Veneto. Riccardo, a Londra aveva raggiunto il fratello Giacomo, ora 37enne. “Muoveva i primi passi da procuratore, aveva cominciato come personal trainer in una palestra e da fattorino in un hotel di Stamford Bridge, entrando in contatto con Drogba, al Chelsea”.
Riccardo Guidolin, sul campo, lei sembrava papà Francesco, ai giovanissimi dava proprio lezione di tattica?

“Amo la strategia di gioco, amo anche parlarne con lui, ne subisco il fascino”.
Papà somatizzava tanto, al punto che ha smesso presto, a 61 anni, dopo il Galles, allo Swansea

“Per anni al termine di ogni campionato si chiedeva se lasciare, poi continuava. Ora è un decennio che è fermo. Cercavo di aiutarlo a soffrire meno, peraltro quella carica totalizzante era la sua forza. A maggio del 2013 – rivelò il patron Pozzo – disse no a Napoli e Roma”.
Riccardo Guidolin, suo padre non soffriva più perchè una grande panchina non arriva?

“Sino magari a vent’anni fa ci stava male, altri allenatori prendevano i posti più ambiti e magari lo meritavano meno, finchè il ciclo di Udine l’ha appagato”.
Anche grazie alla panchina d’oro per il 2011-12?

“Fu un riconoscimento alla carriera, meritato come sarebbe stato il Pallone d’oro per Paolo Maldini”.
Riccardo Guidolin, suo padre in Veneto giocava ala destra, nel Verona e a Venezia, ha guidato anche Treviso e Vicenza, mentre al Sud è stato solo a Palermo

“L’aveva portato ai migliori risultati di sempre, idem a Bologna e Parma, rapportati ai tempi”.
Che amici ha o aveva?

“Si sentiva spesso con Mourinho, quando era in Italia, in passato con lo svedese Sven Goran Eriksson, poi scomparso. E’ introverso, non si è mai impegnato a vendere la propria immagine”.
Che squadra tifa?

“Da giovane era dell’Inter, anch’io la tifavo, ben presto però mi sono appassionato alle sue squadre”.
Riccardo Guidolin , i denigratori ritenevano suo padre un perbenista. E’ troppo educato per essere vero?
“E’ proprio così, invece. E con lui non si sgarra. Eravamo ancora nel secolo scorso, quando Taribo West lanciò a terra la maglia dell’Inter: “Succedesse a un giocatore dell’Udinese, con me avrebbe chiuso”, mi disse”.
Da figlio d’arte che privilegi ha avuto?
“Siamo stati assieme a una striscia lunghissima di finali di Champions league, da Roma 1996, con il successo della Juve ai rigori sull’Ajax. Il momento più bello fu a Bologna, quando mi fece conoscere Roberto Baggio, ero talmente emozionato che volevo evitarlo”.
Riccardo Guidolin , la grande passione di papà è il ciclismo…

“In casa, papà ha una pietra della Parigi-Roubaix, la sua corsa preferita. Le gare di ciclismo le guarda tutte, è davvero malato”.
Frammenti di un’intervista a casa Guidolin.













































































