Dal 25 settembre 2026 CARME, a Brescia, ospita We Are All Nauru – Every Island is Melting, mostra personale di Stefano Cagol, artista protagonista anche della 61ª Biennale di Venezia nel Padiglione Nazionale di Nauru. Un progetto che porta a Brescia le riflessioni sviluppate dall’artista in laguna e trasforma la vicenda di una piccola isola del Pacifico in una potente metafora della crisi climatica, dello sfruttamento delle risorse e della fragilità del pianeta. Curata da Ilaria Bignotti, in collaborazione con CARME e Camilla Remondina, la mostra costruisce un focus monografico sulla ricerca di Cagol e sul suo lavoro dedicato ai rapporti tra attività umana, crisi ambientale, energia, identità e trasformazioni geopolitiche.
La sede stessa contribuisce alla forza del progetto

CARME è ospitato all’interno di una chiesa sconsacrata, recuperata e trasformata in centro culturale dedicato ai linguaggi del contemporaneo: uno spazio nel quale memoria storica, trasformazione sociale e sperimentazione artistica convivono e si confrontano. Brescia diventa così una nuova cassa di risonanza delle questioni portate da Cagol alla Biennale di Venezia, amplificando un messaggio che riguarda il cambiamento climatico, lo sfruttamento delle risorse naturali e la fragilità degli equilibri sui quali si regge il mondo contemporaneo. «Presentare questa mostra personale in contemporanea con il Padiglione Nazionale alla Biennale di Venezia – spiega la curatrice Ilaria Bignotti – ci permette di approfondire alcune delle opere presenti in laguna e la ricerca all’interno della quale s’inseriscono».
«È questa la vocazione di CARME: mettere Brescia in dialogo con artisti capaci di interrogare il nostro tempo e generare nuove riflessioni – sottolinea Valeria Magnoli, presidente dell’Associazione CARME –. Crediamo che l’arte debba lasciare un segno e desideriamo che chi entra a CARME ne esca sempre con qualcosa in più: una domanda, una consapevolezza, un nuovo punto di vista. La ricerca di Stefano Cagol incarna pienamente questa visione».
Nauru, una piccola isola che racconta il mondo

Al centro della mostra c’è Nauru, micro-Stato del Pacifico e più piccolo Stato insulare al mondo, protagonista per la prima volta di un Padiglione nazionale alla Biennale di Venezia. La sua storia è profondamente legata allo sfruttamento intensivo delle risorse naturali. Nei primi decenni del Novecento, il territorio dell’isola è stato segnato da una massiccia attività estrattiva che ne ha modificato in maniera irreversibile il paesaggio e l’equilibrio ambientale. Per Cagol, tuttavia, Nauru non è soltanto il simbolo di una vittima del sistema economico globale. Diventa piuttosto una lente attraverso la quale osservare ciò che sta accadendo su scala planetaria: una condizione estrema che rende visibili, quasi in anticipo, problemi destinati a riguardare tutti.
Da qui nasce il titolo della mostra di Cagol: “We Are All Nauru”, “siamo tutti Nauru”

Il messaggio è diretto: nessun territorio può ormai considerarsi realmente estraneo alle conseguenze della crisi climatica, dello sfruttamento delle risorse e delle trasformazioni geopolitiche. Ogni individuo è al tempo stesso vulnerabile e partecipe di un sistema che contribuisce ad alimentare quegli stessi squilibri. La riflessione si lega anche alla scelta dell’isola di recuperare il proprio nome tradizionale, Naoero, comunicato ufficialmente alle Nazioni Unite nel giugno 2026: un gesto che assume anche il valore simbolico di una riaffermazione della propria identità.
Tra fuoco, ghiaccio e territori estremi

Il percorso espositivo costruisce un dialogo tra opere che mettono in relazione fenomeni e ambienti apparentemente opposti. Nella navata principale, immersa nel buio, la luce rossa al neon di The Global Warning trasforma simbolicamente il calore del Sole in un segnale d’allarme, richiamando lo scioglimento dei ghiacciai e il progressivo aumento delle temperature globali.
Cagol e i contrasti di Nauru

Il contrasto fra calore e gelo ritorna in The Bouvet Island, opera ispirata all’omonima isola vulcanica dell’Atlantico meridionale, uno dei luoghi più remoti del pianeta e caratterizzato da imponenti scogliere di ghiaccio. La scultura, realizzata in lamiera riflettente, non vuole però rappresentare soltanto un luogo geografico. Diventa piuttosto uno spazio mentale, un’immagine sospesa tra elementi opposti, capace di raccontare la precarietà degli equilibri ambientali e le contraddizioni che segnano il rapporto dell’uomo con la Terra. È proprio questa tensione a caratterizzare gran parte della ricerca di Cagol, che non affronta la crisi climatica unicamente come fenomeno scientifico, ma la inserisce all’interno di una trama più ampia nella quale si intrecciano memoria, cultura, percezione e identità.
La riflessione di Cagol

Emblematica, in questo senso, è la video-installazione We Are the Flood, articolata in quattro capitoli realizzati in diversi luoghi del pianeta. Deserti, foreste primordiali e iceberg millenari diventano lo scenario di una riflessione sull’essere umano contemporaneo, sospeso tra due possibilità: preservare oppure distruggere ciò che ha ricevuto in eredità, continuare ad affermare il proprio dominio sull’ambiente oppure accettare di essere parte di un sistema naturale più grande.
Il futuro del pianeta emerge così come una responsabilità collettiva.
Ed è forse proprio questo il punto centrale della mostra: trasformare concetti spesso percepiti come astratti – cambiamento climatico, esaurimento delle risorse, fragilità degli ecosistemi – in immagini capaci di restituire fisicamente il peso delle scelte che stiamo compiendo.
Stefano Cagol

Nato a Trento nel 1969, Stefano Cagol è un artista contemporaneo italiano la cui ricerca esplora i rapporti tra attività umana, energia, ambiente e confini geopolitici. Attraverso performance, video, installazioni e interventi site-specific, il suo lavoro affronta le conseguenze materiali e simboliche delle trasformazioni globali. Dopo gli studi all’Accademia di Brera di Milano, ha proseguito la propria formazione alla Ryerson University di Toronto grazie a una borsa di studio del Governo canadese.
Nel corso della sua carriera ha partecipato a numerose biennali e manifestazioni internazionali. È stato presente alla 54ª, 55ª, 59ª e 61ª Biennale di Venezia, alla RAK Biennale 2026, alla seconda e terza edizione di Something Else – Off Biennale Cairo, a Manifesta 11 di Zurigo, alla 14ª Biennale di Curitiba, alla prima Biennale dello Xinjiang e alla prima Biennale di Singapore. Sue mostre personali sono state ospitate, tra gli altri, al Museo Greco Romano di Alessandria d’Egitto, al MAC di Lissone, al CCA – Center for Contemporary Art di Tel Aviv, al MA*GA di Gallarate, alla Galleria Civica–Mart di Trento, allo ZKM di Karlsruhe e al Mart – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.
Con We Are All Nauru – Every Island is Melting, la ricerca di Stefano Cagol approda ora a Brescia con un messaggio che supera i confini dell’arte contemporanea: ciò che accade in una remota isola del Pacifico non è più qualcosa di lontano. È, sempre più, una storia che riguarda tutti.














































































Non lo conoscevo. Mi
Interessa