I ricordi emergono spesso all’improvviso, come scriveva Proust, intingendo una madeleine nel the, oppure annusando la scia di profumo di un passante che ci cammina a fianco per strada, oppure guardando vecchie foto, come ci vuol suggerire la nuova mostra allestita in Provvederia, a Mestre, intitolata, “Mi, me ricordo”, mutuando, in versione dialettale, un famoso titolo dello scrittore Georges Perec.
Mi me ricordo e un tuffo nel passato

Fino al 23 settembre (9 – 12.30, 15 – 19.30, Via Torre Belfredo, n.1) sarà possibile fare un tuffo nel nostro recente passato, e ricordare, per esempio, quando facevamo la fila davanti a una cabina telefonica; oppure compravamo da un ambulante carrube, liquirizia e “stracaganasse” prima di entrare al cinema; oppure quando il biglietto dell’autobus si acquistava a bordo da un addetto appollaiato su un sedile accanto alla porta d’ingresso; o anche quando d’estate ci si poteva rinfrescare mangiando una fetta di anguria ai chioschi all’aperto.
Una Mestre in bianco e nero

La gelateria Fontanella, il bancone dell’osteria “Da Geremia”, il vecchio ospedale, le automobili parcheggiate in Piazza Ferretto, le insegne dei negozi che non ci sono più (per esempio la Bottega della Pipa, il bar Motta), le vedute aeree di Corso del Popolo nel 1955: una Mestre un bianco e nero che sicuramente susciterà nei mestrini tanti ricordi personali legati a questi scatti.
Mi me ricordo una Mestre che non c’è più



In una Mestre città di prossimità, «dove tutto sembra ancora raggiungibile, nominabile, riconoscibile», con i negozi sotto casa che erano luoghi di relazione, come ha scritto Stefano Pittarello «il commercio non era solo acquisto. Era confidenza, abitudine, tragitto ripetuto. Si entrava per comprare e si usciva avendo saputo qualcosa. Un prezzo, una notizia, un pettegolezzo, un consiglio, una battuta. Mestre era anche questo passaparola continuo, distribuito fra banco e marciapiede.».
Informazioni

La mostra è promossa dal gruppo Facebook “Mestre Immagini antiche” (https://www.facebook.com/groups/178248682329461), le fotografie appartengono al collezionista Paolo Pavan. Il catalogo è a cura di Stefano Pittarello, che su Facebook cura la pagina “Drio casa” (https://www.facebook.com/DrioCasaDiarioWebdiMestre/).













































































