Nel centro storico di Adria, lungo Corso Vittorio Emanuele II, c’è un piccolo ristorante elegante, moderno con pareti scure, curato, dove la cucina è diventata il linguaggio di una giovane donna che non ha mai smesso di credere nei propri sogni. Il locale si chiama Tresette e conta appena 35 posti a sedere, Il nome “Tresette” è stato scelto dalla stessa giovane donna: il 3 rappresenta equilibrio, creatività e armonia: elementi fondamentali nella sua cucina. Il 7, invece, è il numero della ricerca, della perfezione e della crescita continua. A guidare questo locale è la chef Sara Abedinaj, che il 30 novembre 2026 compirà 28 anni. Una ragazza determinata, capace di trasformare le difficoltà della vita in energia creativa, fino a realizzare il sogno di aprire un ristorante tutto suo.
Sara, ci racconta la sua storia?

Sono nata qui ad Adria e sono cresciuta con mia mamma Rita e mio fratello Emiliano. Mio padre non l’ho conosciuto. Devo tutto a mia madre, che lavorava nelle pulizie e destinava ogni sacrificio a noi figli per permetterci di studiare e costruirci un futuro.
Da subito aveva la passione per la cucina?
In realtà all’inizio frequentavo il liceo delle scienze umane. Mi piaceva quel percorso, ma dentro di me sentivo che non era la mia strada. Cucina e casa erano legate da sempre: aiutavo mia mamma a preparare da mangiare e mi accorgevo che lì c’era qualcosa che mi apparteneva davvero.
E così cambiò scuola
Sì. Dopo due anni lasciai il liceo e passai all’Istituto Alberghiero Giuseppe Cipriani di Adria. Entrai praticamente all’ultimo posto disponibile nel corso di cucina. Mia mamma mi lasciò libera di scegliere, ma mi disse una cosa importante: “Va bene cambiare strada, ma devi arrivare fino in fondo e concretizzare i tuoi obiettivi”.
Una grande lezione di vita.

Assolutamente sì. Lei è stata fondamentale. Studiavo e lavoravo contemporaneamente. Frequentavo la scuola, lavoravo di giorno e studiavo di notte. Ricordo ancora la mia tesina sulla pasta, simbolo della cucina italiana: la terminai alle due di notte. Ma ero felice.
Dopo il diploma iniziò subito a lavorare?
Subito. Ho fatto stage e lavorato in tanti ristoranti. Sono passata anche dall’Harry’s Bar di Arrigo Cipriani, dove volevano assumermi. Ma sentivo il bisogno di continuare a imparare.
Sara è vero che in otto anni ha cambiato sedici ristoranti?

Sì, perché avevo una fame continua di conoscenza. Volevo vedere tecniche diverse, capire i segreti dei piatti, crescere velocemente. Cambiavo spesso posto perché cercavo continuamente nuovi stimoli. Ho sempre rispettato la tradizione, ma sentivo il bisogno di portare innovazione nei piatti.
E poi arrivò il sogno di avere un ristorante tutto suo
Questo locale mi era rimasto nel cuore da bambina. Ci andai una volta con mia mamma, poi chiuse e rimase abbandonato per anni. Nel 2019 decidemmo di acquistarlo insieme, ma la banca non ci concesse il mutuo: ero troppo giovane e senza garanzie economiche. Col senno di poi è stato meglio così, perché poco dopo arrivò la pandemia.
Sara però non si è arresa

Mai. Ho continuato a lavorare e a risparmiare. Alla fine sono riuscita a comprare il locale, arredarlo come volevo e costruire il mio progetto. Ho lavorato giorno e notte. Il 12 maggio 2022 abbiamo aperto ufficialmente il Tresette, il nome l’ho inventato io.
Com’è la sua cucina?

La mia cucina unisce tradizione e creatività. Lavoro accanto a mamma Rita, che mi aiuta sia in cucina sia in sala. Anche il fratello Emiliano è cuoco, anche se ora si trova a Londra, dove lavora come chef. La gente arriva anche da lontano per provare i nostri piatti. Amo sperimentare: rispetto la tradizione, ma cerco sempre di dare un tocco personale. Mi affascina molto anche la cucina giapponese. Tra i miei piatti simbolo ci sono l’uovo croccante dal cuore morbido con tagliolini crispy, spinacino e fonduta al formaggio, oppure i tubetti risottati con burro, acciughe, cavolo viola e katsuobushi. E altri.
Sara, ha realizzato il suo sogno?

Mi piace una frase del filosofo Emil Cioran: “L’essere umano, realizzato un sogno, ne cerca subito un altro”. Sì, il sogno del ristorante l’ho realizzato. Ma ho 28 anni e ne ho già altri in testa. E poi altri ancora. E forse è proprio questa inquietudine positiva a rendere speciale il mio Tresette: un luogo dove la cucina non è mai un punto d’arrivo, ma un viaggio continuo verso qualcosa di nuovo. Insomma, il mio desiderio è di non fermarsi qui. Sono giovane, voglio migliorarmi e inseguire sempre nuovi obiettivi professionali.
Sara ci ha consegnato la ricetta per i lettori di enordest.it: tonno in panatura di pane panko, verdure croccanti e riduzione di salsa di soia
Tonno in panatura di pane panko, verdure croccanti e riduzione di salsa di soia

Ingredienti (per 4 persone) 4 tranci di tonno fresco, pane panko q.b., farina q.b., 2 uova, olio per frittura q.b., 1 zucchina, 1 carota, 1 peperone, fagiolini q.b., 1 cipolla, sale e pepe q.b. Per la riduzione: 80 ml di salsa di soia, 80 ml di acqua, 2 cucchiai di miele oppure zucchero di canna, 1 cucchiaino di amido di mais.
Preparazione. Prepariamo innanzitutto la riduzione unendo in un pentolino salsa di soia, acqua e miele. Portiamo a leggero bollore e lasciamo ridurre a fuoco basso per circa 8-10 minuti fino a ottenere una consistenza leggermente densa. Aggiungiamo quindi l’amido di mais sciolto in poca acqua fredda e cuociamo ancora per un minuto. Tagliamo le verdure a julienne o a sottili bastoncini. Scaldiamo una padella con poco olio e saltiamo prima carote e fagiolini, poi zucchine, peperone e cipolla. Cuociamo a fuoco vivo per circa 5-6 minuti mantenendo le verdure croccanti e regoliamo di sale e pepe. Tamponiamo bene il tonno e passiamo ogni trancio prima nella farina, poi nell’uovo sbattuto e infine nel pane panko. Scaldiamo abbondante olio fino a circa 160 gradi e friggiamo il tonno per 5-6 minuti, fino a ottenere una crosta dorata e croccante. Impiattiamo disponendo il tonno tagliato a fette spesse al centro del piatto, aggiungiamo le verdure croccanti e completiamo con la riduzione di salsa di soia.
Il vino in abbinamento

Sara abbina il piatto a Alta Langa DOCG Brut di Ca’ Bianca, Metodo Classico prodotto da G.I.V. Spa ad Alice Bel Colle. Uno spumante elegante e raffinato, con bollicina fine, note agrumate e fragranti sentori di crosta di pane. La freschezza e la mineralità puliscono perfettamente il palato dalla croccantezza del panko e accompagnano con armonia la delicatezza del tonno.
































Bravissima Sara!!! Il suo tonno in panatura di pane panko…Spettacolare!!!
Io e mio marito siamo di Adria e da subito abbiamo provato e apprezzato il ristorante di Sara.
Qualità e originalità la fanno da padrone!! E,soprattutto, la professionalità di Sara.
Sara sei fantastica i tuoi piatti sono meravigliosi,complimenti anche alla mamma Rita
Ottimo Ristorante di qualità, ogni piatto una scoperta.
Bravissima Sara molto Professionale nel suo lavoro
Brava Sara sei professionale con menu fantastici!
Sono Mauro ed appartengo ad Adria. Dal 1995 vivo a Bassano Del Grappa, dove faccio il medico, ma torno ogni anno al mio paese in più di un’occasione. Non mancherò di venire al TRESETTE per provare questa cucina che “sà di nuovo, ma anche d’antico”. Ciao, Mauro