Continua su http://www.enordest.it la nuova rubrica dal titolo “Itinerari”. Ogni domenica sarò felice di presentarvi voci e storie tra Nordest e Sardegna, terre straordinarie tra cui vivo e lavoro. Vi accompagnerò lungo itinerari culturali, turistici ed imprenditoriali ricchi di fascino e creatività, che conto sapranno informare ed emozionare chi vorrà farci compagnia. Oggi con “Itinerari” sono felice di raccontarvi una grande storia d’amore: quella tra Federico Dalla Rosa e Ariel, la sua adorabile bulldog francese dal musetto strappa-baci. Chi mi conosce, lo sa. Amo follemente i cani, e potrei sembrare di parte, ma non sono io a dire che l’amore di un cane per il proprio “umano” (non mi piace chiamarlo “padrone”) è un sentimento totale e assoluto. Lo dice la scienza. Con buona pace di quanti non sanno cosa significhi essere amati così, e storcono il naso… Mi dispiace per loro. Federico Dalla Rosa, in arte “Fred”, conosce bene questo amore. Per lui si chiama Ariel. Un tesoro a quattro zampe arrivato all’improvviso. Ce lo racconta in un libro tra tenerezza, ironia, sguardi languidi e mille avventure. Ho incontrato Federico a Padova, dove lui vive con Ariel una storia d’amore che milioni di “umani” se la sognano. Buona lettura!
Il rapporto tra Federico e Ariel

Guardo Federico e Ariel che si perdono l’uno negli occhi dell’altra, e mi sento di troppo! Ci sono sguardi che dicono tutto. E poi loro mica si guardano e basta. No, loro sorridono. E fanno sorridere anche me. Sono teneri e un po’ buffi. Lui lo conosco da molto tempo prima che la cucciola entrasse nella sua vita. Federico Dalla Rosa, in arte “Fred”, mi ha sempre regalato sorrisi. E’ la sua specialità, saper strappare risate autentiche alle persone. Ma anche provocarle e farle riflettere, con la sua innata ironia. Oggi scopro che sa anche farle commuovere…
Chi è Fred

Fred è psicologo e formatore, applaudito vignettista e fumettista (spesso in collaborazione con Valentino Villanova). Molti lo ricorderanno come brillante vignettista negli studi di “Porta a Porta” accanto a Bruno Vespa su RAI1. Oggi Federico Dalla Rosa si presenta in veste di autore di un libro irresistibile, come gli occhioni di Ariel. Titolo: “Come bambini. Guida alla vita con un cane” (Festina Lente Edizioni). Un manuale autobiografico, divertente e commovente, che racconta la vita di Fred accanto ad Ariel attraverso aneddoti, vignette e sondaggi sulla relazione tra cani e umani. So che Ariel è arrivata nella vita di Fred dopo un grande dolore: la perdita degli amati genitori. Lui li ha assistiti con mille premure fino alla fine. Loro hanno lasciato a Fred tutto il loro amore. E anche la piccola Ariel.
Federico, Ariel è entrata così nella tua vita…

“Sì. Lei era il cane dei miei genitori. Quando sono scomparsi ho ereditato il loro grande amore. Io ero il secondo, almeno lo spero” (mi fa sorridere e commuovere insieme).
Vi siete salvati a vicenda?

“Mi piace quest’idea. Dovermi occupare di Ariel ha sicuramente impegnato la mia mente e distratto dal dolore. Forse per lei è la stessa cosa, anche se non me l’ha mai detto esplicitamente”.
Ricordi il primo momento in cui hai sentito nascere un legame speciale tra voi?

“Quando sono riuscito finalmente a coccolarla. Quando era con i miei la facevo giocare tanto, ma non si faceva coccolare volentieri. Ora invece la strapazzo di carezze e baci”.
Gli esseri umani tradiscono quasi sempre. In amore, nell’amicizia, sul lavoro. I cani mai. Che ne pensi?

“Perché noi esseri umani siamo fragili e complicati, sempre alla ricerca di mondi nuovi. I cani sono più semplici: scelgono un umano e per loro diventa il mondo intero”.
Cosa possono imparare gli uomini dalla fedeltà di un cane?

“Se ci fosse la possibilità che noi umani imparassimo qualcosa dai cani, il mondo sarebbe diverso. Però osservare il nostro cane a lungo può insegnarci un po’ di calma, a stemperare l’ansia”.
Tu sei anche psicologo. Come spieghi il sarcasmo di tante persone verso chi considera i cani membri della propria famiglia?

“Per alcune culture capire perché amiamo così tanto un peloso è impossibile: nei loro paesi faticano a sfamare i loro figli. Però i cani fanno parte delle nostre famiglie dall’alba dei tempi: i cavernicoli andavano a caccia con i primi cani, le forme più evolute dei lupi. Oggi nelle famiglie ci allontaniamo l’un l’altro più facilmente, quindi è più facile provare amore per il proprio cane che non, che so, per il cognato. Il sarcasmo di tante persone nei confronti di ogni amore non convenzionale, ahimè, è una delle peggiori caratteristiche della maggioranza delle persone”.
Per Ariel hai mille premure, perché ha qualche problemino di salute. Molte attenzioni degli umani verso i propri cani non sono dunque eccessi, ma prevenzione…

“Ci sono cani, come i bulldog francesi, che faticano a respirare. Quindi richiedono cure e attenzioni particolari. Ariel ha bisogno delle finestre aperte anche d’inverno, per esempio. Quindi non accendo i termosifoni e mi congelo. In compenso spendo pochissimo di riscaldamento” (ridiamo).
E’ vero che la porti a spasso in passeggino?

“E’ vero: Ariel si stanca dopo pochi metri, quindi l’alternativa è portarla in braccio. Ma così mi stanco io dopo pochi metri. E allora si va di passeggino, scatenando l’ilarità generale. Ho passato la vita a scrivere battute, ma le risate migliori che ho ottenuto le devo a quando vado in giro così”.
Tu scrivi nel libro che Ariel, più che una “figlia”, è la tua principessa… Quindi è più come un rapporto tra fidanzati?

“Secondo gli scienziati il rapporto fra umani e cani non è simile a quello fra genitori e figli, che è la convinzione più diffusa, ma è più vicino a quello fra due partner. Quindi, cara Damiana, se non ti invito fuori a cena, è solo perché Ariel sarebbe gelosa!” (Ridiamo di nuovo).
Perché, secondo te, i cani riescono a creare legami così profondi con gli esseri umani?

“Perché i cani sono gli unici animali in grado di provare sentimenti interspecie, cioè nei confronti di specie diverse dalla loro. Non solo con gli umani: anche con gatti, oche, cavalli, eccetera”.
In che modo Ariel ha cambiato la tua quotidianità?

“Perché abito al sesto piano di un condominio senza ascensore, quindi mi spezzo la schiena per portarla in braccio su e giù quattro o cinque volte al giorno”.
Cosa ti ha insegnato sull’amore?

“Che l’amore di un cane per le sue crocchette è incondizionato. E un po’ anche quello per il suo umano di riferimento”.
Provi mai la sensazione che Ariel ti conosca meglio di tante persone che ti circondano?

“Ariel mi conosce meglio di chiunque altro. E mi vuole bene nonostante sappia che sono un po’ stronzo”.
Si dice che i cani finiscono sempre per assomigliare ai “padroni”. Tu e Ariel in cosa vi assomigliate?

“Nel fare la pupù: entrambi ci mettiamo un’eternità. Io però la faccio in toilette! (Ridiamo).
Perché hai sentito il bisogno di raccontare questa storia?

“Perché attraverso la storia di Ariel ho voluto raccontare, fra le righe, il mio amore per i miei genitori”.
Com’è strutturato il libro e cosa vuole trasmettere al lettore?
“Il libro è un alternarsi di testi e vignette che vuole divertire il lettore, soprattutto il lettore che ama i cani. E’ molto autobiografico nei testi, mentre vignette e strisce sono frutto di fantasia”.
Cosa ti fa più ridere di Ariel?
“L’espressione del suo musetto. Mi basta guardarlo e mi viene il buonumore”.
E cosa ti commuove di più di lei?
“Quando è distesa e appoggio una mano su di lei, si addormenta”.
Il dolore del distacco dal proprio cane è assoluto e travolgente. Ci pensi mai?

“Ci penso e compio rituali apotropaici (faccio gli scongiuri)”.
Si può mai essere preparati a questo lutto?
“E’ impossibile prepararsi a un lutto. Qualsiasi lutto”.
Credi che esista anche per i cani e per gli animali una dimensione ultraterrena?
“Io credo che esista una dimensione ultraterrena SOLO per i cani e gli altri animali”.
Ariel non ci pensa al domani. Lei, come ogni cane, vive nel “qui e ora”. Con tutto l’amore che può.































