Può capitare, girando per mercatini, di incappare in qualche piacevole sorpresa e di fare scoperte dettate dalla curiosità. Difficile, per un fotografo, resistere alla tentazione di acquistare dei misteriosi rullini per vedere cosa conservino, soprattutto se sembrano provenire da un’altra epoca. Un fortunato ritrovamento è capitato a Matteo Bortolin, appassionato di fotografia, girando per un mercatino dell’usato londinese: ha trovato, e naturalmente acquistato, dei negativi che, una volta sviluppati, hanno rivelato oltre cento fotografie di una Venezia “cristallizzata” negli anni ’60.
Fotografie senza autore

Nulla si sa dell’autore, che di personale ha immortalato soltanto la cassettina dei suoi attrezzi del mestiere: macchine fotografiche e flash, il tutto appoggiato sul fondo di una barca.
Fotografie ritrovate e pubblicate

Oggi, alla metà degli anni ’20 del XXI secolo, queste preziose testimonianze sono state pubblicate da Kellermann Editore in un delizioso libretto che contiene contributi narrativi di Alberto Toso Fei e Manfredi Manfroi, tradotti anche in inglese da Elisa Da Re Giustiniani ed Elisabetta Tiveron.
Nelle fotografie una Venezia dimenticata

Vi ritroviamo una Venezia elegante e raffinata, lontana dalle caotiche immagini di sovraffollamento dei nostri giorni. Protagonista, ovviamente, è in gran parte Piazza San Marco, dove passeggiano famiglie con carrozzine e bambini per mano, coppie di fidanzati, gruppi di amici che “fanno listòn”, come si diceva e non accade più, o chiacchierano seduti sui gradini delle colonne. Molti i ritratti femminili, che ci ricordano acconciature, abiti e maquillage in voga in quegli anni: capelli cotonati, punte all’insù, eyliner ad allungare lo sguardo, orecchini vistosi, fili di perle. Si nota molta attenzione per le feste e le tradizioni tipicamente veneziane: il bòcolo per il 25 aprile, Festa della Liberazione dal nazifascismo ma anche festa di san Marco, il patrono della città, la Regata Storica, i concerti all’aperto in Piazza, le esibizioni della banda cittadina.
Come scrive Toso Fei

«I rullini ritrovati non raccontano una nostalgia, ma una continuità. Mostrano che Venezia non è un monumento immobile e neppure un’entità fragile in balìa del tempo; è una città che sa assorbire le epoche come una spugna di pietra, impregnata di secoli senza che possa mai disintegrarsi.» (pp. 8-9).
Manfroi e le fotografie

Manfredo Manfroi, nel suo intervento, immagina chi possa essere l’anonimo autore delle fotografie: «[…] mi sembra di poter dire che non si tratta di un dilettante alle prime armi bensì di un fotografo abbastanza esperto, probabilmente uno di quegli “scattini” dipendenti di negozi di articoli fotografici attorno a Piazza San Marco – maturano, Scattola, Fotobliz Color, Ruggeri, ecc. – i quali si appostavano in siti strategici […] e fotografavano i passanti consegnando loro un tagliando con cui recarsi in negozio il giorno successivo per esaminare il negativo.» (p. 109).
Cercando i volti nelle fotografie



Guardando le immagini è impossibile sottrarsi alla tentazione di cercare di riconoscere, in quei passanti, dei volti noti, ed è capitato anche a Manfroi che scrive: «Tra le tante persone fotografate, soltanto due mi sono volti familiari ancorché non conosciuti di persona: si tratta del un gruppetto di pag. 25 dove ho riconosciuto il giovane con gli occhiali con sottobraccio il Corriere e la ragazza con in mano il bòcolo che gli sta parlando. Forse intravisti a scuola o chissà dove. Però anche questo merita un commento: tra i tantissimi veneziani della Piazza ne ho riconosciuti solo due. Oggi siamo rimasti talmente in pochi che di vista o di persona ci si conosce tutti. Anche questo segno dei tempi.» (p. 115).
Il libro è stato presentato mercoledì 1° aprile, alle ore 18, nella sede di The Human Safety Net (Piazza San Marco n. 105, Venezia).







































































