In occasione del Cinquantenario della morte e del 140° anniversario della nascita il Museo Bailo di Treviso ospita una mostra dedicata a una delle figure più appartate ma centrali dell’arte veneta del primo Novecento dal titolo “Nino Springolo (1886–1975) e ‘i due compagni’”, curata da Fabrizio Malachin, Eleonora Drago e Manlio Leo Mezzacasa.
Un artista vivace

Fino al 1° novembre 2026 sarà possibile ammirare circa cento opere, provenienti da collezioni pubbliche e private con l’intento di restituire al pubblico e alla critica la complessità e la profondità della ricerca pittorica di questo maestro, la sua indipendenza e singolarità non solo rispetto alle avanguardie storiche, ma anche nel contesto trevigiano, attraversato in quegli anni da una generazione vivacissima di artisti tra Treviso e Venezia, soprattutto quella di Ca’ Pesaro.
La mostra su Springolo

La mostra, promossa e realizzata dai Musei Civici del Comune di Treviso, con il patrocinio della Provincia di Treviso, il contributo e la collaborazione della Camera di Commercio Treviso – Belluno Dolomiti e il supporto del Main Sponsor Generali Valore Cultura, presenta Springolo come autore indipendente, fedele al principio di una rigorosa “onestà artistica”, lontano dalle mode e dalle adesioni programmatiche, ma pienamente partecipe dei fermenti culturali europei.
Nino Springolo è un artista che non si lascia facilmente ricondurre a un movimento preciso

Studia il cromatismo sezionato dei postimpressionisti, sperimenta soluzioni divisioniste, fa propria la lezione di Cezanne e riflette “sugli antichi”, fino a giungere, negli esiti più tardi, a una pittura che sembra quasi naïf. Ogni influenza viene filtrata, decantata, reinterpretata in modo personale, come se avesse sempre presente le parole che Cesare Laurenti gli scriveva nel 1909: “Ricerchi sempre sé stesso”. Un monito che diventa il filo rosso della produzione di Springolo, autore di una pittura fondata sullo studio e su una ricerca interiore costante che non mira allo spettacolo, ma a un rapporto intimo e meditato con l’osservatore.
L’opinione del Sindaco

«Con questa nuova mostra – ha dichiarato Mario Conte, Sindaco di Treviso – il Museo Bailo conferma la qualità e l’ambizione culturale del lavoro che i Musei Civici stanno portando avanti in questi anni. Desidero ringraziare l’assessore Maria Teresa De Gregorio e il direttore Fabrizio Malachin per aver dato avvio a una stagione di mostre autoprodotte di grande prestigio artistico, capaci di valorizzare il patrimonio, approfondire figure centrali della nostra storia culturale e rafforzare il ruolo di Treviso nel panorama espositivo nazionale. È un percorso che restituisce alla città mostre scientificamente solide e al tempo stesso accessibili a un pubblico sempre più ampio».
Quattro sezioni

Il percorso espositivo unisce taglio storico-filologico e lettura critica tematica, articolandosi in quattro sezioni: Paesaggi, Ritratti, Nature morte, e una sala conclusiva intitolata “I due compagni”, ispirata al romanzo di Giovanni Comisso e dedicata ai rapporti con Gino Rossi e Arturo Martini.
I paesaggi sono forse il genere più amato, e costituiscono la chiave di accesso alla sua ricerca. Dai primi tentativi divisionisti (1913–1914) ai pastelli di Onè di Fonte (1919–1925), fino ai grandi paesaggi maturi degli anni Cinquanta, Springolo utilizza la natura come campo di osservazione e meditazione. In questa sezione emerge il legame profondo con Treviso, i corsi d’acqua, la laguna, Malamocco, e l’assimilazione personale della lezione cézanniana, visibile nelle “opere solide” teorizzate da Comisso, fino all’approdo a un naturalismo razionale e moderno.
Springolo e il ritratto

Il ritratto, genere meno noto ma fondamentale, è interpretato come luogo della costruzione del disegno. Gli studi preparatori – come quelli per ‘Davi bambino’ (1923) – testimoniano l’importanza della linea come ossatura dell’immagine. Springolo abbandona ogni retorica novecentista a favore di un linguaggio della quotidianità, capace di esprimere la delicatezza delle figure familiari e della comunità trevigiana.
Le nature morte

Le nature morte, spesso costruite con gli oggetti della cucina o dello studio, rappresentano un genere che Springolo affronta con pari dignità e rispetto. Il percorso illustra la riflessione sulle “ombre colorate” e sui contrasti tonali, in un equilibrio del tutto personale tra la tradizione francese e quella veneta.
Springolo e l’amore per il paesaggio

«Sì, io amo molto il paesaggio, ma nello stesso tempo ho fatto molta natura morta e figura che mi hanno sempre molto interessato, perché le une cose giovano alle altre: il paesaggio giova alla figura, ho trovato, e la figura giova al paesaggio; perché la figura allena l’artista al disegno rigoroso, il paesaggio invece dà il senso della luce e dell’aria che si può dare anche alla figura e così alla natura morta.» (Springolo, 1959)
La sala conclusiva contestualizza Springolo nel rapporto con due protagonisti dell’avanguardia veneta: Gino Rossi e Arturo Martini


Martini è un modello di forza creativa, Rossi un sostegno determinante, ma Springolo emerge non come epigono bensì come interlocutore autonomo e profondo di quella stagione artistica. Non mancano riferimenti alle relazioni intrecciate con altre figure centrali della vita culturale trevigiana e veneta: da Luigi Serena a Luigi Coletti, da Gino Scarpa a Bepi Fabiano, fino al cugino Giovanni Comisso e ai coniugi Mazzolà.
Chi è Nino Springolo

Nino (Agostino) Springolo nasce a Treviso nel 1886 da Davide Springolo e Giovanna Comisso. La famiglia Springolo, originaria di San Vito al Tagliamento, possiede una fiorente attività di commercio di tessuti avviata gli inizi dell’Ottocento. Acquisisce una solida formazione umanistica: scrive poesie, prende lezioni di di pittura da Luigi Serena e di Musica da Pier Adolfo Tirindelli. Dopo gli studi al Liceo classico di Treviso, si trasferisce a Venezia, dove frequenta per breve tempo lo studio del pittore Antonio Rinaldo e, in seguito, di Cesare Laurenti. Forte legame con la sua città, tanto che ben poco si muove da Treviso, dalle sue campagne, se non per spingersi verso Venezia, per la formazione, o verso la laguna e Malamocco, per ispirarsi in quei panorami. La sua pittura non dimostra forza o irruenza dirompente, ma placida costante ispirazione, un trasporto avvolgente e poetico.
Treviso, Museo Bailo,14 marzo – 1 novembre 2026

Biglietti
La mostra è visitabile col biglietto d’ingresso al Museo Bailo, che dà accesso alle collezioni permanenti e alle mostre temporanee.
– Intero: 10€
– Ridotto: 8€
– Gratuito: Minori di 18 anni, persone con disabilità e accompagnatori, guide autorizzate, accompagnatori scolaresche (1 ogni 10 studenti), studenti.







































































