In quel di Cison di Valmarino, in provincia di Treviso, c’è CastelBrando, suggestivo Castello capace di suscitare emozioni. Come coloro che iniziano a provarle salendo in funicolare che porta al Castello posto in cima alla collina a circa 400 metri, circondato da boschi e da un lussureggiante verde, meta per ottime passeggiate. Giunti al Castello le sorprese non mancano e chi vuole soggiornare può farlo dormendo in una delle 50 camere, magari in quella del conte Brandolini o dei suoi famigliari, ora adibite a suites. E c’è la sorpresa della SPA, da poco rinnovata e ampliata, che offre un’esperienza unica ed emozionale con un design accattivante, ispirata alle antiche vestigia romane. E’ una delle più grandi Spa all’interno di un castello in Europa.
Non solo, il Castello è ricco di fascino con oltre 2000 anni di storia da raccontare

Il salone del 500 o salone delle feste (in cui i Conti Brandolini svolgevano i loro più importanti eventi e cerimonie), aree museali tra cui le prigioni e la chiesetta, grandi spazi e antichi terrazzamenti, un lungo scalone, cortili e tanto altro. Massimo Colomban e sua moglie Ivana sanno bene di tutto questo. Quando hanno acquistato il castello nel 1998, malridotto e fatiscente, chiuso al pubblico, hanno eseguito un’opera faraonica rendendolo un luogo accessibile a tutti, restaurandolo con la massima cura, realizzando un ascensore panoramico per poterlo raggiungere. Uno spettacolo unico nel suo genere. Il Castello è la chicca nelle Colline del Prosecco Patrimonio Unesco, qui non mancano gli eventi culturali, i grandi eventi nazionali e internazionali (ha ospitato nel 2009 il G8 dell’Agricoltura). Da sottolineare che qui il Conte Brandolini proprietario dell’omonima latteria, registrò con un atto notarile del 1933 il mascarpone (viene citato come “mascherpone”), protagonista del tiramisù, il dolce più famoso al mondo.
All’interno di CastelBrando i due ristoranti propongono serate a tema, matrimoni, eventi, ma anche pranzi e cene informali
Il padrone della cucina di CastelBrando è lo chef Luca Miceli, nato a Conegliano il 4 ottobre del 1994. Lo incontriamo nelle cucine di CastelBrando con Ivana Casagrande, che gestisce completamente la struttura assieme al general manager Maurizio Donà.
Luca Miceli, ci racconta della sua infanzia e il perché ha scelto questa professione?
I miei genitori avevano un lavoro completamente diverso e venivano dalla Sicilia. Papà Pietro fa l’autotrasportatore e si era trasferito per lavoro nel Veneto assieme a mamma Angelina, casalinga. Ogni tanto tornavamo in Sicilia e da là mi innamoravo dei sapori del sud che hanno influenzato (e influenzano tutt’ora) la mia cucina.
Ho frequentato l’alberghiero di Vittorio Veneto, la cucina era la mia grandissima passione sin da quando avevo qualche anno di età. Mi piaceva giocare con le pentole, che mettevo in scala dalle più piccole alle più grandi, e seguivo tutto quello che mia mamma faceva in cucina. Le pistole e i giocattoli li regalavo ai miei fratelli, io mi prendevo le pentole.
Da bambino preparavo degli ottimi manicaretti alle galline. Prendevo le foglie di insalata all’interno delle quali mettevo tutto ciò che trovavo in frigorifero, preparando così degli involtini veri e propri che le galline divoravano. Non vi dico le parole che mi prendevo dalla mamma…
Quindi ha seguito la sua passione di cuoco

Infatti, da piccolo mi ero proposto di fare il pompiere o il cuoco. Ho sentito il richiamo per il cuoco. La cucina è chimica, se hai la passione puoi creare dei capolavori. A 16 anni ho iniziato a lavorare a Conegliano, poi a Caorle, Eraclea. Infine ho fatto un’esperienza a Vienna.
Quando approda al Castello?
Il 3 luglio 2013 fui assunto a CastelBrando. Da allora sono qui. Della cucina ho seguito tutto ciò che mi consentiva di scoprire: dalla tradizionale alla molecolare…
Luca Miceli, la sua vita affettiva e i suoi hobby?
Mi sono sposato il 2 settembre 2023 con Giusy, ho una figlia che si chiama Denise, che ha tre anni. I miei hobbies? Ho giocato molto a basket ed ero con la Rucker Sanve (che ora è in serie B). La mia corporatura e la mia altezza, 2 metri, oltre l’acquisizione tecnica, mi hanno fatto conseguire buoni risultati nella squadra.
La sua cucina e le sue specialità al Castello?
Ho un’ottima brigata composta da 8 persone. Mi piace la cucina tradizionale del territorio che riadatto, ad esempio, aggiungendo prodotti della Sicilia o della Calabria: l’arancia, la cipolla di Tropea sono alcuni tocchi.
A CastelBrando prepariamo molte tipologie di piatti classici e non, adattandoci anche alle richieste dei molti clienti stranieri.
Per esempio ai bigoli al ragù d’anatra, ci aggiungo anche la scorzetta di arancia. Uno dei miei piatti forti è il filetto di cervo con panna cotta salata al gin, questo liquore al ginepro è uno dei miei preferiti che inserisco in molti piatti. Tra l’altro CastelBrando ha il proprio gin, oltre che il vino e l’amaro. Non mancano i piatti di pesce, le pizze e molti altri piatti…Uno dei cavalli di battaglia della cucina è lo “chateau flambé”, dolce composto da gelato alla vaniglia con macedonia fresca, pan di Spagna e ricoperto da una passata di albicocca calda. Viene servito con la fiamma.
Per i lettori di www.enordest.it Luca Miceli ci propone la ricetta della “Suprema di faraona medievale”, una rielaborazione di un piatto conosciuto a quei tempi, con l’aggiunta di mandorle, cipolla di Tropea e arancia, richiamando a questo punto un po’ di sicilianità gastronomica.
Suprema di faraona medievale

Ingredienti (per 4 persone). 4 petti di faraona (640g circa), 1 cipolla di Tropea, 200g di mandorle, 2 arance (succo e buccia), 320g di fagiolini fini, 4 fette di pancetta affumicata, sale qb, pepe nero macinato qb, olio extra vergine di oliva, 1 bicchiere di vino bianco, 1 albume d’uovo.
Preparazione.
Condire la carne con sale e olio e scottarla in padella da entrambi i lati (dopo aver preventivamente tolto l’eventuale ossicino a “V”). Togliere dal fuoco e lasciare a riposo per 10 minuti.
Sfumare con il vino bianco per deglassare il fondo di cottura; aggiungere il succo e la scorza grattugiata di un’arancia media, evitando accuratamente l’albedo.
Cuocere a parte i fagiolini, in un pentolino con 500 ml d’acqua. Far bollire per 5 minuti e scolare in acqua fredda e ghiaccio. Una volta tolti i fagiolini aggiungere 2 cucchiai di aceto e far bollire per 1 minuto la cipolla di tropea, precedentemente sbucciata e tagliata a spicchi. Raffreddare il composto in acqua e ghiaccio.
Scaldare per 15 minuti, a 200 gradi, il forno ventilato ed infornare i petti di faraona dopo averli spennellati con l’albume a ricoperti di mandorle a lamelle.
Durante la cottura della carne iniziare ad impiattare aggiungendo nel centro del piatto la salsa, a lato i
fagiolini avvolti con la pancetta ed infine il petto di faraona tagliato a metà.
Decorare a piacimento con gli spicchi di cipolla rossa e servire ben caldo.
Il vino in abbinamento

Un buon abbinamento per questo piatto ideato da Luca Miceli è un Manzoni Bianco Colli Trevigiani Igp della storica Cantina Collalto che si trova nelle Colline del Prosecco, Patrimonio Unesco. Il vitigno ottenuto dall’incrocio varietale di Riesling Renano per Pinot Bianco, con la sua corposa gradazione (13,5 gradi), è in sintonia con il piatto con la sua gradevolezza, sapidità e giusta mineralità: un “insieme” che permette il giusto abbinamento.







































































