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Home Cronache dal NordEst Primo Piano

Va tutto storto e l’Europa ci occorre più che mai

di Roberto Tumbarello
Settembre 17, 2023
in Primo Piano
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Va tutto storto e l’Europa ci occorre più che mai
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Dovevano rivoltare l’Italia come un calzino, invece sta andando tutto storto, forse anche peggio di prima quando almeno c’erano soldi. La pacchia è finita per noi, non per l’Europa con cui litighiamo e che, invece, può risolverci tanti problemi grazie al PNRR se siamo in grado di gestirlo bene. Credevamo che gli altri non ci sapessero fare. Adesso ci rendiamo conto che è più facile criticare dall’opposizione che governare. Bisogna anche avere una buona classe dirigente.

Attacchiamo Gentiloni per il suo lavoro con l’Europa

Accusiamo Gentiloni di essere anti italiano, invece, fa seriamente il suo lavoro di commissario all’economia in difesa dell’Euro, anche nel nostro interesse. Ed è talmente galantuomo che non replica alle ingiuste accuse “perché le polemiche potrebbero nuocere all’Italia”. Se tutti ricorressero al debito pubblico oltre il 3%, consentito dalle regole dell’Unione, la moneta comune si svaluterebbe. Invece, oggi è più forte del dollaro. Criticavamo Conte e persino Draghi perché non proteggevano le nostre coste, che adesso sono un colabrodo. Adesso arrivano il doppio di migranti degli anni scorsi e non sappiamo come assisterli. I sindaci protestano perché le strutture di ospitalità non sono più adeguate ad accoglierli.

L’Europa e l’Italia

Biasimavamo che la benzina constasse tanto per colpa delle accise. Oggi costa ancora di più e abbiamo capito che le accise servono al bilancio dello stato. Di conseguenza aumentano i trasporti e tutti i prodotti. L’inflazione sta diminuendo, ma i prezzi al consumo rimangono alti perché non sappiamo come controllare le speculazioni. Purtroppo neppure l’evasione fiscale è diminuita. Il PIL, che si diceva essere più alto che in Cina e negli USA, ora è sceso quasi a zero e anche il livello dell’occupazione diminuisce. Molti lavoratori non arrivano alla fine del mese e noi, per fare un dispetto all’opposizione, ci ostiniamo a non volere stabilire un salario minimo.

Se l’Europa non ci aiuta

Servono 30 miliardi per la manovra economica e noi ne abbiamo soltanto otto e mezzo. Insomma, dobbiamo ammettere che non è possibile – né era necessario – rivoltare l’Italia come un calzino. Anche quelli che volevano aprire il parlamento come una scatola di tonno fallirono. Basta correggere qualche errore. 1) Soprattutto la corruzione, estesa anche alle categorie che dovrebbero dare l’esempio di comportamento, 2) il traffico di droga che miete vittime tra i giovani e priva di comprendonio i superstiti, 3) bonificare le zone malfamate perché in mano alla criminalità organizzata dove lo stato è assente, 4) controllare la delinquenza minorile, 5) la scuola che è diventata fucina di precariato e 6) la sanità.

Basta correggere queste poche cose per rispettare le promesse elettorali.

Con quella maggioranza, lasci all’opposizione il diritto di contestare

In tutti i paesi del mondo – almeno, quelli in cui si può criticare l’operato del governo – c’è chi è al potere e chi gli fa le pulci.Era così anche da noi al tempo della prima repubblica. Poi, dall’avvento di Berlusconi la sinistra veniva colpevolizzata perché criticava ingiustamente. Oggi, con una Premier donna, questa insolita consuetudine si è vieppiù radicalizzata. La Meloni è vittima di PD e M5S che ce l’hanno con i suoi familiari chiacchieroni e per di più tutti al potere. Forse è vero che la sorella fa politica da quando aveva 17 anni, ma non è la sola. Fare politica da lunga data non dà il diritto di gestire il partito di cui la sorella è Premier. Anche il cognato – marito della sorella promossa – è ministro e il simil marito detta la morale dal pulpito della TV.

Lasci perdere certe cose

Consenta almeno alla sinistra, gentile Signora, di trovare anomalo questo privilegio e di muoverle qualche critica, come sto facendo io, pur essendo dalla sua parte. Le ho già ricordato che nemmeno Mussolini, che era il dittatore, mise mai familiari a posti di comando. Anzi, mandò il figlio Bruno in guerra, da cui, povero ragazzo, non tornò. Ciano era suo genero, ma lo nominò ministro degli Esteri perché era un diplomatico acuto. L’unico paese al mondo dove la sorella del Premier occupa un posto di prestigio nella nomenclatura è la Corea del Nord. E ora l’Italia. Quindi, non si lamenti delle critiche né delle vignette pungenti.

Non è fango, ma critiche legittime, non essendo usuale tanto familismo nei paesi democratici. E, per la verità, nemmeno nelle dittature. Noi italiani siamo sempre all’avanguardia anche di tanto nepotismo. Approfitti, quindi, da buon’italiana, del successo e lo condivida pure con i familiari, che, per fortuna non sono molti. Ma non si lamenti. Goda dei privilegi con dignità, che è la caratteristica fondamentale dello statista, senza la quale i benefici del successo diventano scrocconeria.

Siamo sicuri che la sinistra sia contro l’Europa?

Lasci perdere la sinistra, anche se lei la reputa anti italiana, come Gentiloni, perché criticano il suo operato. È il gioco della politica che è lei a non rispettare perché deve dare la colpa agli altri delle sue lacune. Persino il raddoppio degli sbarchi è colpa dei precedenti governi, che ne subivano la metà. Abbia almeno la dignità di tacere e lasciar fare a PD e M5S la contestazione che ogni opposizione ha il diritto di fare.

Tanto ha una maggioranza così ampia che la sinistra non può nemmeno scalfirla. Se non riesce a risolvere i problemi è solo colpa sua e prima o poi gli elettori use ne accorgeranno. Quindi, non le conviene alzare polveroni inutili e menzogneri. Cerchi soprattutto di formare una classe dirigente in grado di agire secondo le sue direttive. Perché non basta occupare tutti i posti di potere grazie allo spoil system. Bisogna pure saperlo fare funzionare.

Un’estate tra voli strapagati e criminalità giovanile

In Italia conviene delinquere. Intanto, perché non è detto che si venga scoperti.Polizia, carabinieri e finanza sono talmente oberati di lavoro che non hanno la possibilità di perseguire tutti i delinquenti, che sono in crescita continua. Per di più non si va in prigione se la condanna è inferiore a 4 anni. Comunque, qualsiasi sentenza penale è scontata di 3 anni per effetto di un’amnistia che istituì il governo Berlusconi nel 2005. Tutte queste agevolazioni ai criminali danneggiano il turismo, che è la nostra industria più produttiva. Molte strutture turistiche – alberghi, ristoranti, bar e negozi di souvenir – sono pare controllate da mafia e camorra. Così combattiamo il sovrappopolamento turistico di cui ci lamentiamo, non essendo mai contenti di niente, seppure capiti solo in rare zone – per esempio, a Venezia – e solo nei mesi di luglio e agosto.

Se l’Europa entra anche nei voli

Volevo segnalarle – con tutti gli impegni che ha forse le sarà sfuggito – che l’iniziativa di fissare il prezzo dei voli aerei per le isole non è stata saggia. Infatti, oltre a minacciare di interrompere i collegamenti con Sicilia e Sardegna, Ryanair ha definito spazzatura il decreto del governo. E io mi sono un po’ vergognato. Forse serviva maggiore prudenza, trattandosi di un vettore di cui abbiamo bisogno per il trasporto di turisti in quelle zone. Ecco perché la prego di controllare personalmente le attività dei vari ministeri, visto che non si può fidare neppure dei familiari. Se la low cost irlandese dovesse lasciare l’Italia, sarebbe un gravissimo danno per la nostra economia. Chi ha avuto l’idea? Cerchi lei di ricucire i rapporti. Il ruolo di Premier le conferisce privilegi, ma anche pesanti oneri, che non può trasferire su nessuno.

L’Europa parla di noi

Nel suo ultimo intervento all’Europarlamento Ursula von der Leyen ha parlato del nostro paese, citando, però, Draghi, non lei né i suoi congiunti, gentile Signora, e neppure uno dei nostri leader, definendolo «una delle menti economiche più grandi d’Europa», e gli ha chiesto di preparare un progetto sul futuro della competitività europea e la difesa dell’Euro. E lei, invece, un po’ presuntuosa, lo bocciava quando c’era lui a capo del governo. Inoltre, come avviene durante la stagione dei saldi per invogliare a comprare, il ministero della giustizia, grazie alla legge Gozzini del 1986, ogni anno di detenzione sconta tre mesi. Un’occasione da non perdere. Le agevolazioni non finiscono qui.

Una volta estinta la pena, spesso non tutta trascorsa in prigione, ma in parte affidati ai servizi sociali, si ha diritto alla riabilitazione, grazie alla quale, una volta ottenuta, si ritorna alla condizione di incensurato. Ci volevano gli stupri di Caivano per farle capire che le baby gang sono pericolose e turbano la tranquillità delle città. Spesso sono le stesse famiglie che avviano i minori alla criminalità perché fino a 14 anni non sono punibili. Ora finalmente anche chi è inferiore a 18 anni può essere arrestato se colto in flagranza di reato. Inoltre, il questore dispone adesso di misure restrittive, come il sequestro del cellulare che sembra essere la punizione più temuta dai giovani delinquenti.

Ai poveri in Italia non pensa nessuno

Il testamentato di Berlusconi è esecutivo. Seppure la ripartizione non fosse equa, è ammirevole che gli eredi abbiano accettato tutte le clausole senza polemiche né contestazioni per rispettare la volontà del padre. A Piersilvio e Marina va il 52% dell’impero, a Barbara, Eleonora e Pierluigi il 48%. Seppure i figli di primo letto siano privilegiati, sono tutti ugualmente ricchi perché al di là di un certo capitale non c’è differenza di ricchezza. Quindi, ammiro la saggezza dei tre “penalizzati” che hanno accettato senza polemizzare, né sprecare soldi per avvocati e sentimenti avversi.

Si rileva facilmente che, assieme al fondatore sono morti anche tanti individui ai quali era lui a dare la vita. Scomparse, come se non siano mai esistite, badanti, infermiere e fidanzate. Tutto prevedibile e nella norma. Ciò che trovo anormale – probabilmente anche lei concorda con me, onorevole Premier – è che su un patrimonio talmente enorme, gli eredi diretti non paghino un centesimo di tasse e gli estranei pochissime, mentre le vincite al superenalotto sono tassate al 20% e la mia pensione al 43%.

Ma con l’Europa funziona così?

Perché in Italia c’è chi riesce ad accumulare una tale ricchezza anche per merito della società e della sua organizzazione. In Moldavia o in Albania non esistono eredità così cospicue. Ma non è mia intenzione creare una polemica inutile, dato che non solo il suo governo, gentile Signora, ma anche quelli che l’hanno preceduta hanno avuto un maggiore occhio di riguardo più per i ricchi che per la povera gente, anche se ora reclamano l’istituzione del salario minimo.

Ciò che le suggerisco, invece, è di creare degli incentivi per cui al de cuius convenga lasciare qualche soldo in beneficenza o alla ricerca scientifica. Infatti, non riesco a capire come mai chi ne ha già tanti non pensi a chi vive in miseria e in sofferenza. Io, nel mio piccolo dedico parte del reddito all’adozione di un bimbo africano e ad altre iniziative caritatevoli, soprattutto alla Lega del Filo d’Oro. Non vivrei tranquillo senza dare un contributo per quei bimbi sordi e ciechi e sono grato a chi, come Renzo Arbore, se ne occupa.

E pensare che il caro estinto era generoso con tutti. Quindi, non per tirchieria, ma perché non ha pensato alla vera gente. La miseria dev’essere un’invenzione della sinistra per crearci rimorsi, che, invece, i ricchissimi non hanno, tanto da morire con la coscienza tranquilla. Invece, c’è tanta gente per la quale la vita è una sofferenza. Ecco perché quando passa un disabile, un emigrante, un povero dovremmo toglierci il cappello, metterci sull’attenti e presentargli l’onore delle armi. Perché è uno sconfitto che merita rispetto e considerazione, non compassione né disprezzo. Un mio caro amico argentino scoprì in età avanzata che sugli aerei, dietro la prima e la business class c’è la classe turistica. Lui credeva che ci fossero i bagagli e che in aereo viaggiasse solo chi era ricco come lui. Gli altri in treno o in piroscafo.

Oltre l’Europa

In altre parti del mondo, invece, le persone ricche lasciano fondazioni benefiche o altri tipi di donazioni perché beneficiano di agevolazioni fiscali sul resto dell’eredità. Visto che siamo in crisi, cerchiamo di stimolare lasciti alle associazioni caritatevoli e dedite alla cultura o alla ricerca cui noi non pensiamo perché preferiamo destinare il denaro pubblico alla raccolta di voti. Ci pensi, Signora. Può essere una risorsa e un vantaggio anche per i dimenticati della società che continueranno a votarla.

Anche il proprietario di Esselunga ha lasciato centinaia di milioni ai figli, alle ex mogli e persino 70 milioni alla segretaria anziana e nubile. Nemmeno un centesimo alla povera gente né alla Caritas o a Sant’Egidio. Da noi, al massimo, si lascia qualche appartamento ai partiti, Ricorda, Signora, le proprietà immobiliari del MSI e la casa di Montecarlo? Non è per cattiveria, ma per dimenticanza. Perché ai poveri in Italia non pensa nessuno.

Conviene ancora partecipare al G20?

Visto com’è andato quello di New Delhi forse al G20 conviene non parteciparvi più perché la maggior parte dei paesi, anche se in polemica tra loro, sono legati da un antiamericanismo che coinvolge tutto l’Occidente. Ne è prova il comunicato congiunto emesso in India che non colpevolizza né cita l’aggressione russa in Ucraina. Di fronte a tanta dimostrazione di parzialità l’unica reazione efficace è ignorare questi paesi che credono che coalizzandosi possano sovrastare la supremazia del dollaro e degli Stati Uniti.

Il comportamento della Russia è la cartina di tornasole per valutare il peso di questi paesi nel mondo. Basta notare come amministrano i propri cittadini e le discriminazioni continue per capire che non sono del livello dell’occidente, non hanno le stesse conquiste scientifiche né soprattutto sociali. Che, anzi, abbiamo condiviso con loro per cercare di farli evolvere, ma senza successo né riconoscenza. Non si tratta di essere a favore o contro la Russia, che ha palesemente aggredito un paese sovrano e continua a distruggerlo. Se la lezione indiana è servita, converrà disertare il prossimo G20 in programma in Brasile nel 2024.

L’Europa nel mezzo di una ininterrotta campagna elettorale

È difficile pensare che grazie alla Le Pen, alleata storica della Lega, l’Europa sarà più libera, come vuole far credere Salvini, orgoglioso di invitarla al tradizionale raduno di Pontida. Tajani dissente mentre Meloni finge disinteresse per cercare di apparire più moderata. Infatti, un altro alleato della Lega che dovrebbe garantire libertà con l’Europa è l’AFD, il partito di ispirazione neonazista che sta risorgendo in Germania, protetto dal principio, che il nazismo nega, secondo cui ogni cittadino è libero di esprimere la propria tendenza politica.

A margine della festa dei giovani di Forza Italia, il segretario nazionale ha ribadito che partiti come quelli che Salvini corteggia non possono mai essere nostri alleati né in Europa né altrove perché i nostri valori sono totalmente diversi da quelli che Le Pen e AFD esprimono con l’Europa. Non so se voi lettori vi chiedete come me perché, anziché pensare a governare e risolvere i tanti problemi che l’Italia incontra, tutte le attenzioni e le energie sono dedicate alle prossime elezioni europee che sono tra quasi un anno. Eppure, se i sondaggi sono giusti, la coalizione di maggioranza ormai viaggia sicura oltre il 50%. Non sarebbe più saggio, anche fingendo, dedicarci al paese?

L’Europa che conta

Tanto più che non è quella del parlamento l’Europa che per noi conta, è quella dell’Unione che distribuisce soldi e stabilisce principi che noi non facciamo fatica a rispettare. Per di più ci mandiamo personaggi di livello inferiore, che godendo di un ottimo stipendio, superiore a quello dei parlamentari nazionali, non intralciano le ambizioni di chi è realmente al potere. Quindi, perché tanta dedizione e interesse? È inutile chiederlo ai quotidiani, un tempo autorevoli, che, bipartisan, seguono l’andazzo senza mai criticare, riportare il pensiero degli elettori, che è considerato inutile.

Troppi morti sulle strade per incoscienza di pochi

Con la solita irruenza e clamore Salvini ha giustamente inasprito le norme del codice stradale, ma poi, come in tutte le sue iniziative, se n’è disinteressato. Come lei sa, Signora Premier, il traffico è lo specchio del paese. Ed è abulico, disordinato, aggressivo, arrogante e anche pericoloso, come l’Italia da un po’ di tempo. Avrà certamente appreso dalle cronache che muoiono anche i più prudenti. Ragazzi che si definiscono influencer, la nuova attività che consente anche a chi non studia né lavora di racimolare soldi, guidano senza rispettare gli altri. Colpa anche egli sponsor, che, per un minimo di pubblicità, finanziano questi personaggi mediocri.

Muoiono a decine e uccidono anche chi non c’entra. L’ultima trovata consiste nel guidare in città a 100 km/h e contemporaneamente fotografare il tachimetro per dimostrare la velocità. Gli ultimi due incoscienti hanno travolto auto con bimbi a bordo per fortuna sopravvissuti ma finiti in ospedale. Non si vede mai una pattuglia della polizia né una guardia municipale. Disatteso il divieto di parlare al telefono alla guida. Milioni di guidatori parlano al cellulare, compresi gli autisti degli autobus pubblici, ma quanti ne vengono sequestrati oggi giorno in Italia? In Cina si può usare solo tre ore al giorno. Non perché è una dittatura, ma perché è saggio e giusto. Il cellulare e le piattaforme sociali che potevano essere la grande invenzione del secolo, sono, invece, una disgrazia. Non si può vivere senza.

Senza creatività

Ci hanno privato della creatività che era caratteristica del nostro popolo e creato tanti inconvenienti. Ringraziando Salvini per avere lanciato l’iniziativa, non può prenderne lei, onorevole Premier, la gestione? Quanti altri innocenti debbono morire per la guida spericolata di chi si mette in macchina dopo essersi drogato. Ormai la lotta alla cocaina è persa. Peggio ancora quelle sintetiche che bruciano il cervello. Ma la nostra guerra agli spacciatori è all’acqua di rose. Ricordo, 60 anni fa in Sicilia, che l’assessore regionale alla Sanità dichiarò guerra alle mosche in una zona particolarmente infestata del palermitano. Alla fine della campagna, in un pomeriggio assolato e aggredito dalle mosche disse al microfono: “Le guerre vanno combattute con onore, non importa se poi, come noi, si perdono”. Non possiamo neppure vantarci dell’onore. Noi la guerra non la combattiamo proprio.

Come vede l’Europa il fatto che ci sia una russa accanto a La Russa?

Ritiene una garanzia, gentile Premier, che la nuova funzionaria assunta al Senato appartenga alla sua cricca? Ed è sufficiente per farle fiducia? Infatti, pur avendo la cittadinanza italiana – non si sa perché e come ottenuta – è di origine russa, filo nazista e persino ammiratrice di Putin. Non una bella immagine per l’Europa. Sembra una gag televisiva. Non solo l’ambasciata ucraina a Roma per la quale una russa nelle istituzioni è vista come un pericolo; ma anche le persone di buonsenso temono che sia stata una scelta avventata da parte di La Russa, che ha certamente seguito l’iter della promozione e l’ha approvata, dato che Irina Osipova, nata a Mosca 35 anni fa, ha scalato diverse posizioni in graduatoria grazie agli orali. Perché inserirla in un’istituzione da cui può trasmettere informazioni importanti potendo accedere a dati riservati da una sede privilegiata?

Abbiamo avuto l’esempio di Donzelli e Del Mastro, che, pur essendo parlamentari fidati e italiani puro sangue, oltre che patrioti, hanno rivelato notizie segrete apprese proprio in quella fonte senza rendersene conto. Figuriamoci la figlia dell’ex direttore del Centro di Scienza e cultura italo-russa a Roma, di cui non si sa nulla perché “non parla con i giornalisti”. Ricordo che mio padre, nominato direttore di uno di questi centri pseudo culturali, si dimise quando scoprì che erano un covo di spie. Figuriamoci adesso. In questi giorni a Londra è stato arrestato un funzionario che passava informazioni alla Cina. Lavorava a Westminster, alle dipendenze della Segretaria per la Sicurezza nazionale. Non crede che stiamo esagerando nella gestione di un potere di cui siamo solamente usufruttuari precari e, invece, ce ne

Tags: a RomaAlbaniaberlusconibrasilecarabinieriCentro di Scienza e cultura italo-russacinaconteCorea del NordDel Mastrodi cui non si sa nulla perché “non parla con i giornalisti”. Ricordo che mio padreDonzellidraghiEuropafilo nazistaforza italiag20GentiloniIrina Osipovaitaliala russale penlegaLega del Filo d’OroM5SmelonimoldaviaMussoliniNew Delhinominato direttore di uno di questi centri pseudo culturalipdpilPNRRPoliziaPontidapremierputinrussaRyanairsalviniSegretaria per la Sicurezza nazionalesi dimise quando scoprì che erano un covo di spie. Figuriamoci adesso. In questi giorni a LondraStati UnititajanitestamentatoucrainaUrsula von der LeyeWestminster
Roberto Tumbarello

Roberto Tumbarello

Giornalista, laureato in Giurisprudenza. Per tanti anni portavoce in Italia del Consiglio d’Europa, è esperto in Comunicazione e Diritti umani.

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