Startup come Airbnb, Blablacar, Uber o Gnammo, anche se operano in settori di mercato fondamentalmente diversi, hanno un fil rouge che le accomuna: la sharing economy. Questa nuova forma di economia, definita della condivisione, copre una grande varietà di settori che vanno dall’alloggio al turismo, dal trasporto di persone ai servizi alle famiglie, dalla logistica al crowdfunding. All’interno della sharing economy spicca la presenza di piattaforme online che svolgono la funzione di intermediari tra chi è proprietario di un bene e intende metterlo a disposizione di altri soggetti dietro pagamento di un corrispettivo e chi utente, ha bisogno di entrare temporaneamente in possesso di un determinato bene ed è disposto a pagare in misura proporzionale al tempo utilizzato.
Transazioni e Sharing Economy

Le transazioni che avvengono nella sharing economy, pertanto, non prevedono il trasferimento della proprietà di un bene bensì l’utilizzo temporaneo di un bene. Gli strumenti della tecnologia e i social network hanno dato una spinta determinante al fenomeno e ne hanno ampliato le potenzialità. Nonostante la grande diffusione della sharing economy, all’attualità non esiste una normativa idonea a garantire che questo nuovo modello di business non si svolga in contrasto con il mercato e con le regole della concorrenza.
Le piattaforme di sharing economy
Le piattaforme di sharing economy hanno radicalmente cambiato il concetto di economia digitale di questi ultimi anni in quanto offrono vantaggi alla società digitale contemporanea, svolgono un ruolo di spicco nella creazione di valore digitale a sostegno della crescita economica e rivestono una grande importanza per il funzionamento efficace del mercato unico digitale5. La sharing economy, con le piattaforme di condivisione, se promossa e sviluppata in modo responsabile, offre un contributo importante alla crescita e all’occupazione. Inoltre, incoraggiando la condivisione e l’uso più efficiente delle risorse, offre ai singoli cittadini nuove opportunità di occupazione, flessibilità e fonti di reddito alternativo.
Sharing Economy

“L’espressione sharing economy (detta anche economia collaborativa o economia della condivisione) si riferisce ai modelli imprenditoriali in cui le attività sono facilitate da piattaforme di collaborazione che creano un mercato aperto per l’uso temporaneo di beni o servizi spesso forniti da privati.”
Gli attori della sharing economy
Nella sharing economy sono tre gli attori principali:
1) la piattaforma di condivisione (generalmente una startup) mette in contatto un soggetto prestatore con un soggetto utente e ne agevola le transazioni;
2) il soggetto prestatore (un soggetto privato o una società) mette a disposizione di terzi beni, servizi, risorse, tempo e competenze;
3) il soggetto utente (nella maggior parte dei casi rappresentato da un soggetto privato ma non sono rari i casi in cui gli utenti siano imprese o professionisti) beneficia di un bene o di un servizio messo a disposizione da un soggetto prestatore.
Un esempio

Si pensi, ad esempio, ad Airbnb che agevola l’incontro tra persone che mettono a disposizione la propria abitazione e turisti che sono alla ricerca di un posto dove passare le vacanze. In tal caso il turista si rivolge alla piattaforma inserendo la città in cui passerà le vacanze e potrà entrare in contatto con numerosi bed & breakfast che hanno reso disponibili le proprie camere.
La formula più semplificata
Esiste, inoltre, una formula più semplificata di sharing economy laddove la piattaforma di condivisione sia lo stesso soggetto del soggetto prestatore:
1) il soggetto prestatore (generalmente una società) mette a disposizione di terzi i propri beni attraverso una propria piattaforma di condivisione;
2) il soggetto utente (nella maggior parte dei casi rappresentato da un soggetto privato ma non sono rari i casi in cui gli utenti siano imprese o professionisti) accede alla piattaforma con le proprie credenziali e prenota il bene messo a disposizione dal soggetto prestatore.

Si pensi, ad esempio, a Enjoy che offre servizi di car sharing. In tal caso la società mette a disposizione il proprio parco macchine attraverso una propria piattaforma di condivisione. Per prenotare un veicolo l’utente finale dovrà accedere alla piattaforma (attraverso un’applicazione per smartphone o un sito web) e completare una procedura.
I casi difficili
Casi più complessi di sharing economy prevedono, invece, l’intervento di quattro attori:
1) la piattaforma di condivisione (generalmente una startup) che mette in contatto un soggetto prestatore con un soggetto utente avvalendosi, per il recapito dei beni condivisi, del contributo di un soggetto esecutore (freelance);
2) il soggetto prestatore (un soggetto privato o una società) mette a disposizione a disposizione di terzi beni, servizi, risorse, tempo e competenze;
3) il soggetto utente (nella maggior parte dei casi rappresentato da un soggetto privato ma non sono rari i casi in cui gli utenti siano imprese o professionisti) beneficia di un bene o di un servizio messo a disposizione da un soggetto prestatore;
4) il soggetto freelance (generalmente un soggetto privato) recupera il bene messo in condivisione dal soggetto prestatore e lo recapita al soggetto utente.

Si pensi ad esempio a Foodora o a Deliveroo che consegnano pasti a domicilio. La piattaforma mette in contatto ristoranti e consumatori e ne agevola la prenotazione dei pasti e il pagamento. Quindi incarica un soggetto freelance affinché provveda a ritirare la prenotazione presso il ristorante e consegnarla al destinatario.
Sharing Economy e pagamento
Il servizio prestato dalle piattaforme di condivisione è generalmente dietro retribuzione. Queste, infatti, richiedono un contributo fisso annuo oppure proporzionale all’importo transato. Di norma il contributo grava sul soggetto prestatore al quale verrà riconosciuto l’importo corrisposto dal soggetto utente al netto della commissione prevista. Tuttavia, non sono rari i casi in cui la commissione gravi sul soggetto utente. In tali casi all’importo richiesto dal soggetto prestatore sarà applicata una maggiorazione (a titolo di commissione) da parte della piattaforma di condivisione. L’importo complessivo sarà quello che il soggetto utente dovrà pagare per l’utilizzo di uno specifico bene.
Fisco
I rapporti multilaterali che comprendono transazioni tra consumatori e imprese, tra imprese e consumatori ovvero tra imprese e imprese o tra consumatori e consumatori sollevano spesso perplessità in riferimento all’applicazione del quadro normativo vigente. Poiché rendono meno nette le distinzioni tra consumatore e prestatore di servizi, lavoratore subordinato e autonomo, prestazione a titolo professionale o non professionale.
[ Una delle principali perplessità derivanti dalla sharing economy riguarda l’adempimento degli obblighi fiscali e la loro applicazione. Esistono, infatti, difficoltà oggettive in riferimento all’identificazione dei contribuenti e alla intercettazione dei loro redditi.]
Le assenze
L’assenza di un quadro normativo e l’incertezza sui diritti e sugli obblighi degli operatori e degli utenti pone forti incertezze e diffidenza da parte degli operatori che vorrebbero operare nell’ambito della sharing economy. Nonché alimenta i rischi in merito al rispetto delle regole sulla concorrenza.
Ad oggi

Con le attuali disposizioni, infatti, lo scambio di un bene o di un servizio al di fuori dell’esercizio dell’attività d’impresa o professionale consente al privato di sottrarsi alla disciplina fiscale. Cui sono sottoposti tutti gli altri operatori del medesimo settore. Tale situazione determina una inevitabile alterazione della struttura concorrenziale del mercato. A svantaggio di imprese e professionisti.
Il profilo tributario
Inoltre, sotto il profilo tributario, i redditi derivanti dalla sharing economy risulterebbero inquadrabili, ai sensi di quanto previsto dall’art. 67, c. 1, lett. i) e l) del TUIR, nella categoria dei redditi diversi. In quanto derivanti da attività commerciali o di lavoro autonomo non esercitate abitualmente ovvero tra i redditi dei fabbricati. Come previsto dall’art. 36 del TUIR, nel caso di locazioni di immobili.








































































