Continua su http://www.enordest.it la nuova rubrica dal titolo “Itinerari”. Ogni domenica sarò felice di presentarvi voci e storie tra Nordest e Sardegna, terre straordinarie tra cui vivo e lavoro. Vi accompagnerò lungo itinerari culturali, turistici ed imprenditoriali ricchi di fascino e creatività, che conto sapranno informare ed emozionare chi vorrà farci compagnia. Oggi “Itinerari” ci porta a conoscere Susanna Martucci, imprenditrice veneta che ha scelto di restare in Italia quando il mercato spingeva verso la delocalizzazione e la corsa al ribasso.
Dove gli altri vedono scarti, Susanna Martucci vede futuro. Nel cuore produttivo del Veneto c’è un’azienda che da oltre trent’anni lavora su una convinzione semplice e radicale: ciò che viene scartato, può diventare materia prima ad alto valore. Si chiama Alisea ed è una Società Benefit certificata B Corp con sede a Vicenza, ma nasce nel 1994 da un’intuizione di Susanna Martucci, imprenditrice che ha scelto di restare in Italia quando il mercato spingeva verso la delocalizzazione e la corsa al ribasso. Alisea trasforma scarti di produzione industriale in oggetti di comunicazione e di design attraverso filiere 100% Made in Italy, radicate nel territorio veneto. Oggi “Itinerari” ci porta a conoscere più da vicino questa imprenditrice visionaria e coraggiosa, che disegna il suo mondo creativo utilizzando un materiale simbolo: la grafite rigenerata e ingegnerizzata.
Buona lettura!
La strabiliante storia di Susanna

Susanna e Perpetua

Dalla sua magnifica intuizione nasce Perpetua, la matita in grafite recuperata e potenziata che ha venduto milioni di pezzi nel mondo. Oggi è l’unica prodotta in Italia e che ha raggiunto i bookshop del The Met di New York, del Guggenheim di Bilbao e di New York, del Tate Museum di Londra, degli Uffizi di Firenze e del Reina Sofía di Madrid. Negli ultimi anni la ricerca sui materiali ha portato allo sviluppo di nuove applicazioni industriali.
Dalla matita a Dionisio

Così Susanna Martucci, oltre alla matita, ha ideato anche dionisio®, diffusore acustico passivo per smartphone realizzato in zantech, tecnopolimero sempre a base di grafite rigenerata. Un’innovazione straordinaria con tanti benefici per il pianeta: dionisio®, infatti, sfrutta le caratteristiche della grafite recuperata e potenziata (“g upgraded recycled graphite”) per ottenere una purezza del suono senza uguali. E senza compromessi con l’ambiente. Dietro questi prodotti c’è un modello fatto di filiere corte, micro imprese manifatturiere venete, cooperative sociali e investimenti costanti in ricerca e brevetti. Un ecosistema che dimostra come sostenibilità, innovazione e identità territoriale possano crescere insieme.
Made in Italy al femminile

Susanna Martucci figura anche tra le 100 protagoniste presenti con i suoi progetti alla mostra “Made in Italy impresa al femminile”, che dopo il successo di Roma ha aperto i battenti a Milano il 10 marzo e proseguirà fino al 25 marzo 2026 (ingresso gratuito). L’esposizione è promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy in collaborazione con la Fondazione Marisa Bellisario, il Comitato Impresa Donna e la Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Dal 2 aprile il tour proseguirà nella città di Torino.
Susanna, la sua è una storia profondamente legata al Veneto. Eppure Alisea nasce altrove. Come si intrecciano le sue radici con questo territorio?
“Alisea nasce a Bologna nel 1994, in un momento in cui non si parlava ancora di economia circolare. Le prime normative strutturate sui rifiuti sarebbero arrivate solo nel 1997. Io, però, sentivo che c’era qualcosa che non tornava nel modo in cui trattavamo gli scarti industriali. Nel 2006 ho trasferito la sede a Vicenza. È stata una scelta anche personale: avevo tre figli piccoli e il continuo andare avanti e indietro era diventato pesante. Ma è stata soprattutto una scelta industriale. Qui ho trovato un tessuto manifatturiero straordinario, fatto di piccole e micro imprese con un sapere tecnico incredibile. Il Veneto è una terra che sa fare, e quando sa fare bene non ha rivali”.
In quegli anni il settore del merchandising era già saturo. Come ha trovato il suo spazio?

“Il mercato dei gadget aziendali era dominato dalla corsa al ribasso. Se volevi competere sul prezzo dovevi uscire dal Made in Italy, delocalizzare. Io ho scelto l’opposto. Ho deciso di restare qui e di trasformare l’oggetto pubblicitario in un ‘Oggetto Comunicante’: non qualcosa che si distribuisce per abitudine, ma un oggetto che racconta valori. È stato un cambio di prospettiva. Invece di abbassare i costi, abbiamo alzato il significato”.
Susanna, l’intuizione sulla grafite è stata il punto di svolta
“Sì. Nel 2013 incontriamo un produttore di elettrodi industriali. Aveva grafite di altissima qualità destinata allo smaltimento. Per lui era un costo. Per me era una possibilità. Da lì nasce Perpetua. Non una semplice matita, ma un oggetto interamente in grafite rigenerata e ingegnerizzata. Oggi in Italia nessuno produce più matite. Noi siamo gli unici produttori italiani rimasti. Questo dato dice molto sullo stato delle filiere nel nostro Paese. Perpetua la matita è arrivata nei bookshop del The Met di New York, del Guggenheim di Bilbao e di New York, del Tate Museum di Londra, degli Uffizi di Firenze, del Reina Sofía di Madrid. Ma per me il risultato più importante non è il museo: è aver dimostrato che uno scarto industriale può diventare un oggetto culturale”.
Perpetua è diventata un simbolo del design sostenibile italiano. Quanto ha contato il progetto di design nella sua nascita?

“È stato fondamentale. Perpetua non è solo un’intuizione sui materiali, ma un vero progetto di design. La matita è stata disegnata dalla designer Marta Giardini, che ha saputo interpretare perfettamente l’idea di trasformare la grafite rigenerata in un oggetto essenziale, contemporaneo e riconoscibile. Questo passaggio è stato decisivo perché ha portato Perpetua fuori dalla semplice logica del prodotto riciclato, facendola entrare nel mondo del design. Non a caso nel 2016 Perpetua ha ottenuto la Menzione d’Onore al Compasso d’Oro, uno dei riconoscimenti più importanti del design italiano. Per me è la dimostrazione che sostenibilità e progetto possono andare insieme: quando un materiale recuperato incontra il design, può nascere qualcosa di davvero nuovo”.
Il Veneto quanto pesa in questo percorso?

“Moltissimo. Oggi il 56% dei nostri fornitori si trova entro 80 km dalla sede. Questo significa meno trasporti, meno emissioni, ma soprattutto relazioni vere. Il Veneto è una galassia di competenze. Io mi sento spesso una ‘allenatrice’: porto un’idea, a volte apparentemente impossibile, e insieme troviamo il modo di realizzarla. Quando convinci un imprenditore a uscire dalla comfort zone e a sperimentare un materiale nuovo, nasce una filiera. E quando nasce una filiera, nasce sviluppo”.
La sostenibilità per voi non è solo ambientale…

“Assolutamente no. Collaboriamo stabilmente con cooperative sociali del territorio per le lavorazioni manuali e il confezionamento. Ho imparato che il valore non è solo nella materia. È nelle persone. Nel posto giusto, ogni persona può esprimere il proprio potenziale. Questa rete sociale rafforza la filiera e distribuisce crescita sul territorio. È un Veneto meno visibile, ma profondissimo”.
Oggi la grafite è diventata una piattaforma tecnologica?

“La grafite rigenerata e ingegnerizzata è il cuore della nostra innovazione. Con il progetto ‘g upgraded’ abbiamo sviluppato compound e applicazioni in settori diversi: edilizia sostenibile con coating geopolimerici, vernici all’acqua, trattamenti per tessuti, tecnopolimeri iniettabili. Investiamo tra il 15% e il 20% del fatturato in ricerca e sviluppo. Per una Pmi è una scelta importante. Ma senza ricerca non c’è futuro”.
Poi è arrivato Dionisio, il diffusore acustico

“Sì. Dopo il segno, il suono. Dionisio è un diffusore acustico passivo in zantech, il nostro tecnopolimero a base di grafite rigenerata. Non usa elettricità. Amplifica il suono sfruttando la materia e la progettazione della camera di risonanza. È un’estensione naturale del nostro lavoro: se conosci davvero un materiale, puoi portarlo oltre il suo uso originario”.
I numeri del 2025 parlano di crescita del 15%. È un modello replicabile?

“Credo di sì. Perché non è fondato su una moda, ma su una logica industriale. Recuperiamo materia, la trasformiamo in tecnologia, la traduciamo in design. Lavoriamo con grandi gruppi come Leonardo, Chiesi, Tag Heuer, Lanerossi, Listone Giordano, ma restiamo una piccola impresa radicata qui. Cresciamo grazie alle collaborazioni. La vera domanda è: cosa può ancora produrre l’Italia? Io penso che possa produrre valore partendo dagli scarti. E penso che il Veneto, con la sua cultura manifatturiera, abbia tutte le carte per guidare questa trasformazione”.
Guardando avanti, cosa sogna Susanna Martucci per Alisea?

“Continuare ad innovare, contaminare, connettere. Dimostrare che un materiale scartato può diventare risorsa, che una piccola impresa può competere a livello internazionale senza tradire il territorio, che la sostenibilità può essere bellezza, tecnologia e redditività insieme. Soprattutto, continuare a vedere possibilità dove altri vedono limiti. È un allenamento che dura da trent’anni”.








































































