Confagricoltura Venezia, dopo l’annuncio da parte della cooperativa di produttori Coprob-Italia, della sospensione stagionale temporanea dello storico zuccherificio di Pontelongo (Padova), chiede con urgenza un tavolo di confronto con tutti gli attori del comparto bieticolo-saccarifero.
Le dichiarazioni di Confagricoltura Venezia

“Confagricoltura Venezia chiede un tavolo di confronto nazionale con tutti gli attori del comparto bieticolo-saccarifero per rilanciare la produzione di zucchero 100% italiano – sottolinea Stefano Tromboni, presidente Confagricoltura Venezia. – La sospensione dell’attività produttiva di zucchero dello stabilimento di Pontelongo, uno dei due rimasti a livello nazionale, crea grande forte preoccupazione infatti per il futuro del settore. Venezia, con i suoi 1530 ettari contrattualizzati (e ben 70 aziende produttrici), risulta essere la seconda provincia in Veneto e la quinta a livello nazionale per quanto riguarda la barbabietola da zucchero. Molte località e comunità del nostro territorio erano contraddistinte dalla presenza degli zuccherifici e la barbabietola ha rappresentato non solo una coltura, ma anche una cultura e una identità”.
La sospensione stagionale di Pontelongo

Nei giorni scorsi Coprob-Italia Zuccheri – unica cooperativa di produttori della filiera per produzione di zucchero 100% italiano, che presenta una produzione potenziale pari a 280.000 tonnellate /anno – ha annunciato la sospensione stagionale dell’impianto di Pontelongo per il 2026, mettendo a rischio circa 200 posti di lavoro diretti e l’indotto della filiera bieticolo-saccarifera, che vede la provincia di Venezia al terzo posto in Veneto.
Il giudizio di Carlo Pasti

“I conti sono presto fatti – afferma Carlo Pasti, titolare dell’azienda La Frassina (Caorle) dove coltiva ben 100 ettari di barbabietole e socio della cooperativa di produttori Coprob. -. Da un’indagine interna tra i soci coltivatori, risulta che i costi di produzione annuali si attestano attorno ai 2500/2800 euro per ettaro, che è più o meno il guadagno che si ricava dalla vendita delle barbabietole: in queste condizioni è evidente che l’agricoltore non può farcela. O riusciamo ad aumentare la produzione per ettaro oppure la coltura verrà abbandonata! C’è poco da star sereni. Anche la politica dovrebbe fare la sua parte finanziando il mantenimento della filiera zucchero italiana: senza l’aiuto politico difficilmente riusciremo a proseguire.”
Tromboni sulla situazione di Pontelongo

“Il settore soffre di un forte calo delle superfici investite e della produzione, come evidenziato dai dati del Veneto, con una diminuzione della superficie che ha visto quasi un dimezzamento della superficie investita a bietole nel 2025 – riprende il presidente Stefano Tromboni. – Va detto che le superfici investite sono andate progressivamente diminuendo a partire dai primi anni 2000 in seguito ad alcune riforme della politica agricola comunitaria attraverso le quali, l’Italia aveva ridotto drasticamente il numero di zuccherifici e la produzione, diventando un paese in deficit strutturale in questo settore.”
Le cause della crisi per Boetto

“Fra le cause della crisi – afferma Emanuele Boetto, direttore di Confagricoltura Venezia – sono da segnalare anche i mutamenti climatici, che ostacolano sensibilmente l’andamento regolare delle produzioni e le regole oltremodo stringenti imposte dall’UE rispetto all’utilizzo di fitosanitari (più di 30 molecole revocate, a fronte di nessuna alternativa altrettanto valida per la difesa fitosanitaria): cosa, quest’ultima, che non accade negli altri paesi che risultano essere i principali competitor di produzione dello zucchero, come i Paesi del Mercosur; è sempre strategico, come avevamo ampiamente preannunciato nel corso delle proteste a Bruxelles e nei tavoli nazionali ai quali Confagricoltura ha partecipato, il principio della reciprocità: reciprocità che deve essere misurata con parametri oggettivi e inconfutabili e adeguatamente monitorata”.
La crisi del comparto


La crisi del comparto bieticolo-saccarifero porta con sé conseguenze negative per i produttori, per i lavoratori, i contoterzisti e, genericamente, tutto l’indotto. Peraltro, le peculiarità di questa coltura dal punto di vista agronomico sono rilevanti soprattutto nella rotazione agronomica delle colture: principio promosso anche dalla stessa comunità europea con la riforma della politica agricola del 2023 e le successive correzioni intervenute. Da tempo Confagricoltura si batte per l’adozione di tecniche genomiche che possono ovviare o quantomeno ridurre sensibilmente alcune delle cause che hanno portato a questa pesante crisi del comparto e che possono essere ricondotte ai cambiamenti climatici e agli effetti conseguenti.








































































Buongiorno salve,in breve:Salviamo lo Zucchero italiano e le sue filiere.Un messaggio hai nostri “Politici” di qualsiasi colore, un paese come l’Italia merita più attenzione,un mio pensiero se no produciamo ciò che mangiamo non tuteliamo più le nostre eccellenze.Signori sapete come funziona la campagna agricola no…..quella elettorale.Svegliatevi.